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Trento
03 aprile | 06:00

Livello fiumi, Adige "osservato speciale" e in Veneto si parla già di "allarme idrico". Portata -30% a Trento, in pianura sotto la soglia critica per risalita cuneo salino

L'appello di Anbi: "La stagione irrigua in Polesine prende il via in una situazione di allarme idrico: la portata del fiume Adige, rilevata a Boara Pisani nel Rodigino, segna 79 metri cubi al secondo, scivolando pericolosamente sotto la soglia critica degli 80 metri cubi al secondo". Portata sotto la media (oltre -30%) anche a Trento, dove l'apporto dei maggiori affluenti (Noce e Avisio) è sostanzialmente dimezzato

TRENTO. Mentre per i prossimi giorni gli esperti di Meteotrentino confermano l'assenza di precipitazioni in Provincia – con una fase di bel tempo attesa sul territorio per il lungo weekend di Pasqua e Pasquetta – sul fronte idrico dalla pianura (in particolare dal Polesine) arrivano i primi allarmi per la scarsa portata dell'Adige, che la scorsa settimana si è confermata inferiore di oltre il 30% rispetto alla media anche a Trento.

 

“La stagione irrigua in Polesine – ha scritto infatti per l'avvio della stagione irrigua, l'1 aprile, l'Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue – prende il via in una situazione di allarme idrico: la portata del fiume Adige, rilevata a Boara Pisani nel Rodigino, segna infatti 79 metri cubi al secondo, scivolando pericolosamente sotto la soglia critica degli 80 metri cubi al secondo. Si tratta del limite oltre il quale le apposite paratoie non sono in grado di contrastare la risalita del cuneo salino, che minaccia la qualità dell'acqua destinata ai campi, soprattutto nelle zone di Sant'Anna di Chioggia e Rosolina”.

 

A lanciare l'allarme è stato il Consorzio di bonifica Delta del Po che, dopo la consueta manutenzione invernale, sta ultimando le operazioni di rimontaggio della barriera anti-sale alla foce dell'Adige. Come anticipato però, anche in Trentino la portata del fiume è attualmente inferiore ai livelli attesi. A confermarlo a il Dolomiti è l'Ufficio dighe della Provincia autonoma di Trento, fornendo una serie di dati per inquadrare lo stato attuale del corso d'acqua.

 

La settimana scorsa in particolare, al ponte di San Lorenzo – il punto di rilevazione che fa da riferimento, tra le altre cose, per l'eventuale apertura della galleria Adige-Garda in caso di piene eccezionali – la portata media è stata di circa 82 metri cubi al secondo, inferiore di oltre il 30% rispetto alla media attesa. Il dato, dicono dall'Ufficio dighe, è calato in particolare negli ultimi giorni, in corrispondenza di un netto abbassamento delle temperature che ha rallentato il processo di fusione, arrestando molte delle fonti di approvvigionamento di acque superficiali dirette verso l'Adige.

 

Nell'annus horribilis 2022, per intenderci, la media mensile della portata del fiume al Ponte di San Lorenzo era stata pari a 80,7 metri cubi, contro i 102.1 metri cubi al secondo registrati quest'anno nel corso dell'intero mese di marzo. La situazione è quindi certamente da attenzionare ma, almeno per il momento, non critica. Gli esperti prevedono infatti un aumento dell'approvvigionamento idrico nelle prossime settimane, quando le temperature in crescita favoriranno ulteriormente la fusione nivale. Per il momento però, spiegano gli esperti della Pat, i due maggiori affluenti dell'Adige – il Noce e l'Avisio – registrano un deficit di afflusso, rispetto alla media degli ultimi vent'anni, pari a ben il 50%.

Stando poi ai dati della Fondazione Cima, diffusi nelle scorse settimane, a livello generale il bacino dell'Adige fa registrare in questa stagione un deficit di Snow water equivalent – cioè la quantità di acqua immagazzinata nel manto nevoso – pari a circa il 26%. Rispetto ai circa 80 metri cubi al secondo registrati nell'ultima settimana di marzo, dicono ancora dall'Ufficio dighe, con l'arrivo di aprile il livello è attualmente atteso in crescita fino a circa 100 metri cubi al secondo, valore che risulterebbe comunque decisamente inferiore rispetto alla media mensile, pari a 155 metri cubi al secondo.

 

Se si considera la residua disponibilità di risorsa nivale in quota – e la possibilità, naturalmente, di un cambio di regime sul fronte delle precipitazioni in primavera – l'allarme che arriva dalla pianura veneta appare ad oggi, per così dire, preventivo. Alla luce però dei trascorsi sul tema – in relazione in particolare alla cosiddetta 'guerra dell'acqua', allo scontro che proprio nel 2022 aveva visto Trentino (e Alto Adige) e Veneto contrapporsi sulle richieste arrivate dagli agricoltori per aprire gli invasi idrici montani e aumentare così il deflusso verso la pianura – l'appello che arriva dall'Anbi risulta ben più condivisibile.

 

“Quanto si sta registrando in Veneto – evidenzia infatti Francesco Vincenzo, presidente dell'associazione – è il prologo ad una situazione di criticità idrica, ripetutamente paventata durante la stagione invernale a causa del carente manto nevoso sull'arco alpino. I livelli dei grandi laghi sopra la media testimoniano la già avviata fusione delle nevi, destinate in gran parte a terminare velocemente in mare per la mancanza di un'adeguata rete di bacini”.

 

Proprio qui sta infatti uno dei punti sui quali, da anni ormai, Anbi e Coldiretti battono i pugni per puntare a una gestione più efficace della risorsa idrica su quei territori che oggi non sono in grado di evitare la dispersione dell'acqua: “Ancora una volta – dice Massimo Gargano, direttore generale di Anbi – si certifica la necessità di avviare urgentemente il Piano nazionale invasi come da noi proposto con Coldiretti; le centinaia di progetti dei Consorzi di bonifica ed irrigazione sono patrimonio a servizio di un Paese dalla memoria troppo corta, così come quella della sua classe dirigente: bastano, infatti, un po' di piogge per far dimenticare che il clima è cambiato ed i periodi di siccità si ripetono ciclicamente; è accaduto negli scorsi anni nel Mezzogiorno, ora toccherà probabilmente al Nord Italia”.

 

La stagione irrigua, iniziata ufficialmente il 1 aprile, si preannuncia “come una delle più complicate in anni recenti – conclude l'associazione – con gli spettri della siccità e della salinizzazione, che incombono sul comparto agricolo polesano già dalle prime ore di attività con il rischio di compromettere anche i prelievi ad uso potabile nel proseguire verso l'estate”.

 

Nel frattempo, sul fronte meteorologico il Paese si conferma spaccato a metà: alla situazione nel Nord infatti si contrappone l'emergenza meteo che da giorni interessa il Centro e il Sud Italia. “Nuovamente – dice ancora Anbi – è l'area centro-meridionale della Penisola a dover fare i conti con l'estremizzazione degli eventi meteorologici. Ma stavolta, a differenza delle precedenti emergenze causate dai quattro cicloni mediterranei lungo le coste ioniche e tirreniche, è il versante adriatico della dorsale appenninica a subire maggiormente la violenza atmosferica”.

 

L'Osservatorio Anbi sulle risorse idriche – continua l'associazione – evidenzia che in tali zone la preoccupazione è ora paradossalmente rappresentata dai bacini pieni, impossibilitati ad accogliere ulteriore acqua ed anzi impegnati a rilasciare in fretta grandi quantitativi idrici (un autentico tesoro in vista delle necessità estive) per non creare rischi alle popolazioni vicine”. E ancora una volta, l'accento viene posto sulla componente infrastrutturale: “Se fino a pochi giorni fa – dice infatti Vincenzi – evidenziavamo l'importanza del Piano invasi multifunzionali per aumentare le riserve idriche del Paese, gli eventi meteorologici in divenire ne esaltano anche la funzione di salvaguardia idrogeologica, trattenendo le ondate di piena fino al massimo della capacità autorizzata”.

 

Negli ultimi anni, d'altronde, lo si era ripetuto a più riprese: di fronte al cambiamento climatico e ai suoi effetti, siccità e alluvioni sono di fatto due facce della stessa medaglia. Guardando al Nord del Paese infatti, oltre all'Adige si registra per esempio il calo anche dei flussi del Po, che nel tratto lombardo-emiliano continua a registrare portate inferiori a quelle medie storiche (a Pontelagoscuro -27%).

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