Ghiacciaio del Mandrone: “Dopo la 'bomba' di caldo, quest'anno copertura nevosa più scarsa dal 2022”. Il time-lapse (VIDEO) della situazione in quota
A condividere le immagini è la Commissione Glaciologica della Sat, che negli scorsi giorni aveva già condiviso la portata dell'impatto dell'ondata di calore sulla copertura nevosa del Ghiacciaio del Mandrone nel corso del mese di giugno. Ora gli esperti hanno realizzato un time-lapse utilizzando le immagini satellitari dal 2017 al 2026: “Il risultato – dicono – è piuttosto evidente. Quest'anno si colloca immediatamente dopo il 2022”

TRENTO. Da tanti punti di vista – in primis per quanto riguarda la disponibilità di risorse idriche – in questo primo scorcio di estate 2026 sono diversi i paragoni avanzati con lo stesso periodo del 2022, una delle stagioni più critiche anche per il nostro territorio sia sul fronte delle precipitazioni che delle temperature. E per quanto riguarda la situazione alle alte quote, a ribadire il concetto è ora anche la Commissione Glaciologica della Sat, che sottolinea come dopo l'intensa e prolungata ondata di calore di giugno – il secondo fenomeno straordinario in appena un mese, se consideriamo anche la precoce ondata di caldo registrata in maggio – la copertura nevosa sul Ghiacciaio del Mandrone sia, negli ultimi 10 anni, la più scarsa proprio dall'annus horribilis 2022.
Negli scorsi giorni gli stessi esperti della Sat avevano giù pubblicato un paragone fotografico molto eloquente per quanto riguarda la presenza di neve sul ghiacciaio – uno dei principali settori del grande complesso glaciale dell'Adamello – mostrando come in appena 20 giorni, tra l'8 e il 28 di giugno, la “bomba di caldo” che ha interessato buona parte del continente europeo avesse portato parte del ghiaccio a scoprirsi. “Nella prima fotografia – spiegavano – quota neve a circa 2700 metri, nella seconda fotografia quota neve a circa 2950 metri. Dalla prima fotografia alla seconda, la quota inferiore del limite della neve è risalita lungo il ghiacciaio per una lunghezza di circa 2100 metri. Quindi, in 20 giorni, la quota neve si è alzata di un dislivello di 250 metri, ed è arretrata di poco più di 2 chilometri”.
Si parla di neve, avevano sottolineato gli esperti Sat, e non ghiaccio – come riportato invece, erroneamente, per quanto riguarda il ghiacciaio della Marmolada – ma il valore è comunque importantissimo, considerato che si tratta di dati relativi al solo mese di giugno “e davanti abbiamo tutto luglio, tutto agosto, e buona parte di settembre”. Come spesso accade però quando si parla di questioni climatiche, anche un semplice e soprattutto oggettivo rilevamento è in grado di innescare una discussione tra chi, puntualmente, si trova a negare i sempre più evidenti cambiamenti del contesto climatico – in particolare proprio di quello alpino.
“Nei giorni scorsi – scrive infatti la Commissione Glaciologica – abbiamo pubblicato un confronto fotografico da satellite della copertura nevosa del Ghiacciaio dell'Adamello confrontando la situazione tra inizio e fine giugno 2026. Chiaramente qualcuno non ci crede. Per evitare ogni dubbio, ecco un altro confronto. Questo timelapse mostra la copertura nevosa del Ghiacciaio del Mandrone alla fine di giugno, utilizzando sempre immagini del satellite Copernicus Sentinel-2, dal 2017 al 2026. Le immagini sono state tutte acquisite nello stesso periodo dell'anno (tra il 20 e il 28 giugno, in funzione del primo passaggio utile senza copertura nuvolosa), proprio per rendere il confronto il più omogeneo possibile”.
E anche in questo caso, sottolineano gli esperti, il risultato è piuttosto evidente: “Il 2022 rimane l'anno con la minore copertura nevosa a fine giugno. Il 2026, complice un inverno poco nevoso e la forte ondata di caldo della seconda metà di giugno, si colloca immediatamente dopo il 2022, seguito dal 2023. Questo non significa che ogni anno sarà peggiore del precedente. Il clima continua ad avere una naturale variabilità. Significa però che, osservando gli ultimi dieci anni, la situazione del 2026 non può certo essere considerata normale né tra le migliori condizioni osservate. Per chi avesse ancora il dubbio che le immagini siano 'ritoccate', 'taroccate' o commissionate da qualche fantomatica lobby, la buona notizia è che chiunque può scaricarle gratuitamente. Sono dati pubblici dell'Unione Europea, con data e ora di acquisizione riportate direttamente nell'immagine. La scienza ha un piccolo difetto: i dati sono verificabili. Ed è proprio questo il suo più grande pregio”.












