"Hai pochi secondi per agganciarlo". Il racconto di un eccezionale salvataggio a 4mila metri. "Non abbiamo foto per i social, eravamo impegnati in condizioni al limite"
Il salvataggio è stato svolto lo scorso giovedì 2 luglio dal Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese. L'alpinista era bloccato sulla parete Est del Monte Rosa, tra il Canalone Marinelli e la via Brioschi: in montagna il "rischio zero" non esiste mai, figuriamoci a 4mila metri di quota. Non esiste documentazione fotografica, se non un video amatoriale di un alpinista. Il motivo? Eccolo

MONTE ROSA. Pochi, pochissimi secondi per compiere l'operazione. Con il rischio, più che concreto, di non avere una seconda chance. In ballo c'era la vita di un uomo, bloccato a 4mila metri di quota in mezzo ad una parete, in uno dei luoghi più ostili di tutte le Alpi.
Il pilota dell'elicottero ha comunicato al tecnico di elisoccorso che il tempo a disposizione era limitatissimo: l'alpinista, fermo su di una cengia nel mezzo della "Est" del Monte Rosa, andava issato in poco più di un "amen".
Prima la calata del soccorritore, poi l'aggancio, infine il recupero a bordo del tecnico e del ferito. Detto e fatto, dopo un'operazione eccezionale svolta in modalità "hovering", l'eliambulanza che è potuta ripartire verso la base, riportando a casa chi era in pericolo di vita, esposto al freddo e alle intemperie della quota.
Il salvataggio è stato svolto lo scorso giovedì 2 luglio dal Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese. L'alpinista era bloccato sulla parete Est del Monte Rosa, tra il Canalone Marinelli e la via Brioschi: in montagna il "rischio zero" non esiste mai, figuriamoci a 4mila metri di quota.
Ecco, allora, quello che è passato come un intervento "ordinario" è stato, invece, un salvataggio d'incredibile tempismo, professionalità ed efficacia.
Non esiste documentazione fotografica, se non un video amatoriale girato da un alpinista, che si trovava a Capanna Margherita, che ha assistito a grande distanza all'operazione.
Il motivo? A spiegarlo è lo stesso Soccorso Alpino Piemontese con poche parole, che devono essere anche un monito per chi in montagna ci va per scattare selfie e postare immagini sui social.
Invece c'è chi non ha tempo per farlo, perché impegnato a salvare vite.
"Nella comunicazione social le immagini parlano più di mille parole - racconta il Cnsas piemontese -. Ma spesso non siamo in grado di scattare foto o video delle nostre operazioni più spettacolari perché siamo troppo impegnati a risolvere l'intervento in condizioni al limite. Come giovedì 2 luglio, quando siamo andati a recuperare un alpinista bloccato su una cengia nel cuore della parete est del Monte Rosa, tra il Canalone Marinelli e la via Brioschi. Il nostro tecnico, a bordo del Servizio Regionale di Elisoccorso di Azienda Zero, è stato calato al verricello, il pilota gli ha comunicato che aveva pochi secondi a disposizione per agganciare il paziente, poi il tecnico di volo ha avviato il recupero. Appena il tempo per salvare l'uomo, riducendo al minimo l'esposizione al pericolo a 4mila metri di quota, in uno degli ambienti più ostili delle Alpi".












