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| 05 luglio | 18:54

''E' ancora lì scoperchiato dal soffio di una valanga e un tetto pericolante. Ma non si trovano due sghei per rifare o mettere le toppe al Rifugio Allievi, classe 1905?''

La domanda se la pone la guida alpina Luca Maspes ed è rilanciata dallo scrittore di montagna Luca Rota

di L.P.

VAL MASINO. ''Ancora lì, in bella mostra, un rifugio scoperchiato dal soffio di una valanga e un tetto pericolante che aspetta forse di cadere in testa a chi si siede sotto. Dopo 25 anni che lo vedo così (un quarto di secolo, mica l'altro ieri), mi chiedo come non si riescano a trovare due sghei per rifare o almeno mettere le toppe al Rifugio Allievi, classe 1905, importante pezzo di storia dell'alpinismo nel Masino''. Il post è della guida alpina Luca Maspes e lo rilancia Luca Rota, scrittore di montagna che con il suo blog segue e analizza tante tematiche importanti che riguardano le terre alte. In questo caso stiamo parlando di uno stoico manufatto della Val Masino che si trova non lontano dal Rifugio Allievi-Bonacossa inaugurato nel 1988 e che ricorda i fratelli Aldo, alpinista accademico, autore nel 1915 della prima monografia italiana dedicata al Gruppo Ortles-Cevedale e Alberto, personalità di spicco dello sport italiano e presidente della Sezione Cai dal 1930 al 1937.

 


 

Prima però c'era stata la Capanna Allievi. Già perché, come si legge sul sito del Cai Milano ''nel 1897 la Sezione di Milano, edificava tra questi monti un primo rifugio denominato Capanna Zocca, distrutta l’anno seguente. Nel 1905 venne edificato un rifugio (dedicato a Francesco Allievi)  che, abbattuto da una valanga nel 1916, venne riedificato nel 1918 da un distaccamento del Quinto Reggimento Alpini''. Ormai non più rispondente allo sviluppo avuto dall’alpinismo fu quindi ''sostituito'' dal Rifugio Allievi-Bonacossa. Il rudere della capanna, però, giace lì da decenni. E allora perché non restaurarlo? ''Vero - spiega Luca Rota - lì accanto c’è il “nuovo” (è del 1988) Rifugio Allievi-Bonacossa e sì, c’è sicuramente una spesa da affrontare non di pochi Euro: ma non costa di più la visione di un manufatto così fatiscente nel mezzo di un anfiteatro di alta quota e di un paesaggio alpestre tra i più spettacolari delle Alpi Retiche? Non costa di più osservare una capanna che – lo si percepisce bene - può raccontare molto di quel paesaggio e alimentarne il valore ambientale e culturale? E non costerebbero meno la cura, la sensibilità e il rispetto per il luogo, per la sua storia, per chi lo frequenta e per quanto può donare a chiunque lo visita?''.

 

 

 

 

''Insomma - aggiunge Rota - non sarebbe quanto meno il caso di provarci, a sistemarla? Con tutti i soldi che gli enti pubblici spendono per opere interventi meno nobili e ben più opinabili, per giunta''. 

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