Severità idrica, con le ultime piogge livello “basso” per Adige e Brenta ma in Pianura è allarme per il Po: “Portata a picco, da 1000 a meno di 350 metri cubi da inizio mese”
Gli aggiornamenti sulla situazione idrica arrivano dalla Provincia di Trento, che conferma come il livello di allerta sia al momento “basso” in Trentino. Per il maggior fiume italiano però, denuncia l'Anbi, il trend è ben diverso: “La crisi che interessa il Po – scrivono gli esperti – si distingue per la straordinaria e preoccupante velocità con cui si è verificato il calo di portata in dieci giorni"

TRENTO. Dai monti alle vallate fino alla pianura: con l'inizio dell'estate 2026 ormai alle porte si continua a discutere della situazione idrica al Nord, dove un inverno poco nevoso e i relativi scarsi accumuli di riserve d'acqua in quota hanno portato, già negli scorsi mesi, alle prime allerte da parte degli addetti ai lavori. E se dopo le ultime piogge il livello di severità idrica in Trentino è considerato “basso”, dalla Pianura arriva l'ennesimo allarme per la situazione del Po – con la portata del Grande fiume che dall'inizio del mese si è ridotta di circa due terzi. Ma procediamo con ordine.
Innanzitutto, dice la Provincia di Trento, per quanto riguarda il territorio trentino: “L'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici delle Alpi Orientali ha confermato il livello di severità idrica 'basso' per l'intero bacino dell'Adige e del Brenta. La decisione, avvenuta nell'ambito del tavolo di monitoraggio costante delle risorse idriche, a cui partecipa anche la Pat, tiene conto delle attuali disponibilità d'acqua e delle previsioni meteorologiche per i prossimi dieci giorni”.
A quanto rilevato dall'osservatorio infatti, al momento i fabbisogni idrici risultano soddisfatti, ma “permane la necessità di monitorare con attenzione l'evoluzione delle condizioni climatiche e idrologiche. Le recenti piogge hanno infatti contribuito a un temporaneo miglioramento della situazione, malgrado le scarse precipitazioni invernali e il limitato accumulo di neve in quota abbiano ridotto le riserve idriche”. La priorità dei monitoraggi costanti è di garantire la fornitura di acqua potabile nell'ambito del bacino idrografico, in particolare per quanto riguarda il fiume Adige.
In generale, dalla Provincia la raccomandazione è verso un uso consapevole e parsimonioso dell'acqua da parte di cittadini, settore agricolo, gestori del servizio idrico e operatori idroelettrici, al fine di prevenire possibili criticità nei mesi estivi e garantire la tutela delle risorse disponibili: “Tra le misure suggerite, in particolare modo durante il periodo estivo, vi sono la riduzione dei consumi non essenziali, la limitazione dell’utilizzo di acqua per l’irrigazione di giardini e aree verdi, la pulizia di spazi esterni e il lavaggio privato dei veicoli. Particolare attenzione è rivolta al comparto agricolo e alla gestione degli invasi, chiamati a contribuire alla conservazione della risorsa idrica in vista di eventuali periodi di maggiore stress”.
“Per il corso d'acqua principale del Trentino – continua la Provincia – l'obiettivo è di assicurare una portata minima non inferiore agli 80 metri cubi al secondo a Boara Pisani, in Veneto. L'indice è stato adottato per preservare l'approvvigionamento di acqua potabile in prossimità della foce del fiume Adige, in quanto la falda in queste zone può essere compromessa dalla risalita di acqua salata dal mare Adriatico”.
E proprio dal Veneto arriva invece l'allarme dell'Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue per quanto riguarda il Po: “La crisi idrica, che sta colpendo il fiume con ripercussioni particolarmente gravi nell'area del Delta – spiega il direttore generale di Anbi Massimo Gargano – si distingue per la straordinaria e preoccupante velocità con cui si è verificato il calo di portata in dieci giorni; senza un sistema di invasi distribuiti sul territorio e lungo i bacini dei fiumi principali, l'acqua piovana, pur abbondante ad inizio giugno, è già defluita in mare. L'emergenza non sta colpendo solo il Veneto: basti pensare che nel Tanaro in Piemonte manca il 90% della portata usuale e l'Arno in Toscana ha flussi pressoché dimezzati”.
“Con la scomparsa dei ghiacciai – continua il presidente di Anbi Veneto, Alex Vantini – i corsi d'acqua si stanno progressivamente trasformando in grandi grondaie, che fanno defluire rapidamente la pioggia verso il mare, privi però di quel rilascio graduale e costante, garantito storicamente dalle riserve montane”. E oggi, continua: “La crisi che interessa il Po rischia a breve di estendersi agli altri fiumi del Veneto, a partire da Adige e Brenta”.
Per quanto riguarda il Grande fiume, i dati restituiscono una situazione di importante e rapido calo: “Nella prima settimana di questo mese – continuano gli esperti di Anbi – il Po registrava un flusso costante superiore ai 1000 metri cubi al secondo al rilevamento di Pontelagoscuro, nel Ferrarese; tale quota si è più che dimezzata in pochissimo tempo, scendendo sotto la soglia critica dei 450 metri cubi al secondo, valore limite per l'efficacia delle due barriere antisale sui rami del Po di Tolle e del Po di Donzella. Nelle scorse ore il crollo del Grande fiume è stato ancora più marcato, scendendo sotto i 350 metri cubi al secondo”.
“Invitiamo i parlamentari europei, ad iniziare da quelli italiani, a prendere atto della specificità assunta dal nostro regime idrologico a fronte della crisi climatica – aggiunge Francesco Vincenzi, presidente Anbi –: i fiumi, ad iniziare dal più importante, hanno ormai un regime torrentizio, che deve essere considerato nel determinare i parametri del Deflusso ecologico, evitando così di penalizzare l'equilibrio ecosistemico dei nostri territori e della loro economia agricola. Avviare concretamente il Piano invasi multifunzionali e l'efficientamento della rete idraulica deve essere obbiettivo primario del nostro Paese, che nello scorso triennio ha subito annualmente 4 miliardi di danni per l'estremizzazione degli eventi atmosferici”.
In questo scenario emergenziale, conclude Anbi: “Con l'acqua del mare risalita per 10 chilometri nell'entroterra, il Consorzio di bonifica Delta del Po ha dovuto disporre la chiusura di alcune derivazioni destinate all'agricoltura per evitare la distribuzione di acqua salata nei campi. La sofferenza idrica non sta peraltro risparmiando il resto del territorio regionale. L'intero Veneto si trova in una situazione difficile, determinata principalmente dalla carenza di manto nevoso in quota”.
“Al momento – spiega il direttore di Anbi Veneto, Silvio Parizzi – non si registrano fenomeni di ingressione salina negli altri principali fiumi veneti, sebbene il livello generale di attenzione rimanga altissimo ovunque anche in previsione del grande caldo in arrivo e che comporterà un aumento di richiesta d'acqua per le colture”. Tra le aree sotto stretta osservazione, come anticipato, figura anche il comprensorio del Consorzio di bonifica del Brenta, a cavallo tra le province di Padova e Vicenza: “Qui – concludono gli esperti – a causa della sofferenza delle risorgive e della ridotta portata del torrente Tesina, l'ente consortile ha già rivolto un appello per un uso parsimonioso della risorsa idrica, così da poter rispondere anche alle esigenze dell'agricoltura, che produce cibo. L'ente consortile ha fatto sapere che, qualora la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi, sono già al vaglio nuovi provvedimenti per gestire la scarsità d'acqua".












