Crisi idrica, è allerta: la Lombardia chiede al Trentino di “sostenere il lago d'Idro” con i serbatoi dell'Alto Chiese, in Veneto dichiarato lo stato di emergenza
Come più volte riportato nelle scorse settimane, nonostante in Trentino lo stato di allerta idrica per Adige e Brenta rimanga basso, in pianura le preoccupazioni sono molte di fronte alle necessità irrigue dei prossimi mesi – con potenziali effetti anche sui territori di montagna. In Lombardia si stima ad oggi un deficit del 36% rispetto alla media del periodo di riferimento; per i bacini di Ticino, Adda, Oglio e Brembo, il deficit supera di poco il 40%. Il sistema meno in sofferenza risulta essere quello del Garda/Mincio, dove il deficit è del 20% rispetto alla media

TRENTO. Crisi idrica: di fronte alla situazione attuale delle riserve d'acqua, sia Lombardia che Veneto guardano – anche – al Trentino per garantire il fabbisogno idrico per i rispettivi territori. Come più volte riportato nelle scorse settimane infatti, nonostante in Trentino lo stato di allerta idrica per Adige e Brenta rimanga basso – lo ha conferma oggi la Pat, pur mettendo in evidenza come il livello di rischio sia stato alzato a 'medio' per il bacino del Po – le scarse precipitazioni nevose invernali e primaverili (accompagnate alle temperature caldissime delle ultime settimane) hanno messo in allerta il mondo dell'agricoltura, portando già nelle scorse settimane le autorità venete a chiedere ai territori confinanti di “aumentare al massimo possibile gli apporti provenienti dai bacini”.
Il motivo è semplice: i bacini alpini - compresi quelli trentini - rappresentano una delle principali riserve d'acqua per la pianura padana e, nei periodi di siccità, diventano una risorsa strategica per sostenere i sistemi irrigui a valle.
Una richiesta simile arriva infatti ora dalla Lombardia, che conferma di aver attivato una discussione con la Pat per chiedere di “sostenere il lago d'Idro e l'irrigazione di valle”, mentre in Veneto il presidente Alberto Stefani ha firmato un'ordinanza con la quale viene dichiarato lo stato di emergenza regionale su tutto il territorio veneto. Ma procediamo con ordine.
Per quanto riguarda il territorio lombardo, per le autorità la situazione delle risorse idriche è oggi “oggettivamente critica, ma non come il 2022 quando è stata fronteggiata una crisi con un deficit di risorse superiore al 60%”. Questo è il principale esito del Tavolo per l'utilizzo in agricoltura della risorse idrica, che si è riunito a Palazzo Lombardia sotto il coordinamento degli assessori Massimo Sertori e Alessandro Beduschi – cui hanno partecipato anche gli stakeholders interessati, associazioni di categoria, enti erogatori e consorzi di bonifica e gestione delle acque.
“Si tratta – ha detto Sertori – di una evoluzione purtroppo attesa, legata ad una stagione invernale con poca neve, già fusa a causa delle alte temperature, e una primavera con poca acqua”. “L'agricoltura lombarda – continua Beduschi – sta affrontando una stagione complessa, segnata da temperature elevate e da una disponibilità idrica inferiore alla media. Proprio per questo il lavoro di squadra fra tutti i soggetti coinvolti si sta rilevando fondamentale. Le decisioni condivise al tavolo regionale e la collaborazione con i gestori dei grandi laghi e degli invasi consentono oggi di guardare con maggiore fiducia alle prossime settimane e di mettere in sicurezza il primo raccolto. Continueremo a monitorare quotidianamente l'evolversi della situazione, al fianco degli agricoltori, con l'obiettivo di garantire l'acqua necessaria alle colture e tutelare un comparto strategico per l'economia e la sicurezza della Lombardia”.
In generale, i dati presentati restituiscono una condizione di 'severità idrica media' sul territorio regionale, in accordo con le valutazioni dell'Osservatorio permanente per gli utilizzi idrici nel Distretto del Fiume Po. A livello numerico, in Lombardia oggi si stima un deficit del 36% rispetto alla media del periodo di riferimento; per i bacini di Ticino, Adda, Oglio e Brembo, il deficit supera di poco il 40%. Il sistema meno in sofferenza risulta essere quello del Garda/Mincio, dove il deficit è del 20% rispetto alla media.
Nel corso dell'ultimo Tavolo regionale si era discusso di questa situazione: “Bene abbiamo fatto – ha sottolineato Sertori – a chiedere di ridurre le erogazioni, dopo un primo periodo in cui i grandi laghi hanno potuto garantire il soddisfacimento delle richieste irrigue”. Secondo l'ultimo monitoraggio infatti, il livello dei laghi è diminuito per l'acqua fornita alla pianura assetata per il forte caldo e la mancanza di piogge: “La discesa – dicono le autorità – è attutita in parte dalla successiva riduzione delle erogazioni e dai temporali che hanno interessato le Alpi e Prealpi lombarde”.
A giugno poi è stato raggiunto un accordo con le principali società idroelettriche, che garantiscono i serbatoi alpini, per sostenere il lago di Como, il lago d'Isseo e anche i prelievi irrigui dai fiumi Brembo e Serio: “E' infine – ribadisce la regione – in corso la definizione di un accordo con la Provincia autonoma di Trento per sostenere il lago d'Idro e l'irrigazione di valle, grazie agli apporti dei serbatoi dell'Alto Chiese. Azioni promosse e concordate dal Tavolo, che consentiranno di sostenere l'irrigazione fino alla terza settimana di luglio, per salvare almeno il primo raccolto”.
L'intesa è dunque ancora in fase di definizione, confermando però come la gestione delle risorse idriche passi necessariamente attraverso una dimensione sempre più interregionale, con le riserve d'acqua in quota che, in epoca di crisi climatica, si trovano sempre di più ad essere chiamate a sostenere le esigenze agricole e ambientali della pianura.
Di fronte alla situazione, assicurano le autorità lombarde, è già stata predisposta una delibera di Giunta per l'aggiornamento delle procedure per la richiesta delle deroghe al deflusso minimo vitale: “Si tratta di un atto dovuto – conclude Sertori – ma al momento non prevediamo la necessità di un suo utilizzo, almeno nell'immediato. Nel caso dovesse servire, saremo pronti”.
Sul fronte veneto invece, come detto le autorità hanno già dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio, a seguito delle “anomale condizioni idrologiche e idrauliche riscontrate in particolare nel territorio del distretto del fiume Po, e del rischio di risalita del cuneo salino”.
“La decisione – scrive la Regione – è stata assunta alla luce della verificata presenza di deficit di precipitazioni in particolare a partire da marzo (meno 21%), peggiorato in aprile e ancora sotto media storica a maggio. Al 31 maggio 2026, l’intero anno idrologico ha presentato un deficit del meno 28%, pari a quasi 2,4 miliardi di metri cubi di acqua mancanti. La risorsa determinata dalla neve si è peraltro esaurita precocemente per le alte temperature di aprile e maggio e le portate dei maggiori fiumi veneti risultano sensibilmente e costantemente inferiori alle medie storiche (Piave e Brenta meno 23%; Po meno 23%; Adige meno 21%). In sensibile discesa è anche il livello del Lago di Garda".












