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| 01 luglio | 12:49

Oceani “bollenti”, nuovi record segnati per le temperature in superficie: “Così più energia per eventi meteo estremi”

Il punto della Società meteorologica italiana dopo i dati diffusi da Copernicus: “Le temperature della superficie oceanica globale a fine giugno 2026 hanno raggiunto nuovi record per questo periodo dell'anno, superando i precedenti del 2023 e 2024. Tale situazione è dovuta sia all'inizio di una fase El Niño nel Pacifico tropicale, sia a temperature del mare molto elevate anche in varie altre regioni del globo"

TRENTO. A livello globale, le temperature medie delle superfici dei mari hanno fatto registrare nuovi record per il periodo dell'anno dopo i primati già registrati nel 2023 e 2024. A riportarlo è Copernicus – il programma europeo di osservazione della Terra - che riporta i risultati di due differenti sistemi di monitoraggio, il Copernicus climate change service e il Copernicus marine service, per la giornata del 21 giugno. In quella data infatti, i due servizi hanno registrato una temperatura media superficiale rispettivamente di 20,86 gradi centigradi – leggermente superiore ai 20,83 gradi del 2023-2024 – e di 21 gradi – battendo i record precedenti di 0,1 gradi centigradi.

 

“Quando si parla di clima e riscaldamento globale – spiega la Società meteorologica italiana nel commentare il dato – abitualmente si fa riferimento alle temperature dell'aria, che tutti noi sperimentiamo quotidianamente. Ma, per la fisica e le dinamiche del clima, ancora più importante è la temperatura degli oceani, elementi cruciali del sistema terrestre in grado di immagazzinare e scambiare con l'atmosfera enormi quantità di calore su tempi lunghi, condizionando i pattern meteo-climatici a scala planetaria”.

 

Ecco perché, continuano gli esperti: “E' importante la notizia appena diffusa dal Climate change service e dal Marine service di Copernicus, secondo cui le temperature della superficie oceanica globale a fine giugno 2026 hanno raggiunto nuovi record per questo periodo dell'anno, superando i precedenti del 2023 e 2024, con una media prossima a 21 gradi centigradi”. Si tratta di un dato, spiegano dalla Smi: "Di 0,5 gradi sopra la norma 1991-2020. Può sembrare poco, ma per l'ambiente marino, termicamente più stabile e inerziale dell'aria, è un'enormità. Tale situazione è dovuta sia all'avvio di una fase El Niño nel Pacifico tropicale (che potrebbe dimostrarsi di entità straordinaria, secondo le previsioni della Noaa) sia a temperature del mare molto elevate anche in varie altre regioni del globo”.

 

E oceani troppo caldi rappresentano un gran problema per molti aspetti: “Innesco di lunghe e intense ondate di calore marino – elencano dalla Società meteorologica italiana – con severi impatti sulla biodiversità acquatica e la pesca; incremento della cessione di energia e vapore acqueo all'atmosfera in grado di alimentare eventi meteorologici estremi; alterazione dei sistemi di circolazione atmosferica a grande scala; contributo alla fusione dei ghiacci polari e delle piattaforme di ghiaccio galleggiante (ice shelves) ai margini della calotta continentale dell'Antartide (e conseguente destabilizzazione anche delle masse di ghiaccio retrostanti, nell'entroterra)”.

 

“Inoltre – concludono – mari molto caldi riscaldano a loro volta l'aria soprastante alla scala di svariati mesi, infatti con la complicità di El Niño in via di sviluppo si teme che nuovi record globali di temperatura atmosferica vengano raggiunti tra il 2026 e il 2027 (tuttavia El Niño nulla c'entra con la canicola europea delle ultime due settimane)”.

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