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| 24 giugno | 18:28

Il giorno più caldo mai misurato in Francia, l'analisi: “Ha più senso parlare di ondate di caldo? Il fenomeno che stiamo osservando appartiene a un altro 'pianeta' climatico”

L'analisi di Andrea Corigliano dopo i dati estremi arrivati dalla Francia: “C'è qualcosa che manca quando descriviamo eventi del genere come semplici 'ondate di caldo', perché il metodo non rende appieno l'eccezionalità del fenomeno: non parliamo infatti di record relativi o assoluti battuti puntualmente di qualche decimo di grado, ma di veri e propri salti termici diffusi e perpetrati, di fronte ai quali la statistica può solo alzare bandiera bianca”

PARIGI. La giornata di ieri si è confermata la più calda mai misurata in Francia, mentre il Paese si trova alle prese con una straordinaria ondata di calore che ha spinto le massime addirittura oltre i 44 gradi centigradi44,3 per la precisione a Pissos, poco lontano da Bordeaux – causando, tra l'altro, grossi problemi alla rete elettrica del Paese. Oggi, riportano gli esperti di Tornado in Italia, per il quarto giorno di fila si registrano massime diffusamente sopra i 40 gradi nel Paese – nuovamente con punte fino a 44 gradi – e minime notturne che hanno sfiorato i 30 gradi.

 

Al di là dei numeri – e la lista dei dati estremi registrati negli ultimi giorni potrebbe continuare a lungo – il dato di partenza, come ha spiegato a il Dolomiti il presidente della Società meteorologica italiana Luca Mercalli, è che dietro il verificarsi di ondate di calore sempre più intense e sempre più frequenti, c'è un processo – il cambiamento climatico – con il quale in futuro bisognerà giocoforza trovare unadifficile convivenza”. E proprio di fronte a questa situazione, Andrea Corigliano – fisico dell'atmosfera spezzino e autore di una collana in otto volumi dedicata alla meteorologia – pone una questione che è insieme tecnica e terminologica: “Ha più senso parlare di ondate di caldo?”.

 

Il suo ragionamento parte proprio dai dati in continuo arrivo dalla Francia – in attesa, peraltro, del pieno arrivo anche sul territorio italiano della massa d'aria subtropicale di origine nordafricana attualmente 'arenata' Oltralpe – e dal significato statistico che questi valori termici hanno per la climatologia: “Credo infatti che – scrive l'esperto – come sta diventando ormai obsoleta la media climatologica di riferimento per effettuare il confronto con il dato misurato, anche alcune espressioni che vengono usate per descrivere una condizione meteorologica inizino a non essere più rappresentative di questa condizione”.

 

Il concetto di onda infatti, scrive: “Evoca, in tutti i contesti, un fenomeno in transito. Basta per esempio pensare alle onde del mare nel momento in cui la superficie viene perturbata dal passaggio di un motoscafo: la perturbazione si genera, passa, se ne va e la superficie marina torna piatta. In ambito atmosferico, un'ondata di caldo è l'espressione per descrivere il passaggio di condizioni atmosferiche caratterizzate da elevate temperature: se consideriamo la definizione dell'Organizzazione meteorologica mondiale, un'ondata di calore si ha quanto si verificano almeno 6 giorni consecutivi in cui la temperatura massima è superiore al 90° percentile di quel determinato giorno rispetto al periodo climatologico di riferimento”.

 

“Ma se il superamento va oltre il 100° percentile – dice ancora l'esperto – su un territorio molto vasto e l'andare oltre questa soglia massima si rincorre giorno dopo giorno, diventa difficile pensare di essere di fronte alla dinamica di una classica onda di calore in cui qualche record può essere certamente battuto di appena qualche decimo di grado. Il fenomeno che ci sforziamo di catalogare usando la climatologia di riferimento che abbiamo a disposizione (di solito è l’ultimo trentennio 1991-2020, che già porta con sé un deciso riscaldamento rispetto al precedente) è lì a dimostrare di essere un perfetto alieno rispetto a quel clima. È lì a dimostrare che con quel clima non c’entra proprio nulla e che, volenti o nolenti, appartiene a un altro pianeta climatico. Ecco, c’è qualcosa che manca quando descriviamo eventi del genere come semplici 'ondate di caldo', perché il metodo non rende appieno l'eccezionalità del fenomeno: non parliamo infatti di record relativi o assoluti battuti puntualmente di qualche decimo di grado, ma di veri e propri salti termici diffusi e perpetrati, di fronte ai quali la statistica può solo alzare bandiera bianca”.

 

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