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| 26 giugno | 06:00

Siccità, il Veneto lancia l'allerta e chiede anche al Trentino di 'aprire' i bacini: “Aumentare al massimo gli apporti”. Dall'Adige a Santa Giustina, la situazione

La situazione per quanto riguarda le riserve idriche si fa complicata al nord: oltre al Veneto, anche la regione Lombardia lancia l'allarme. In Trentino, nel frattempo, il riempimento del più importante dei bacini – quello di Santa Giustina – è in media. Adige e Brenta segnano però portate di circa il 40% al di sotto dei valori attesi e in quota sono sostanzialmente terminate le riserve nivali a disposizione

TRENTO. Da Milano a Venezia, mentre l'ondata di caldo straordinaria che da giorni sta interessando anche il Nord Italia si avvicina al suo picco (atteso per questo fine settimana), sul fronte delle riserve idriche si evoca già lo spettro dell'estate 2022. Un riferimento non da poco, visto che proprio quell'anno si consumò un lungo scontro politico – presto soprannominato “la guerra dell'acqua” – tra Trentino, Alto Adige e Veneto, sulla richiesta di aumentare i deflussi dagli invasi idrici di montagna per garantire una maggior portata dei fiumi in pianura e sostenere il mondo dell'agricoltura. Negli ultimi giorni infatti, una richiesta simile è già stata lanciata dalle autorità venete, che hanno chiesto a Trento e Bolzano (e non solo) di “aumentare al massimo possibile” gli apporti dai bacini, mentre la portata del Po è scesa al di sotto dei 300 metri cubi al secondo – portando a un'ingressione salina di circa 20 chilometri. Ma procediamo con ordine.

 

L'appello dal Veneto: “Tutti noi ci auguriamo che nelle prossime settimane arrivino precipitazioni significative”

 

“La situazione idrica – dice innanzitutto l'assessora veneta all'Ambiente e al clima, Elisa Venturini – richiede la massima attenzione e la Regione del Veneto si è già attivata con una serie di misure per salvaguardare le risorse disponibili e garantire l'equilibrio del sistema idraulico regionale. Tra i primi interventi adottati, vi è l'apertura anticipata della diga del Corlo (Belluno), previsa dalla concessione a partire dal 1 luglio ma attivata già in questi giorni per incrementare la disponibilità d'acqua e favorire l'alimentazione dei canali e delle reti irrigue. Si tratta di una scelta che testimonia la volontà di intervenire tempestivamente di fronte a una situazione che sta evolvendo rapidamente”.

 

Contestualmente, continuano le autorità venete: “Stiamo lavorando insieme ai soggetti gestori per ridurre i quantitativi di acqua distribuiti ai diversi comprensori consortili, così da contenere i prelievi e preservare le riserve disponibili. Parallelamente, è stato avviato un confronto per aumentare al massimo possibile gli apporti provenienti dai bacini delle Regioni e dei territori confinanti, in particolare Emilia-Romagna, Lombardia e Province di Trento e Bolzano”.

 

La situazione, in altre parole, si sta facendo sempre più complicata: “Tutti noi – dice l'assessora – ci auguriamo che nelle prossime settimane arrivino precipitazioni significative. Il Veneto non può permettersi di rivivere un'estate come quella del 2022, che ha rappresentato uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni sotto il profilo della disponibilità idrica. Oggi la situazione non ha ancora raggiunto quei livelli di criticità, ma gli indicatori che stiamo monitorando mostrano condizioni che, per molti aspetti, sono simili a quelle che caratterizzarono l'avvio di quella stagione. Proprio per questo stiamo intervenendo in anticipo, senza aspettare che l'emergenza si manifesti in tutta la sua gravità”.

 

L'obiettivo, conclude Venturini, è “gestire con prudenza e responsabilità una fase che richiede monitoraggio costante e capacità di programmare ogni intervento. Continueremo a seguire l'evoluzione della situazione giorno dopo giorno, in stretto raccordo con tutti gli enti coinvolti, per tutelare il territorio, l'agricoltura e le attività che dipendono dalla disponibilità della risorsa idrica”.

 

La situazione in Trentino: Adige -38%, Santa Giustina in linea con le medie storiche. Ma pesa l'inverno poco nevoso

 

Per quanto riguarda il Trentino, la situazione sul fronte idrico al momento non è particolarmente preoccupante, spiegano a il Dolomiti dall'Ufficio dighe della Provincia, ma il problema principale è legato all'ormai ridottissima quantità di neve disponibile in quota. In altre parole: esaurito il contributo delle risorse nivali – sostanzialmente fuse – il territorio può ora contare quasi esclusivamente sulle precipitazioni e sull'andamento meteorologico per alimentare fiumi, torrenti e bacini idrici.

 

Negli ultimi giorni l'Adige ha fatto segnare una portata media di circa 200 metri cubi al secondo al ponte di San Lorenzo, grosso modo il 38% in meno rispetto alla media storica per il mese di giugno – pari a circa 337 metri cubi al secondo. Gli apporti delle acque di fusione, in altre parole, sono stati a malapena sufficienti per mantenere un livello decisamente sottomedia del più importante fiume trentino – nonché di una delle più importanti fonti idriche per l'agricoltura in Veneto. Un dato analogo si registra anche sul Brenta.

 

Notizie migliori arrivano invece dagli invasi: il più importante bacino del territorio provinciale – il lago di Santa Giustina – può contare oggi su un totale invasato di circa 130 milioni di metri cubi di acqua, perfettamente in linea con le medie storiche. Un altro importante invaso, quello di Forte Busi, è invece sotto media del 25%, con totale di circa 19 milioni di metri cubi d'acqua. I bacini di Stramentizzo e Pezzè di Moena, più piccoli, possono contare su un volume di 7.8 milioni di metri cubi, superiore del 20% rispetto alla media. Più scarsi invece i livelli di riempimento nei sistemi Careser-Pian Palù (-20%) e Malga Bissina-Boazzo (-17%).

 

In questa fase però, le straordinarie temperature che si stanno registrando in buona parte del Nord Italia stanno inevitabilmente peggiorando la situazione, favorendo una maggior evapotraspirazione del terreno – una maggior evaporazione dell'acqua al suolo, dunque – e rischiando di far aumentare drasticamente la richiesta idrica in agricoltura.

 

Recentemente, sia la Provincia di Bolzano che quella di Trento avevano confermato come l'indice di severità idrica per il bacino dell'Adige e del Brenta fosse stato confermatobasso”, ma in particolare dall'Alto Adige all'inizio di questa settimana era arrivato un appello per favorire il più possibile il risparmio di acqua, vista la “forte e crescente preoccupazione per la carenza idrica che si sta profilando”. In assenza di acqua di fusione infatti: “Le piogge intense e i forti temporali degli ultimi giorni – avevano detto le autorità altoatesine – hanno dato solo un aiuto temporaneo, perché l'acqua che cade tutta insieme defluisce troppo rapidamente per essere davvero utile, e a volte crea persino danni”.

 

“Ai campi serve acqua”. L'allarme dalla Lombardia: “Abbiamo scorte ancora per qualche settimana”

 

Nel frattempo un allarme è arrivato anche dalla Lombardia, dove l'Osservatorio permanente per gli utilizzi idrici nel Distretto del Po ha stabilito una “severità idrica media in assenza di precipitazioni”. “L'ondata di caldo che sta interessando le regioni del Nord Italia – dicono le autorità lombarde – ha causato un rapido decadimento delle condizioni idriche, con livelli dei fiumi e dei laghi in calo”. “Si tratta – spiegano gli assessori regionali Massimo Sertori e Alessandro Beduschi, rispettivamente responsabili delle Risorse idriche e dell'Agricoltura – di uno scenario atteso e preventivato nel corso dell'ultimo Tavolo regionale per l'utilizzo in agricoltura della risorse idrica, tenutosi il 12 giugno 2026”.

 

“Nel corso di tale incontro – continuano – abbiamo infatti concordato di dare pieno avvio alla stagione irrigua, ma gestendo l'acqua con cautela. I gestori dei laghi e i consorzi di bonifica e irrigazione hanno erogato nei giorni scorsi tutta l'acqua necessaria agli agricoltori, garantendo il soddisfacimento di una richiesta particolarmente elevata. Poi però, al fine di consentire una stagione irrigua che non si fermi anzitempo, il tavolo ha stabilito, a partire da questa settimana, una riduzione concordata e gestita dai consorzi dell'erogazione dell'acqua. Effettivamente, il mondo consortile si sta attenendo complessivamente a quanto concordato. Auspico che tutti facciano la propria parte per evitare che le riserve idriche si esauriscano a breve. In Lombardia attraverso i dati di Arpa possiamo monitorare l'andamento delle riserve idriche e quantificarle. A causa delle elevate temperature, la poca neve caduta quest'anno si è già completamente fusa e gli invasi mostrano un riempimento al di sotto della media storica”.

 

In particolare, al momento in regione si registra un deficit del 35% rispetto alla media del periodo di riferimento – pur con forti differenze tra fiume e fiume: “Si tratta però – concludono gli assessori – di un dato già superato. Ora stiamo vedendo i laghi prealpini perdere sistematicamente quota, a causa degli scarsi apporti e delle necessità irrigue di valle. La situazione non è grave come nel 2022 e abbiamo scorte ancora per qualche settimana, ma la coperta è corta, ed emergono criticità nella gestione e nella ripartizione dell'acqua. Dobbiamo condividere assieme le prossime azioni, ed è per questo che il Tavolo regionale è già stato riconvocato per il 2 luglio. In un anno come questo possiamo solo cercare di gestire al meglio l'acqua che c'è. Per questo motivo, Regione Lombardia sta anche portando avanti interlocuzioni con Terna e il comparto idroelettrico, per rendere compatibile l'utilizzo dell'acqua immagazzinata nelle dighe tra la produzione di energia e il fabbisogno di volumi a valle nei momenti necessari per il mondo dell'agricoltura”.

 

“Po al di sotto dei 300 metri cubi al secondo: cuneo salino risale a 20 chilometri dal mare”

 

Le difficoltà sul fronte idrico, precisano comunque dall'Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue (Anbi), sono in questa fase ben diffuse in buona parte del Paese: “L'Italia settentrionale – scrivono gli esperti di Anbi nel report settimanale dell'Osservatorio sulle risorse idriche – si trova alle prese con una preoccupante crisi idrica, ben rappresentata dalla contrazione di portata del fiume Po al di sotto dei 300 metri cubi al secondo (298,42 il 22 giugno, nuovamente sotto la soglia dei 300 il 25 giugno secondo i rilevamenti a Pontelagoscuro ndr). Da venerdì scorso la media dei flussi a Pontelagoscuro è stata inferiore ai 330 metri cubi al secondo con un'ingressione salina che ha raggiunto l'incile del Po di Gnocca, distante 20 chilometri dal mare, con conseguente impossibilità di irrigare nei territori di Porto Tolle e nell'Isola di Ariano, a sud di Ca' Vendramin. Se le portate dovessero scendere al di sotto dei 250 metri cubi al secondo, il cuneo salino risalirebbe per una trentina di chilometri”.

 

In generale, conferma da Anbi, è plausibile ritenere che, ormai esauriti i contributi nivali e in assenza di consistenti eventi meteo: “I corpi idrici settentrionali subiranno un tracollo delle portate”. Nel frattempo si conferma il calo dei livelli idrometrici nei grandi bacini: “Di quasi 30 centimetri – si legge nel report – sono i cali registrati dai laghi di Como e d'Iseo (ora rispettivamente al 58,8% e 65% di riempimento), il Maggiore è pieno al 58,9% ed il Benaco al 74,3%. In Valle d'Aosta, mentre aumentano le portate di Dora Baltea e torrente Lys, impressiona il dato delle temperature a quote alte: sulle Grandes Murailles (Valtournenche, altitudine: 2566 metri), negli scorsi trenta giorni, la temperatura è scesa sotto lo zero solo l'11 giugno per qualche ora; attualmente le massime stanno superando i 17 gradi”.

 

“In Piemonte – continua il report – sono eccezionali i flussi minimi nel fiume Tanaro: a Montecastello, le portate medie non superano i 4,4 metri cubi al secondo, quando normalmente a giugno si attestavano a 106,5 (-96%). Sono più che dimezzate anche le portate, che dovrebbero scorrere in questo periodo negli alvei di Stura di Lanzo e Toce. Le riserve idriche della Lombardia, dopo aver toccato il -26,1% sulla media, si sono ulteriormente contratte per la riduzione dei volumi idrici, contenuti nei laghi della regione. In Veneto tornano a ridursi, dopo la breve parentesi delle scorse due settimane, le già deficitarie portate fluviali: Adige, -65% (vicino al valore minimo indispensabile per il contenimento dell'intrusione salina); Livenza, -60%; Bacchiglione, -71%. In Emilia-Romagna, i corsi d'acqua sono quasi tutti pressoché asciutti: la portata del Savio è di soli mc/s 0,66 metri cubi al secondo, quella del Reno è a 2,12 metri cubi al secondo; Trebbia e Nure continuano a registrare portate inferiori ai minimi storici”.

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