Da protesta ambientalista a movimento contro il governo, il caso Albania: “Il resort del genero di Trump la miccia, oggi si contesta l'intero sistema”
Gentiola Mahdi, ricercatrice dell'Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, analizza le radici delle grandi proteste che da diverse settimane scuotono l'Albania: “Il progetto per il resort di lusso legato a Jared Kushner è stata la miccia. Oggi la contestazione è ben più ampia e riguarda in generale le politiche del premier Edi Rama, che da anni spinge per rendere l'Albania il 'resort' turistico d'Europa”

TRENTO. Decine di migliaia di persone in piazza, un movimento di contestazione politica nato da una protesta ambientalista e un intero sistema che, oggi, si trova sotto pressione – tra accuse dirette al premier, Edi Rama, e richieste di dimissioni.
Da diverse settimane, ormai, in Albania sono in corso alcune delle più grosse manifestazioni contro il governo degli ultimi decenni. Simbolicamente, la miccia che ha acceso il movimento di protesta, spiega a il Dolomiti Gentiola Madhi – ricercatrice dell'Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa – è stato il progetto di un resort di lusso legato a Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump. A fornire però il terreno fertile sul quale la contestazione si è estesa rapidamente è il più generale malcontento della popolazione verso le politiche del premier Rama, che da anni spinge per rendere l'Albania una sorta di “grande resort turistico d'Europa” – con ripercussioni significative per i cittadini locali. Ma procediamo con ordine.
“Le prime proteste – spiega Madhi, specializzata nel contesto balcanico occidentale – sono iniziate in maggio nelle aree naturali protette di Vjosa-Nartë, poco sopra Valona. A Pishë Poro-Narta, zona che gode dello status di 'Paesaggio protetto' vicino al delta del Vjosa, nel corso di aprile hanno iniziato ad operare bulldozer e macchinari pesanti mentre nell'area sono apparse recinzioni con filo spinato. Il tutto senza trasparenza da parte delle autorità e in un contesto di particolare importanza per l'habitat della zona”. Per BirdLife International si tratta di “una delle migliori aree costiere selvagge rimaste nel Mediterraneo” e di un luogo “di importanza ecologica globale”, dove si possono osservare fenicotteri – la specie dalla quale ha poi preso norme il movimento di protesta: la “rivoluzione dei fenicotteri” – e pellicani dalmati. Proprio lì, i mezzi pesanti hanno iniziato le loro attività, abbattendo alberi e spianando dune di sabbia.
“Da questa situazione – continua l'esperta dell'Osservatorio– è nato un primo nucleo di protesta di alcune storiche Ong locali e dei cittadini della zona. Una mobilitazione alla quale si è presto affiancata la contestazione contro il progetto del resort di lusso legato a Jared Kushner (marito di Ivanka Trump, figlia del presidente americano), un mega-investimento da circa 4 miliardi di dollari che è diventato il simbolo delle politiche di sviluppo turistico promosse da Rama”. Il progetto in questione riguarda una porzione dell'area costiera di Vjosa-Nartë e, soprattutto, la vicina isola di Sazan. Secondo quanto ricostruito, il progetto prevederebbe una concessione per la zona di Sazan – unica isola marina dell'Albania – e di parte della vicina costa per 99 anni, per trasformare l'area in una destinazione di lusso con ville, hotel e un porto privato. L'iniziativa, tra l'altro, è stata indirettamente coinvolta anche in una più ampia indagine della procura anticorruzione albanese – la Spak – impegnata in un procedimento nei confronti di un imprenditore che avrebbe venduto ai responsabili del progetto alcuni dei terreni sui quali dovrebbe essere costruito il resort.
“Inizialmente – spiega Madhi – non ci si aspettava che le proteste raggiungessero dimensioni del genere. Nella seconda metà di maggio le prime manifestazioni che si tennero a Tirana e a Valona erano ancora legate principalmente all'ambito ambientale, con slogan come 'l'Albania non è in vendita' e chiare richieste di informazioni circa le attività dei bulldozer e le recinzioni apparse nella laguna di Vjosa-Nartë, oltre che naturalmente in merito ai dettagli del progetto di Kushner. Sotto accusa è finita in particolare una legge con la quale, nel 2024, Rama ha ridotto i vincoli legati alle aree protette in Albania; legge bocciata tra l'altro anche dal Parlamento europeo nel corso delle discussioni legate all'allargamento dell'Unione nell'area balcanica”.
Come anticipato però, la miccia rappresentata dalla protesta ambientalista si è presto diffusa in un contesto di malcontento generale della popolazione: “Dalla mancanza di informazioni legate ai progetti di investimento – spiega l'esperta – si è arrivati a una più generale richiesta di maggiore trasparenza del governo, in particolare per quanto riguarda le concessioni a investitori di terreni a valori irrisori. Con l'aumentare della partecipazione sono aumentate anche le rivendicazioni: si è iniziato a parlare di bassa qualità della vita e, soprattutto, dell'impatto del turismo sull'economia albanese. Investire in resort di lusso infatti, dicono i manifestanti, non ha alcuna connessione con il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini ordinari favorendo, al contrario, l'aumento dei prezzi”.
Tra i temi portati in piazza c'è anche il costante aumento dell'immigrazione: “Secondo l'istituto statistico albanese – dice Madhi – tra il 2021 e il 2025 sono emigrati dal Paese circa 130mila cittadini, un numero molto significativo se contiamo che la popolazione albanese è di circa 2,5 milioni di persone. Alla protesta, che vede la presenza trasversale di moltissimi giovani e di cittadini più anziani, si è unita anche la diaspora. Il movimento è arrivato a chiedere formalmente le dimissioni del premier, Rama, nonché l'annullamento del pacchetto di concessioni a investitori per progetti di sviluppo turistico e della legge del 2024”. Alcuni dei manifestanti sono arrivati addirittura a chiedere l'arresto del primo ministro.
Allargando lo sguardo, conclude la ricercatrice, le radici del malcontento esploso nelle ultime settimane si possono rintracciare al principio del governo Rama: “La sua missione – spiega – è stata fin dall'inizio quella di voler cambiare il volto dell'Albania, rendendo il Paese più attrattivo e di fare in particolare della sua costa ionica un grande 'resort' a livello europeo. Il problema è che parliamo di un territorio che all'epoca era ancora in gran parte vergine e dove il fiorire di ville e resort ha da una parte escluso i cittadini e dall'altra portato a un aumento dei prezzi. L'Albania è un Paese che vive ancora grandemente di importazioni, anche per quanto riguarda le risorse alimentari, e l'aumento dei prezzi porta a un aumento del deficit, che pesa inevitabilmente sulle tasche dei cittadini. La protesta politica di oggi, in altre parole, nasce da rivendicazioni di carattere ambientalista ma è esplosa anche per l'accumulo di disuguaglianze che, nei 13 anni di governo Rama, sono aumentate. Nonostante le manifestazioni, il premier ha detto di non voler fare nessun passo indietro e che, finché ci sarà lui al governo, questo tipo di progettualità andranno avanti. Sta sfidando direttamente i manifestanti, e loro rispondono con i numeri”.












