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| 15 luglio | 19:27

Il Perito Moreno arretra inesorabilmente: il fragile equilibrio del gigante di ghiaccio potrebbe essersi già spezzato

Dopo decenni di apparente stabilità, il ghiacciaio simbolo della Patagonia mostra un arretramento significativo e una crescente perdita di spessore. Il cambiamento potrebbe compromettere il ciclo naturale che dava origine alla spettacolare “ruptura”, uno degli eventi più emozionanti e conosciuti al mondo, immortalato in centinaia di fotografie

di Margherita Tomadini

SANTA CRUZ (Argentina). Non si tratta soltanto della trasformazione di un paesaggio. Potrebbe essere anche la fine di uno degli spettacoli naturali più emozionanti e conosciuti al mondo. 

 

Per decenni è rimasto lì, apparentemente immobile, mentre gran parte dei ghiacciai della Patagonia arretrava sotto la pressione del cambiamento climatico. Il Perito Moreno sembrava resistere secondo un equilibrio raro, come fosse immune al destino che stava trasformando i ghiacciai intorno a lui e nel resto del mondo. Oggi, però, quell'equilibrio si è spezzato. 

 

L'immagine satellitare condivisa dalla pagina social di divulgazione scientifica “Chi ha paura del buio?” mostra il cambiamento significativo nella disposizione e nella struttura della lingua glaciale. Dopo decenni di relativa stabilità, la lingua si sta infatti apparentemente ritirando e il ghiacciaio appare più sottile e vulnerabile

 

Il ghiacciaio Perito Moreno si trova nel Parco nazionale Los Glaciares, nella parte sud-occidentale della provincia argentina di Santa Cruz e negli ultimi trent’anni la sua fronte era rimasta pressoché stabile: una condizione eccezionale quindi, soprattutto se confrontata con quella del vicino ghiacciaio Upsala, anch’esso situato nella provincia di Santa Cruz, ma che nello stesso periodo ha subito una profonda regressione, arretrando di diversi chilometri e perdendo una vasta porzione della propria superficie. 

 

Il Parco nazionale, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1981, custodisce alcuni dei paesaggi glaciali più spettacolari del pianeta e il Perito Moreno sembrava essere l’unico gigante capace di resistere e di continuare a offrire uno spettacolo naturale straordinario: il carattere pulsante del ghiacciaio dava origine a un fenomeno eccezionale richiamando turisti da tutto il globo. 

 

Periodicamente, la lingua avanzava fino a raggiungere il promontorio situato di fronte alla sua fronte. Appoggiandosi alla terraferma, il ghiaccio isolava il Brazo Rico dal resto del Lago Argentino, formando una gigantesca diga naturale. Il livello dell’acqua del Brazo Rico iniziava quindi a salire lentamente. Il processo poteva durare settimane o mesi e, nel frattempo, la pressione esercitata dall’acqua, scavava progressivamente un passaggio all’interno della diga, fino a creare un maestoso arco di ghiaccio. Poi arrivava il momento più atteso: l’arco cedeva e avveniva la cosiddetta ruptura: con un boato profondo, enormi blocchi di ghiaccio precipitavano nel lago davanti agli occhi increduli di migliaia di persone. 

 

Ogni anno moltissimi visitatori raggiungevano la Patagonia nella speranza di assistere a quel crollo. In tanti hanno immortalato immagini diventate storiche: fotografie e video che, alla luce dei cambiamenti in corso, potrebbero raccontare un fenomeno destinato a non ripetersi più nello stesso modo. 

 

Il cambiamento più evidente è stato osservato nel 2025, quando la fronte del Perito Moreno ha registrato quello che viene definito un arretramento "significativo". 

 

Non si tratta però di un evento improvviso: il processo è stato graduale e si è sviluppato nel corso degli anni. Per molto tempo il ghiacciaio patagonico era riuscito a compensare le proprie perdite e a mantenere una fronte relativamente stabile sì ma, dietro a quell’apparente resistenza, il ghiacciaio continuava ad assottigliarsi e a perdere volume. 

 

Resta difficile stabilire con certezza perché il cambiamento sia diventato così evidente proprio adesso. Una delle ipotesi (condivisa sempre dalla pagina divulgativa "Chi ha paura del buio?") è che la lingua del ghiacciaio, diventata progressivamente più sottile, non sia più saldamente appoggiata al fondale roccioso del lago: l’acqua riesce a infiltrarsi sotto la base del ghiacciaio, riducendone la stabilità e favorendo un arretramento più rapido (oltre che ad innescare una fase di regressione accelerata). 

 

Era praticamente come una corda sottoposta a una tensione crescente: intatta all’apparenza, ma sempre più sottile. E ora potrebbe essersi spezzata. 

 

“Chi ha paura del buio?” racconta con preoccupazione i cambiamenti osservati nel ghiacciaio: per anni il Perito Moreno è stato spesso citato da chi negava o ridimensionava gli effetti del riscaldamento globale perché, mentre molti ghiacciai arretravano, la sua fronte sembrava restare immobile. La sua stabilità non rappresentava però una prova contro il cambiamento climatico, ma era piuttosto il risultato di un equilibrio complesso e particolare, legato alla geografia del territorio, alla profondità del lago e alla dinamica della lingua glaciale. 

 

Un equilibrio che, oggi, potrebbe essere arrivato al limite: "Il ghiacciaio per eccellenza, considerato l’eroe dei negazionisti climatici, potrebbe perdere in pochi anni chilometri della propria fronte. Ed è una tragedia" hanno scritto i divulgatori sulla loro pagina Facebook. 

 

Si tratta di sistemi complessi, è vero, la loro evoluzione dipende da numerosi fattori, ma i segnali osservati raccontano di una trasformazione che non può essere ignorata. 

 

Il ciclo della diga, dell’arco e della spettacolare ruptura potrebbe non ripresentarsi più. Uno degli eventi naturali più emozionanti della Patagonia rischia di diventare soltanto un ricordo. Rimarranno le fotografie: il grande arco azzurro sospeso sopra l’acqua, le crepe che lentamente attraversavano il ghiaccio, il boato improvviso e l’enorme massa bianca che precipitava nel lago.

 

Per decenni il Perito Moreno è stato raccontato come il gigante che resisteva. Oggi sembra ricordarci che anche ciò che appare immenso, solido e immutabile può raggiungere il limite del proprio equilibrio. 

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