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12 luglio | 20:20

E' "l'uomo degli orsi" (FOTO), la storia del fotografo e divulgatore Menis: "Sono animali magnifici che mi hanno stregato e verso i quali manca una vera cultura"

Da una quindicina d'anni Gabriele Menis segue e studia questi animali nel loro habitat naturale, in una delle aree caratterizzate dalla maggior densità di orsi in relazione alla superficie del territorio in tutta Europa, che si concentra nella parte meridionale della vicina Slovenia: "L'emozione che provai al primo incontro era indescrivibile: mi sentivo appagato di tutti i tentativi e di tutte le ricerche che avevo fatto fino a lì"

Foto di Gabriele Menis

UDINE. Le sue fotografie, come si vede dalle immagini affiancate da lui concesse, sono eloquenti e speciali perché ritraggono gli orsi nel loro ambiente naturale, alcuni dei quali davvero imponenti, ciascuno immortalato in una serie di comportamenti sempre diversi che molto ci dicono sulla vera natura e sull'attitudine di questi animali. Si chiama Gabriele Menis, fotografo e divulgatore friulano, diventato un punto di riferimento per la ricerca e l'osservazione di questi grandi carnivori.

 

Menis è “L'uomo degli orsi” del Nordest, e la sua attività si concentra nella ricerca e nella valorizzazione dell'orso, superando ogni pregiudizio.


(Foto di Gabriele Menis)

Sono animali affascinanti – commenta Menis per Il Dolomiti -, perché ogni individuo che fotografo ha un carattere proprio e si comporta in modo diverso, non ce n'è mai uno uguale ad un altro. In questo sono come noi. Non temo nulla quando mi metto sulle tracce degli orsi, perché l'orso non è minimamente interessato all'uomo, e dal canto mio mi muovo sempre nel rispetto degli animali e della natura, ed è un equilibrio che funziona”.

 

Il codice di condotta, etico e responsabile, che emerge pertanto come un fattore indispensabile quando si approccia a un bosco, e in particolare se si tratta di un bosco abitato dal più grande carnivoro europeo, ma parallelamente è anche un bagaglio figlio dell'esperienza maturata dal fotografo originario di Udine nel corso di una vita spesa con la crescente passione verso la natura.


(Foto di Gabriele Menis)

"Ho cominciato come fotogiornalista – spiega il fotografo -, e ho aperto l'attività come freelance ormai più di vent'anni fa, lavoro, quello per quotidiani e agenzie, che svolgo ancora anche se in minor parte, perché progressivamente ho iniziato a seguire sempre di più, nel corso degli anni, la mia passione per la natura nonché per la fotografia naturalistica, che oggi è diventata la mia attività prevalente. Ho sempre avuto in questo senso una grande passione per gli ambienti nordici, tra le varie esperienze sono stato anche in Lapponia a fotografare l'aurora boreale, e l'orso sotto questo aspetto è un animale che mi ha stregato, trovo che sia il simbolo del selvaggio. Così ho iniziato, prendendo lo zaino e partendo alla volta delle foreste della Slovenia, da solo, alla ricerca delle tracce lasciate da questi animali che poi, gradualmente, mi hanno portato a fare i primi avvistamenti e i primi scatti, ormai una quindicina d'anni fa”.

 

Da lì a risaltare è quindi il racconto del fotografo su qualcosa che lascia un segno indelebile, e che non si può mai dimenticare: il primo incontro della propria vita con un orso .


(Foto di Gabriele Menis)

“Ero da solo – racconta Menis -. Mi trovavo in Slovenia tra le foreste dello Snežnik/Monte Nevoso, una zona speciale perché è quella con la maggiore densità di orsi bruni di tutta Europa. A un certo punto si era fatto quasi buio e c'era poca luce, inoltre la vegetazione era piuttosto fitta. Quel genere di situazioni in cui non è sempre facile fare degli avvistamenti, quando a un tratto l'ho visto, era a circa trenta metri da me. L'emozione che provai era indescrivibile perché mi sentivo appagato di tutti i tentativi e di tutte le ricerche che avevo fatto fino a lì, e che mi avevano portato a quel punto. Tuttavia l'osservazione è durata pochi istanti e l'orso è tornato rapidamente nella macchia  più profonda, ma la prima volta ti rimane impressa ed è un'esperienza sempre diversa da tutte le altre, anche perché fu comunque un incontro casuale”.


(Foto di Gabriele Menis)

Le continue ricerche e le conoscenze che Menis ha accumulato nel corso di oltre tre lustri trascorsi sul campo hanno fatto nascere in lui il desiderio di condividere la sua passione con gli altri, gettando le basi di un percorso di coinvolgimento che oggi è una parte importante della sua professione. Un'attività in grado di avvicinare anche coloro che non sono necessariamente fotografi o naturalisti. Tutto questo favorendo le corrette informazioni riguardo al codice di condotta corretto da assumere, facendo notare come esso cambi a seconda di alcuni contesti diversi.


(Foto di Gabriele Menis)

“Oggi, con l'autorizzazione da parte delle autorità slovene, gestisco due dei capanni 'di foraggiamento' presenti all'interno di queste foreste, sono dei siti autorizzati di alimentazione artificiale predisposti per integrare una supplemento nella dieta degli orsi, ne consegue che osservarli in questi punti è relativamente facile perché perché sanno che lì trovano da mangiare, e in questo contesto organizzo regolarmente delle visite ai capanni dove gruppi di persone, anche semplici amatori, possono osservare e fotografare gli orsi nel loro ambiente naturale. E' importante distinguere in questo senso due situazioni diverse, perché quando avvengono gli incontri casuali è perché l'orso non si è accorto della presenza umana ed è quindi importante farsi riconoscere e parlare a voce alta, fatto che induce sicuramente un orso nei paraggi ad allontanarsi e abbandonare l'area. Al contrario, durante gli avvistamenti che conduciamo all'interno dei capanni questo non deve avvenire e l'obiettivo diventa rimanere in silenzio, oltre a ridurre al minimo tutti quei rumori che potrebbero disturbare gli orsi, farli scappare e perfino farli desistere dal ritornare in queste aree di foraggiamento, rischiando di compromettere tale sistema”.

 

La Slovenia, come accennato anche dal fotografo, è uno dei luoghi con il maggiore numero di orsi in relazione alla superficie territoriale, e con oltre mille esemplari censiti si conferma uno dei più grandi nuclei riferiti a popolazioni stabili di plantigradi, assieme alla Romania, in tutta Europa. Un elemento che regolarmente accende il dibattito legato alle potenziali criticità che la presenza di questi animali potrebbe comportare nei confronti dell'uomo e delle attività antropiche.


(Foto di Gabriele Menis)

La Slovenia ha in questi giorni confermato la rimozione di 206 orsi nel proprio territorio nazionale, un'iniziativa avviata non senza polemiche e ricorsi effettuati da parte degli ambientalisti che interrogano il governo di Lubiana su una riflessione volta a capire se gli abbattimenti sistematici, che nel paese sono regolarmente avvenuti, siano davvero la soluzione migliore nell'ottica di una gestione virtuosa della fauna selvatica.

 

In quest'ambito gli stessi siti di alimentazione artificiale descritti da Gabriele Menis svolgono un ruolo importante proprio nella gestione di questa specie da parte dello stato, provvedendo a soddisfare la nutrizione degli orsi dissuadendoli ulteriormente dall'avvicinarsi dalle aree frequentate dall'uomo, sebbene vi siano diverse infrastrutture che causano la concentrazione degli orsi in aree talvolta piuttosto limitate, come osserva il fotografo naturalista.


(Foto di Gabriele Menis)

“L'orso bruno europeo non cerca l'uomo, anzi ne rifugge anche solo l'odore. A tutti coloro che credono a certe storie dico sempre di venire in Slovenia a vedere coi loro occhi che animali sono in realtà. Io ne ho incontrati tanti anche sui sentieri ma non ho mai avuto problemi, anche perché so come muovermi. In un corollario di situazioni ci sono stati rarissimi episodi anche critici, ma nella stragrande maggioranza dei casi l'orso può reagire solo se è messo alle strette. Credo manchi un po' di cultura e di consapevolezza nei confronti di questi animali in buona parte dell'opinione pubblica. In generale le maggiori comunità stabili sono concentrate nella parte inferiore della Slovenia al confine con la Croazia e le Alpi Dinariche. Ciò è dovut principalmente alle grandi linee autostradali che circondano la zona, come ad esempio l'autostrada che dal confine con l'Italia va verso Lubiana ed oltre, fungendo da barriera per gli animali. Probabilmente se ci fossero più corridoi ecologici si potrebbe favorire una maggior dispersione anche degli orsi, ma evidentemente ci sono degli interessi in ballo per via dei quali questo non accade”, conclude Menis.

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