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Belluno
10 luglio | 12:26

Pecore sbranate da 2 lupi, azienda agricola del Bellunese chiede alla Regione di abbatterli? L'associazione: “Confusione mediatica: le valutazioni spettano ai tecnici”

Il territorio bellunese, nello specifico la cooperativa Fardjma in Alpago, ha avanzato la prima richiesta di abbattimento di due lupi ritenuti problematici. Una notizia difficile da commentare secondo Francesco Romito de "Io non ho paura del lupo", perché mancano dati certi. La prevenzione, intanto, si conferma lo strumento migliore per tutelare allevatori e lupi

ALPAGO. È notizia di questi giorni l’avanzamento della prima richiesta, da parte del territorio bellunese, di autorizzazione all’abbattimento di due lupi considerati pericolosi. A lanciare l’appello è Fardjma, società agricola dell’agnello d’Alpago, che ha dichiarato l’intenzione di chiedere alla Regione l’attivazione delle procedure necessarie per l’eliminazione di due esemplari che avrebbero sbranato decine di pecore e agnelli.

 

Il Dolomiti ha provato a contattarla senza esito, mentre a commentare l’evento è Francesco Romito, vicepresidente e responsabile comunicazione dell’associazione “Io non ho paura del lupo”. “Nell’articolo apparso sulla stampa - afferma - si spiega che questa cooperativa invierà una richiesta in Regione affinché apra un’istruttoria per abbattere due lupi che definiscono problematici e confidenti. In realtà questo tipo di valutazioni andrebbero lasciate ai tecnici, e onestamente sembra piuttosto il tipico caso di confusione mediatica sul lupo, nel quale chi non ha competenze dà giudizi basati su non si sa cosa”.

 

L’altro dato rilevante secondo Romito è che, a quanto emerge dalle dichiarazioni del presidente di Fardjma, chi sta proteggendo i propri animali non subisce più attacchi come in passato. Già un anno fa, la Cia Belluno (Confederazione italiana agricoltori) denunciava una situazione “fuori controllo” e auspicava una riduzione del numero di esemplari in provincia (qui). E già allora Romito sottolineava non solo la necessità di monitoraggi più precisi - sui quali il territorio è carente - ma anche maggiori misure di prevenzione.

 

“A quanto emerge - conclude ora - è chiaro che la protezione funziona quindi, dal nostro punto di vista, bisogna lavorare sulla prevenzione e lasciare le iniziative gestionali a chi ha il dovere di condurle, cioè la Regione. Questa nello specifico resta però una notizia molto difficile da commentare perché sembra al momento che si tratti solo delle intenzioni di una società agricola che vorrebbe che la Regione facesse qualcosa, ma di fatto così si crea solo confusione”.

 

In ogni caso si tratta comunque della prima richiesta di questo tipo da parte del territorio. Tuttavia, per concedere l’eventuale autorizzazione l’iter non sarà rapido: la Regione dovrà procedere con i dovuti accertamenti, raccogliere prove e passare tramite l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Prima di arrivare all’abbattimento, è necessaria infatti un’istruttoria, la quale a sua volta prevede anzitutto l’attivazione - ancora una volta - delle adeguate misure di prevenzione.

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