"L'infortunio di Sinner è più grave di quel che ci raccontano". Gabriele Parpiglia a il Dolomiti dopo il forfait del numero 1: "E' una multinazionale che va protetta"
La visita a Milano dello scorso 4 agosto, l'assenza al master 1000 di Cincinnati, la rinuncia agli US Open. Il giornalista italiano ripercorre la vicenda del più grande tennista del mondo

"Siamo rimasti in pochi a voler dire la verità per quella che è. Ma io non sono un giornalista che passa veline, non sono un passacarte, io sono un giornalista che dice la verità. Non sono amico di nessuno, non lavoro per nessuno se non per me stesso. Non faccio parte del sistema, della casta. E questo "non va bene". Io sono stato il primo a sapere che Jannik Sinner era a Milano per una visita e che quella visita non era di routine. E sono stato il primo a dirlo chiaramente. E sapevo anche che dirlo era un problema. Perché Jannik, volente o nolente, è diventato una multinazionale. E le multinazionali spostano un sacco di soldi"
Mentre il mondo parla della notizia sportiva (e non solo sportiva) del momento, ovvero che Jannik Sinner non parteciperà agli US Open, siamo andati a chiedere proprio a lui, che per primo aveva lanciato lo scoop mentre tutti prendevano il sole dei primi giorni di agosto.
Abbiamo deciso di chiederlo a Gabriele Parpiglia, giornalista, autore e produttore tv e scrittore. Lui che ha lavorato tra gli altri con Maurizio Costanzo, che ha firmato programmi tv di successo nazional popolare. Speaker radiofonico, conduttore di podcast e programmi televisivi da oltre un decennio. E ha raccontato tutto sul suo canale Substack e sui suoi social, come ormai abituato da tempo.
Perché lui ha parlato per primo della visita a Milano, sostenendo che le cose non stessero andando come i media le stavano raccontando. O non le stavano raccontando affatto. E allora gli abbiamo chiesto di ripercorrere quei giorni e spiegare su cosa si basasse la sua ricostruzione.
È stato il primo, Parpiglia, lo scorso quattro agosto a dire che quello alla Physioclinic di via Fontana a Milano non era un "check-up ortopedico precauzionale" a causa di un presunto "fastidio al ginocchio destro, prima di prepararsi per la trasferta americana".
È stato il primo a dire che qualcosa stava succedendo e che non si sarebbe risolto tutto in un attimo.
E infatti poi Jannik Sinner ha saltato il master 1000 di Cincinnati.
E infatti poi Jannik Sinner ha annunciato che non sarà agli US Open.
"Gabriele, ma cos'ha 'sto ragazzo?", gli chiediamo nel corso di un'intervista telefonica.
"Eh no. Mi stai facendo la domanda sbagliata. Il problema non è cos'ha esattamente Jannik. Il problema è dire che ha un problema. Ed è dire che questo problema lo terrà lontano dal campo per un po'".
Il giornalista Gabriele Parpiglia ci ha raccontato la sua verità nel corso di un'intervista telefonica. Un'intervista pura e semplice, con lo stile che lo contraddistingue e che spesso gli ha attirato addosso ire e insulti.
"Puoi tranquillamente chiamarla 'valanga di merda' che mi è arrivata addosso – ci dice – perché questo è stato all'inizio del mese e questo è adesso che sto osando dire che il ragazzo potrebbe aver subito un infortunio di quelli che intaccano o quantomeno complicano un percorso".
La situazione, che tu sappia, è così grave sul serio?
"Non sono un medico – ci dice – non posso dire o sapere quanto starà fuori. Ma non è un infortunio da niente. Il suo fisiatra è rientrato dalle ferie apposta per vederlo, non c'era niente di preventivato, come invece hanno raccontato tutti".
Anzi, come all'inizio "hanno negato tutti".
Perché quando Jannik Sinner era a Milano, tutti dicevano che non era vero e che Parpiglia è uno che dice stupidaggini. Ma la presenza di Sinner a Milano per la visita si è poi rivelata reale e di fronte all'ufficialità della notizia, anche gli altri media hanno dovuto rincorrere l'informazione.
O almeno a provarci. Chi dicendo chiaramente che "il primo a dirlo è stato Gabriele Parpiglia", molti altri invece fingendo che Gabriele Parpiglia non esiste.
Le sue parole sono uscite in interviste rilasciate sulla stampa internazionale, il suo nome è riecheggiato come fonte sulla stampa di tutto il mondo.
"Io l'ho saputo perché sono stato fortunato ad essere nel posto giusto e ad avere le giuste fonti, e l'ho raccontato – prosegue Parpiglia – e per questo sono stato massacrato. Dalle shitstorm di chi mi accusava e mi accusa di essere un detrattore, alle minacce di chi è dentro al sistema. Ma io non sono un giornalista che passa veline. Io faccio questo mestiere perché voglio raccontare la verità. E la verità è che Jannik Sinner starà fuori dal campo più di quanto non sia stato detto. Dicevo la verità a inizio agosto e la sto dicendo questa sera, dopo l'annuncio ufficiale".
Perché massacrato? Beh, perché come lui stesso ci dice "Jannik Sinner è una gigantesca multinazionale".
E attenzione, questo non vuol dire che Jannik non sia genuino, che non sia la persona che viene descritta e che tutti vedono. Il discorso è ampio e forse esula da Jannik Sinner stesso.
Se sei il numero uno al mondo, sposti milioni di euro. Se sei il numero uno al mondo, la tua assenza costa milioni di euro.
Sponsor, diritti televisivi, uffici stampa, media. Un meccanismo enorme che, secondo Parpiglia, spinge molti a muoversi quantomeno con estrema cautela.
Chi scrive questa intervista parla e racconta di Jannik Sinner da quando era solo un ragazzino con i capelli rossi che sembrava essere un vero fenomeno. Quando era il "giovane talento altoatesino che potrebbe dare molte soddisfazioni nel mondo del tennis".
Gabriele Parpiglia, allo stesso modo, ribadisce più volte di essere un grande, grandissimo tifoso del ragazzo. Ma che allo stesso tempo il suo lavoro è raccontare quello che sta succedendo davvero. Nonostante "tutti gli interessi vadano in altra direzione".
"Sapevo da due settimane che agli US Open non avrebbe giocato" ci racconta.
"Perché non lo hai scritto?" gli chiediamo.
"Non l'ho scritto perché avevo paura, dopo quello che è successo a inizio del mese. Anche quando ho parlato di quella prima visita ho avuto timore, ma era la verità e ne ho parlato".
"Sapevo che se Jannik Sinner non gioca è un problema. Perché se quel ragazzo salta delle partite per questioni fisiche, un intero sistema ne risente. E se io giornalista dico la verità, ovvero che l'infortunio è più grave di come è stato descritto, vengo minacciato. Delle shitstorm non mi interessa, degli insulti dei leoni da tastiera nemmeno. Le minacce, quelle sì, quelle mi preoccupano moltissimo. Per la prima volta mi sono seriamente preoccupato. E sono ancora seriamente preoccupato".
"Jannik – prosegue Parpiglia – non è 'solo' un tennista, è un campione. È colui che ha fatto tornare i bambini a giocare a tennis, che ha fatto sì che il mondo intero puntasse i riflettori su questo sport in un certo modo. E attenzione, lo ripeto, non me la sto prendendo con lui, non sto puntando assolutamente il dito contro di lui, come molti hanno detto. Semplicemente io non sono amico di nessuno, non ho interessi nei confronti di nessuno. Non faccio parte della gigantesca casta che protegge il sistema. Non lui, ma il sistema. Quello che grazie a lui guadagna un sacco di soldi".
E cosa pensi del rientro di Alcaraz?
"Che è una straordinaria coincidenza che rientri proprio ora che il suo avversario numero uno ha annunciato che non sarà agli US Open. Ci sono punti da recuperare, è evidente".
"Posso scrivere tutto quello che mi stai dicendo?"
"Parola per parola".














