I boscaioli non indossano più pesanti scarponi di cuoio, ma calzature antitaglio: progettarle "è un processo lungo, che può durare fino a due anni"

Spesso non pensiamo a quanto lavoro sta dietro alla progettazione di un "DPI - Dispositivo di Protezione Individuale". Tanto meno, pensiamo alla necessità, per un'azienda produttrice, di avere feedback costanti da parte di chi lavora. Nel mondo forestale questo collegamento tra operatori e aziende produttrici è molto forte, per creare prodotti che uniscono confort e sicurezza

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Da poche settimane nelle sale cinematografiche è uscito Forest - il futuro ha radici antiche, un documentario che racconta di un corso di formazione al lavoro forestale nel contesto dei boschi colpiti da Vaia e bostrico. Viste le tematiche trattate, abbiamo scelto di proporre quattro brevi approfondimenti, con alcune delle voci narranti del film.
Quando pensiamo al mestiere del boscaiolo, spesso immaginiamo una figura del passato: camicia a quadri, ascia, vecchi e pesanti scarponi di cuoio. Si tratta di un’immagine stereotipata, che non tiene conto dell’enorme evoluzione tecnologica che questa professione ha vissuto negli ultimi decenni. Non si sono sviluppate solo nuove attrezzature, ma anche il vestiario degli operatori stessi, per andare sempre più incontro al confort e, soprattutto, alla sicurezza.
Tratta anche di questo tema il documentario "Forest - il futuro ha radici antiche", diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon e prodotto da Cineblend. Nel film, due ragazze e due ragazzi si cimentano per la prima volta con il lavoro forestale. Guidati da Istruttori esperti, imparano a conoscere il bosco, a leggerne i segnali, a confrontarsi con la responsabilità di chi deve prendersene cura, ma anche con chi lavora fianco a fianco dei boscaioli per progettare quei dispositivi di protezione individuale (DPI) che hanno addosso ogni giorno. Caschi, pantaloni, giacche, guanti e calzature che possono salvare la vita, permettendo al tempo stesso di lavorare con comodità.

Tra i produttori di DPI forestali presenti nel film c’è anche AKU, azienda veneta che, dal secondo dopoguerra, realizza calzature da montagna, per il tempo libero ma anche da lavoro.
"L’interazione fra produttori di calzature di sicurezza certificate per lavori forestali e i boscaioli professionisti è un momento essenziale del processo di ricerca, sviluppo e innovazione", racconta Vittorio Forato, marketing manager di AKU Italia. "Si tratta di una pratica consolidata che un’azienda come la nostra cura in maniera particolare, ricercando collaborazioni qualificate in grado di guidare nella giusta direzione la progettazione fin dalle fasi iniziali, cioè quando vengono definiti i criteri base per garantire la corretta funzionalità del prodotto".
In una calzatura che la legge definisce "DPI - Dispositivo di Protezione Individuale", ogni singolo dettaglio conta e nulla può essere lasciato al caso. Per questo la fase di analisi e di test sul campo riveste un ruolo fondamentale per centrare l’obiettivo della certificazione e per garantire, al tempo stesso, uno standard funzionale conforme alle esigenze dell’utilizzatore.
"La traduzione del feedback degli operatori in un risultato concreto, che si realizza nel prodotto finito, ha origine dal dialogo diretto in campo fra l’utilizzatore e lo staff aziendale impegnato nello sviluppo del progetto", sottolinea Forato.
Le figure che entrano in gioco in questa fase sono diverse: l’ufficio design, che definisce l’aspetto estetico ma anche funzionale del prodotto; il modellista, che deve tradurre il progetto grafico in un campione fisico in grado di rispettare funzionalità e caratteristiche strutturali; lo sviluppatore, che insieme al modellista sceglie i materiali. Ed è proprio in questa delicata fase che entrano in campo anche i partner tecnici, fornitori delle componenti strutturali del prodotto, come Vibram per quanto riguarda le suole: uno degli elementi di maggior importanza per garantire la stabilità e quindi la sicurezza della calzatura.
"Tutto avviene sotto la guida di un product manager, che raccoglie e coordina i vari spunti e risolve le criticità, prima che, a fronte dei test finali, il prototipo venga validato e possa essere avviato alla produzione", spiega Forato. "È un processo lungo, che può durare fino a due anni. Bisogna considerare che stiamo parlando di calzature composte da oltre 50 o addirittura 70 componenti, assemblati quasi esclusivamente a mano. Si tratta di un vero e proprio processo manifatturiero, in massima parte legato a prassi artigianali, cui la moderna industria ha saputo collegare soluzioni tecniche in linea con i requisiti richiesti dalle norme per la certificazione di sicurezza. Un tema, questo, che vede la produzione italiana in una posizione di vertice a livello mondiale tanto sul piano della tradizione che delle scelte innovative, fino al punto di dettare lo standard qualitativo del settore".
Una storia che parte dal bosco, con i consigli degli operatori forestali, e che nel bosco torna, ai piedi degli stessi. Una storia che unisce sensibilità, ascolto, capacità artigianale e sapere industriale, per rendere il lavoro forestale del futuro più sicuro e confortevole, invitando così sempre più giovani, come i protagonisti di "Forest - il futuro ha radici antiche", ad avvicinarsi a questo mestiere antico che continua, però, ad innovarsi e a crescere.
Il trailer del film:












