Contenuto sponsorizzato
Attualità | 09 agosto 2026 | 12:00

"Mai visto il ghiacciaio ridotto così. Il rio Bedù porta via una massa d'acqua spaventosa. Anche noi, che quassù ne registriamo i sintomi, siamo la malattia, non la cura"

"Qui sopra il ghiacciaio tribola. A chi fa la cima consigliamo il ritorno per la via Cerana". Cattive notizie dal Carè Alto, una delle cime principali nel gruppo dell'Adamello, arrivano dal rifugio omonimo: la più diretta e spettacolare via di ascesa alla cima è troppo pericolosa. Tramite i loro social, la struttura coglie l'occasione per lanciare un grande "mea culpa" sulla situazione climatica: una riflessione sulle nostre responsabilità e una serie di interrogativi sul nostro futuro

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Qui sopra il ghiacciaio tribola. A chi fa la cima consigliamo il ritorno per la via Cerana". Arriva telegrafica e impietosa l'informazione dal rifugio Carè Alto, in Val Rendena a 2450 metri, attraverso le loro pagine social.

 

La via Cerana è una classica via di misto, roccia e ghiaccio, che percorre la Cresta est in direzione della cima del Carè Alto (3463 metri), nel gruppo dell'Adamello: è questo l'itinerario il più diretto e spettacolare, che passa anche dal rifugio. In genere, questa è la via preferita per la salita alla cima, mentre si usa scendere verso valle dalla cresta nord-ovest, lungo l'alternativa via normale. Questa, però, prevede circa un'oretta di traversata in ghiacciaio. Secondo i gestori del rifugio omonimo, questo tratto ora è da evitare, il ghiaccio è troppo instabile; si invitano dunque gli alpinisti a preferire il rientro per la Via Cerana.

 

Questo, del resto, è da sempre il primo lavoro del rifugista: suggerire itinerari, dispensare consigli, educare a quelle montagne chi fino ad allora le conosceva soltanto dai libri guida. Ora però, la montagna è cambiata, sta cambiando un giorno dopo l'altro, e anche ai rifugisti capita che manchino le parole: gelate da un profondo senso di impotenza di fronte ai ghiacciai che fondono.

 

"Non è che facciamo grandi considerazioni in proposito, il rischio di scivolare nell'ovvio è alto, le banalità tendono agguati insidiosi. L'aspetto paradossale è che poi tutto va come sempre, siamo gli stessi di prima, anche se il prima è finito".

 

Il rifugio Carè Alto fu costruito nel 1912 e in seguito ceduto alla Sat con la sua struttura originale a cubo fino a quando, alla fine degli anni Ottanta, venne ampliato e rimodernato. Il nuovo rifugio Carè Alto, inaugurato nel 1988, si trova sulla grande cresta orientale che scende dalla cima del Carè Alto dividendo le valli di Conca e Niscli, e le rispettive vedrette nella parte alta della Val di Borzago. 

 

Dal 2024, la gestione è affidata Gianni Mittempergher, classe 1974 di Folgaria, grande esperto di montagna; che oggi ha scelto di offrire il loro sguardo, da lassù, sulla frustrante situazione in cui i cambiamenti climatici ci pongono: colpevoli del nostro stesso male.

 

"Quando ci capita di parlare con chi torna e racconta ciò che ha visto, un parere lo diamo. E magari cerchiamo un nuovo aggettivo, capace di nominare lo sgomento, adatto a celare l'amarezza della nostra impotenza. Perché siamo impotenti nei confronti degli effetti, come siamo stati invece potentissimi nel determinarne le cause. Non è semplice".

 

"Una guida ci ha detto che in tanti anni non ha mai visto il ghiacciaio ridotto così. Il rio Bedù porta via una massa d'acqua spaventosa".

 

"Il punto - continua il post con amarezza - è che ci dovevamo fermare, e cambiare quando era ora, e capire cosa non andava e chi stava da una parte e chi invece dall'altra subiva e adesso è chiamato ad adattarsi, il termine politicamente corretto per dirgli di rassegnarsi a patire. Ma se siamo stati stolti a continuare come non si poteva, evitiamo per lo meno di compiacerci nell'estetica della scomparsa, postando piagnistei".

 

La crisi climatica non assolve nessuno, sembra gridare il rifugio. Che tu abbia frequentato la montagna occasionalmente e con leggerezza o che te ne sia preso cura per anni, gestendo un presidio d'alta quota, manutentando i sentieri oppure pulendo il ghiacciaio dai rifiuti quando possibile, ora non conta nulla: di fronte alla crisi rispondiamo tutti come collettività. "E allora quando commentiamo la fine dei ghiacciai non versiamo lacrime. Anche noi, che quassù ne registriamo i sintomi, siamo la malattia, non siamo la cura. E le buone pratiche di gestione si rivelano palliativi".

 

Ogni tentativo di auto-assoluzione cade nel vuoto e non ci sono contorsionismi mentali in grado di assolverci; ad ogni modo, probabilmente, sarebbe controproducente. "Significherebbe immettere altra frustrazione nell'atmosfera. Paghiamo dunque il prezzo della sconsideratezza. Nostra è la colpa, nella misura in cui siamo stati direttamente responsabili, o in quella per cui non abbiamo fatto abbastanza per fermare chi era più responsabile. Ce lo siamo meritati, c'è poco da fare. Applicare la buona volontà non serve, servono facoltà che non abbiamo".

 

Con estremo rammarico, le parole di chi il ghiacciaio lo conosce più da vicino suonano come un "addio alle armi", un gettare la spugna di fronte ad un carico di responsabilità troppo grande per essere gestito. O forse - per chi vuole leggerla diversamente - sono proprio un invito a responsabilizzarci, a partire dalle piccole cose per rivedere il nostro approccio al mondo che abitiamo, un invito che va ben oltre la vedretta che vediamo fuor della finestra del nostro rifugio.

 

"Forse c'è tutto un sistema nuovo di stare al mondo, da pensare e realizzare. Fuori da qui, in un altrove sconosciuto. Adesso che siamo costretti a capire cosa abbiamo combinato chissà cosa faremo".

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 20 agosto | 19:00
La struttura, realizzata a Rocca di Cambio, dispone di connessione Wi-Fi ad alta velocità, postazioni con prese [...]
Ambiente
| 20 agosto | 18:00
Una cosa che prima era possibile fare grazie ai ghiacciai, ora non è più realizzabile. È una piccola perdita [...]
Attualità
| 20 agosto | 13:45
Vennero realizzate a servizio del film "Torneranno i prati", l'ultimo del regista. Lo scorrere del tempo, [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato