Spesso i turisti si mettono nei guai percorrendo in infradito i suoi sentieri: un monte che tanti considerano solo "un bel posto di mare"

Il Monte Conero presenta un contesto ambientale affascinante ma insieme complesso, in cui si intrecciano elementi tipici della montagna (sentieri, pareti instabili e un microclima mutevole) con fattori caratteristici dell'ambiente marino, combinazione che contribuisce spesso a sottovalutare la reale pericolosità dell'area da parte dei visitatori, che tendono a percepirla esclusivamente come destinazione balneare

Il corso Newmont - Comunicare un'altra montagna dell'Università degli Studi di Padova (organizzato con il supporto de L'Altramontagna) si propone di fornire strumenti utili a evidenziare luoghi comuni e informazioni erronee sulla montagna, nell'intento di guidare il lessico e la comunicazione audiovisuale al fine di valorizzare la complessità e la specificità storica, ambientale e territoriale delle nostre montagne. Questo blog raccoglie gli elaborati finali dei partecipanti all'edizione 2025 del corso.
Le iscrizioni per l'edizione 2026 sono aperte fino al 28 settembre (tutte le informazioni sul sito www.unipd.it/newmont).
Il Monte Conero – La realtà di un Monte a picco sul Mare
Forse non tutti sanno che nelle Marche, e più precisamente in provincia di Ancona, c'è il monte Conero, alto 572 metri sul livello del mare, che dopo quello del Gargano, ha le rupi marittime più alte di tutta la costa occidentale ed è il più importante promontorio dell'Adriatico (Monte Conero, s.d.).
Frequentato dall'uomo sin dal paleolitico, è stato per secoli anche sede di monasteri e luoghi di isolamento, in cui i monaci trovavano pace e ristoro: ne sono tracce la Chiesetta di Santa Maria di Portonovo e, sulla cima del monte Conero, l'Abbadia di San Pietro al Conero, costruita nei primi anni dell'XI secolo, che ha visto il susseguirsi di diversi ordini (Opera turismo, s.d.).
Ma è solo nel 1987 che è stato istituito il Parco Naturale Regionale del Monte Conero, un'area protetta di circa 6.000 ettari che ne tutela il patrimonio ambientale; all'interno dello stesso si possono trovare sentieri escursionistici, siti di interesse storico e archeologico, oltre a spiagge e celebri calette, come le Due Sorelle, Portonovo e Mezzavalle, raggiungibili sia a piedi (attraverso stretti e impegnativi sentieri) che via mare (Elena Nelli, s.d.).
Diciotto sono i sentieri che si trovano all'interno del Parco del Conero, percorribili sia a piedi che in mountain bike che a Cavallo. Un pannello segna l'inizio di ogni sentiero, indicandone il numero del tracciato, il tempo di percorrenza, la difficoltà e la descrizione. Ad ogni incrocio principale si trovano inoltre pali di legno con frecce, indicanti le direzioni da seguire. (Parco del Conero, s.d.) e, non da ultimo, dal sito web del Parco del Conero è possibile scaricare tutte le indicazioni per poter percorrere in sicurezza gli stessi sentieri, ma nonostante tutto questo, spesso il turista non lo consulta, o non ne segue i consigli.
All'interno dello stesso sito, si è però potuto notare che solo uno dei sentieri viene evidenziato come "difficile", quello che conduce alla spiaggia denominata delle "due Sorelle".
È probabilmente anche per questo che, non di rado, turisti provenienti da ogni dove si avventurano per i sentieri del monte perdendosi, a causa di indicazioni scarse, per la poca preparazione fisica o per mancanza di attrezzatura adatta ad affrontarli. Spesso, infatti, gli stessi pensando semplicemente di "recarsi in spiaggia per un bagno", percorrono i sentieri, indossando ciabatte infradito (inadatte per la percorrenza degli stessi). Non di rado, quindi, oltre alle cadute e agli incidenti, sono dovuti intervenire Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali o soccorso alpino, che, coinvolgendo elicottero o soccorso nautico, hanno dovuto portare in salvo i malcapitati.
Numerosi sono stati gli articoli di giornale che, negli anni, si sono susseguiti di turisti dispersi, salvati e addirittura deceduti (gli ultimi due decessi, solo in ordine di tempo, avvenuti nel marzo 2024 e agosto 2025).
Questi avvenimenti non possono essere considerati solo anomalie, ma conseguenze probabilmente prevedibili di un insieme di fattori: un territorio impegnativo, un numero sempre maggiore di visitatori, una comunicazione istituzionale che non riesce a intercettare adeguatamente il pubblico a cui dovrebbe rivolgersi, e una comunicazione sui social che evidenzia esclusivamente la bellezza dei posti, ma non la difficoltà dei percorsi per raggiungerli.
Il Monte Conero dovrebbe essere raccontato per quello che realmente è: una montagna vera e propria, anche se affacciata sul mare. Per questo servirebbe una comunicazione che intrecci basi scientifiche solide, esperienze documentate e un linguaggio accessibile, capace di semplificare ma senza banalizzare. Una strategia multicanale, calibrata su ogni piattaforma e costruita nel tempo, non dovrebbe limitarsi ad "informare", ma ad accompagnare le persone nella lettura dell'ambiente che stanno per percorrere, usando formati diversi (testi brevi, video, infografiche) per pubblici diversi.
Un approccio di questo tipo permetterebbe di spiegare con chiarezza quali sentieri richiedono calzature tecniche e un minimo di esperienza, e quali sono invece più adatti a chi ha meno dimestichezza con l'escursionismo.
Andrebbe inoltre raccontato come il rischio cambi in base al vento, all'umidità o all'ora del giorno: falesie che al mattino sono rese viscide, sentieri che nel tardo pomeriggio si fanno bui e umidi, punti panoramici dove le raffiche possono sorprendere. Lo stesso vale per il tratto costiero: scogliere e calette che nascondono correnti di risacca, fondali irregolari, accessi complessi, spesso sconosciuti a chi arriva attratto solo dalle immagini da cartolina.
Un'adeguata narrazione pubblica aiuterebbe anche a superare l'idea, molto diffusa, che i sentieri del Conero siano semplici passeggiate per andare in spiaggia. Mostrare, con onestà, salite ripide, tratti sconnessi e passaggi esposti non significa spaventare, ma mettere le persone in condizione di valutare se quel percorso è compatibile con la propria forma fisica e con l'attrezzatura di cui dispongono.
Il Monte Conero non è soltanto un "bel posto di mare". È un luogo stratificato: preistorico, religioso, naturalistico, montano e marittimo insieme. La sua unicità è anche la sua vulnerabilità.
Perché questo patrimonio continui a essere vissuto e non consumato, servono informazione adeguata, responsabilità individuale e una comunicazione pubblica capace di parlare davvero alle persone.
Raccontare il Conero con precisione non significa scoraggiarne la frequentazione ma, al contrario, rendere possibile un turismo più consapevole, più sicuro e più rispettoso.

La comunicazione sulla montagna tende spesso a cadere in formule semplificate, che rispecchiano e rinforzano gli stereotipi più diffusi sulle aree montane italiane. Il corso Newmont - Comunicare un'altra montagna dell'Università degli Studi di Padova (organizzato con il supporto de L'Altramontagna) si propone di fornire strumenti utili a evidenziare luoghi comuni e informazioni erronee sulla montagna, nell’intento di guidare il lessico e la comunicazione audiovisuale al fine di valorizzare la complessità e la specificità storica, ambientale e territoriale delle nostre montagne. Questo blog raccoglie gli elaborati finali dei partecipanti all'edizione 2025 del corso. Le iscrizioni per l'edizione 2026 sono aperte fino al 28 settembre (tutte le informazioni sul sito www.unipd.it/newmont).













