Come un rifugio delle Dolomiti è diventato il "rifugio dei krapfen": una moda che continua a conquistare i turisti nonostante le lunghe code e le conseguenti attese

Sta rimbalzando di testata in testata il video che ritrae decine di persone in fila, mentre attendono di accaparrarsi uno dei krapfen più famosi del web: quelli del rifugio Friedrich August, nella zona del passo Sella. Una moda che non accenna a perdere smalto, anzi: la coda, anziché fungere da deterrente, sembra rendere (per molti) l'esperienza ancora più attraente. Ma com'è nato questo fenomeno turistico? Proviamo a capirlo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Le Dolomiti a fare da sfondo, un rifugio semplice da raggiungere e un’attrattiva capace di prendere per la gola orde di turisti: continua a risultare efficace la formula offerta dal Friedrich August, ormai noto come “il rifugio dei krapfen”. Almeno a giudicare dalle decine di persone in fila, disposte ad attendere pazientemente il proprio turno per accaparrarsi uno dei krapfen più famosi del web (un video che ritrae l'ingorgo di questi giorni di ferragosto sta rimbalzando di testata in testata).
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Quella dell’ordinatissima parata di soffici bomboloni, perfettamente allineati su uno scaffale di legno all’esterno del rifugio, con lo sfondo scenografico offerto dal Sassolungo e dal Sassopiatto si è rivelata una trovata instagrammabile capace di conquistare ogni giorno centinaia di golosi.
Una moda che non accenna a perdere smalto, anzi: la coda di persone si allunga di post in post, ma anziché fungere da deterrente, sembra rendere (per molti) l’esperienza ancora più attraente. Un’esperienza che forse serve, a chi la ricerca, a sentirsi parte di un rito collettivo.
Ma com’è nata questa tendenza? Mentre altri rifugi provano a replicare la formula magica con tentativi di imitazione, proviamo a ripercorrere le tappe di questo fenomeno turistico che è lievitato attraverso i social.
Il krapfen - dolce a base di pasta lievitata, generalmente fritto o cotto al forno e farcito con confettura o creme - è una specialità di origine tedesca ma diffuso in tutta l’Europa centrale e anche nel Tirolo. In Alto Adige sono chiamati anche Faschingskrapfen, cioè i “krapfen del carnevale”, per distinguerli da altri tipi, disponibili in diverse forme (rotonda, quadrata o oblunga) e preparati con diversi ripieni, a seconda della stagione. Con la dicitura Faschingskrapfen (Bomboloni di carnevale), compaiono anche nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali elaborato dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, nella sezione relativa alla provincia autonoma di Bolzano.
Sulla pagina Instagram del rifugio Friedrich August, i fanno la loro comparsa per la prima volta il 29 agosto 2020: “Ultime placche di krapfen per quest’estate” è la didascalia che accompagna una serie di foto che mostrano gli ambiti dolcetti in preparazione, dall’impasto alla cottura. Era l'estate della pandemia da Covid-19.
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Il rifugio si trova nella zona del Passo Sella (a cavallo tra la Val di Fassa e la Val Gardena e le province di Trento e Bolzano), nei pressi del Col Rodella. Raggiungerlo è piuttosto facile: dal valico l’escursione dura circa mezz’ora e presenta un dislivello minimo; dal versante fassano si può salire in quota con gli impianti (potenziati di recente con nuove infrastrutture) e pochi passi, in discesa, consentono di arrivare dritti al rifugio.
“Ho visto una foto con tantissimi krapfen su un asse. Si trovano sempre?”: questa è una delle domande più gettonate dagli utenti sui social, nei commenti degli innumerevoli post che ritraggono l’oggetto del desiderio. Sempre sulla pagina instagram del rifugio, il primo video di questo tipo è del 2023.
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Più di recente, proliferano i post pubblicati da turisti (anche stranieri) che documentano la propria uscita per verificare se davvero l’esperienza sia degna della propria fama, segno che quest’ultima ha ormai da tempo raggiunto anche il pubblico internazionale che frequenta le Dolomiti. Outfit attillato da palestra, fiatone e lamentele per la pendenza del sentiero (forse per aggiungere un tocco d'avventura alla passeggiata), degustazione e infine il verdetto: il krapfen al pistacchio merita più del massimo dei voti, 20 su 10. Quello alla crema si ferma a un più che lusinghiero 9. A onor del vero, non mancano le recensioni meno entusiastiche, che rilevano come la qualità del prodotto sia diminuita con l'aumentare della sua quantità.
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Ad ogni modo, gli anni passano, ma non il fascino di questa meta: le code di quest'estate lo dimostrano.
Come rifletteva Pietro Lacasella in questo editoriale, in diverse occasioni “la folla si rivela un attestato di garanzia. Forse è questo il meccanismo che spinge migliaia di persone a spendere parte del proprio tempo libero nella calca, con l'obiettivo di raggiungere quelle espressioni naturali o antropiche capaci di farsi icone del nostro tempo e di appagare le attuali tendenze turistiche.
Per molti la folla è infatti un elemento rassicurante, perché aiuta a muoversi in contesti sconosciuti grazie allo straordinario potere dell'influenza reciproca: non è un caso che la carica attrattiva di un luogo aumenti assieme al numero dei visitatori e delle fotografie/video che lo ritraggono”.
Nonostante la folla rischi di compromettere la qualità dell’esperienza, sembra non essere un deterrente sufficiente a spegnere il desiderio di viverla in prima persona.
"Il brusio, la concitazione e lo stress originati dal sovraffollamento si allontanano infatti da quell'idea di montagna pura, incontaminata, selvatica, catartica che le strategie di marketing hanno costruito e corroborato nel tempo. Così le aspettative sfumano in una realtà parzialmente diversa rispetto a quella sognata. Eppure, per molti turisti la folla continua a rappresentare una confortante bussola", ragionava il curatore de L'Altramontagna.
Una dinamica che sembra rispecchiare anche quanto accade sul Col Rodella, una delle zone più antropizzate e infrastrutturate delle Dolomiti.












