Cervino senza neve. Hervé Barmasse: "Scalarlo in maglietta e pantaloncini potrebbe essere sempre meno eccezionale. Spero di sbagliarmi"

La famiglia di Barmasse vive a Valtournenche da generazioni, proprio ai piedi della Gran Becca. Oggi, la montagna che conosce sin da bambino si presenta sotto un volto nuovo, del tutto spoglio, e le guide ne sconsigliano la salita. Nell'intervista a L'Altramontagna, l'alpinista racconta le sue impressioni

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nel corso dell'estate la celebre forma a "corno" del Cervino è comparsa più volte nelle pagine dei giornali: anche ad inizio autunno, la Gran Becca continua ad essere protagonista delle cronache alpine.
Non sono più le imprese degli alpinisti a fare notizia, ma lo stato della montagna stessa. Frane, cascate d'acqua sulla cima e, a settembre inoltrato/inizio ottobre, la completa assenza di neve. Condizioni sempre meno eccezionali, ma ancora imprevedibili, che hanno complicano enormemente il lavoro delle guide alpine, sia sul versante italiano che su quello svizzero.
A seguito della frana verificatasi lunedì 29 settembre (ne parlavamo qui), la Società Guide Alpine del Cervino aveva nuovamente sconsigliato di affrontare la via normale italiana alla vetta, lungo la cresta sud-ovest del Cervino, sul versante di Breuil Cervinia.
La notizia è arrivata solo pochi giorni dopo che sulle prime pagine dei quotidiani nazionali erano rimbalzate le fotografie della vetta, una di settembre dell'anno scorso e una dello stesso mese di quest'anno. Il confronto era impietoso: nel settembre 2026, la montagna - 4478 metri - si presentava spoglia, del tutto priva di neve.
Increduli di fronte a queste immagini, ci siamo chiesti cosa provasse chi il Cervino lo vede da sempre sopra la propria testa. Abbiamo pensato a uno dei più noti alpinisti al mondo, il valdostano Hervé Barmasse.
La famiglia Barmasse vive a Valtournenche da generazioni e la sua storia è legata a stretto filo a quella della Gran Becca. Il bisnonno di Hervé, Michel era una guida alpina attiva sulla vetta già nel 1908. Così fu per nonno Gino e per il papà Marco, alpinista e autore della Via Direttissima al Cervino, aperta nel 1983. Hervé, nato nel 1977, rappresenta la quarta generazione di guide alpine, e vive ancora ai piedi della Becca. Di seguito, alcune sue impressioni.
Che effetto fa vedere il Cervino così spoglio per te che sei abituato a vederlo giorno dopo giorno?
È un Cervino spoglio, secco, come non lo avevamo mai osservato. Eppure, non per questo meno affascinante. Allo stesso tempo, però, è un'immagine impietosa, anche se non così diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, prima dell'arrivo della neve. Ma quella fotografia racconta molto più di una montagna. È lo specchio di ciò che sta accadendo intorno a noi e, soprattutto, della difficoltà di chi ha il potere e la responsabilità di comprendere fino in fondo il significato di ciò che stiamo osservando. Perché quel Cervino senza neve non riguarda soltanto il paesaggio: è un segnale strettamente legato alla salute dell'essere umano e alla qualità del futuro che stiamo costruendo.
Viviamo ormai in una società che ragiona per immagini. E allora dovremmo imparare a leggerle davvero: da una parte una natura che cambia rapidamente, dall'altra la nostra fragilità di fronte a eventi sempre più estremi. Le tragedie che abbiamo visto in Nepal, pochi anni addietro sulla Marmolada e in molte altre parti del mondo ci ricordano quanto il cambiamento delle condizioni ambientali possa avere conseguenze drammatiche sulla nostra sicurezza e sul nostro modo di vivere la montagna e non solo.
E mentre osserviamo queste immagini, continuiamo a deridere o a delegittimare chi chiede un cambiamento su un problema che riguarda tutti noi, nessuno escluso.
Si è mai vista una così totale assenza di neve prima d'ora?
No. Ma, lo ripeto, già l'anno scorso eravamo molto vicini a una situazione simile. Nel 2026 le condizioni si sono ulteriormente aggravate, anche per effetto di un fenomeno come El Niño, ma ciò che mi preoccupa di più è la direzione che abbiamo imboccato: se non interveniamo rapidamente, sarà sempre più difficile rallentare questa tendenza. Le soluzioni esistono, e in molti casi sono già disponibili. Il problema è che finché gli effetti della crisi climatica non si tradurranno in un costo economico concreto e insostenibile per un Paese, nei bilanci, nell'economia e nella vita quotidiana delle persone, temo che sarà difficile vedere una reazione proporzionata alla dimensione del problema. Ma le grandi trasformazioni, nella storia, non sono nate soltanto dall'alto. Spesso sono partite dalle persone comuni, da chi vive sulla propria pelle le conseguenze dei cambiamenti e sente di non poter più aspettare. E credo che, se la politica non saprà anticipare questa necessità di cambiamento, prima o poi sarà la società stessa a chiedere con forza una trasformazione.
La famiglia Barmasse è una profonda memoria storica del territorio. Ne parlate mai? Tuo padre si stupisce ancora di eventi come questo?
Lo stupore è enorme, così come è forte un senso di rassegnazione. È molto preoccupato per i nipoti e, soprattutto, quando ci troviamo, è un tema sul quale discutiamo volentieri. La domanda più consueta è come sia possibile che una comunità così importante come quella dei montanari, presente su tutto il territorio italiano, non chieda a gran voce un cambiamento. Inevitabilmente, è un tema che porta a confrontarsi con la politica.
Ormai si può scalare il Cervino senza attrezzatura da ghiaccio, magari con addosso i pantaloncini. Non è un'immagine sorprendente?
Che il Cervino si possa salire senza ramponi e magari con le scarpe da trail, non è una novità. Lo abbiamo fatto anche in passato, quando la via di salita era semplicemente libera dalla neve. Quello che mi stupisce, invece, sono le temperature così elevate e soprattutto la durata di queste condizioni. È questo l'aspetto che dovrebbe farci riflettere. Un Cervino affrontato in maglietta e pantaloncini potrebbe diventare, nei prossimi anni, un'immagine sempre meno eccezionale e sempre più consueta. Spero sinceramente di sbagliarmi.
Il confronto con l'anno scorso è impietoso. Come vedi il futuro delle scalate sulla Gran Becca? Che clima si respira nella comunità alpinistica?
Il futuro delle scalate sarà sempre più legato alle mezze stagioni e, in parte, all'inverno. Per quanto la narrazione alpinistica del presente continui a raccontarci di invernali estreme e temperature rigidissime, i dati e soprattutto la mia esperienza sul Cervino raccontano una realtà diversa: negli ultimi anni, le poche precipitazioni e le temperature più elevate hanno creato sempre più spesso condizioni favorevoli all'alpinismo anche nei mesi che un tempo consideravamo più rigidi. Questo non significa che non torneranno periodi con grandi quantità di neve o condizioni di freddo intenso. Anzi, spero che continuino a esistere. Ma la sensazione è che il vero freddo, quello che un tempo dava il ritmo alla montagna e alle stagioni, stia diventando sempre più raro. E questo, per chi vive e conosce il Cervino, è forse uno dei segnali più evidenti del cambiamento in atto.












