Cos'hanno in comune una fila di persone in gelateria e l'infinita coda agli impianti che portano sul Seceda?

Il turismo di massa è spesso il risultato di una radicata svogliatezza che spinge a recidere dall'esperienza del viaggio la fondamentale componente della documentazione

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Supponete di trovarvi di fronte a due gelaterie adiacenti e apparentemente simili. La prima è tuttavia vuota, mentre dalla seconda si sviluppa una lunga fila di persone.
Quale scegliere? Seguendo l'istinto, molto probabilmente io opterei per la seconda, nella speranza che la folla si riveli un attestato di garanzia.
Forse è questo il meccanismo che spinge migliaia di persone a spendere parte del proprio tempo libero nella calca (com'è ad esempio accaduto lo scorso fine settimana sul Seceda), con l'obiettivo di raggiungere quelle espressioni naturali o antropiche capaci di farsi icone del nostro tempo e di appagare le attuali tendenze turistiche.
Per molti la folla è infatti un elemento rassicurante, perché aiuta a muoversi in contesti sconosciuti grazie allo straordinario potere dell'influenza reciproca: non è un caso che la carica attrattiva di un luogo aumenti assieme al numero dei visitatori e delle fotografie/video che lo ritraggono.
Tuttavia, un'eccessiva presenza antropica ha spesso dei risvolti negativi sull'esperienza, rischiando di provocare nei turisti un profondo senso di insoddisfazione.
Il brusio, la concitazione e lo stress originati dal sovraffollamento si allontanano infatti da quell'idea di montagna pura, incontaminata, selvatica, catartica che le strategie di marketing hanno costruito e corroborato nel tempo. Così le aspettative sfumano in una realtà parzialmente diversa rispetto a quella sognata.
Eppure, per molti turisti la folla continua a rappresentare una confortante bussola.
Per uscire da questo circolo vizioso è forse necessario vincere la pigrizia. Perché l'overtourism non di rado è il risultato di una radicata svogliatezza che spinge a recidere dal viaggio la fondamentale componente della documentazione.
Al contrario, immergersi nel viaggio prima ancora di iniziarlo, provando a lasciarsi guidare dalla curiosità, può incentivare la formulazione di esperienze più originali, arricchenti e rispettose del contesto.
Se la coda dal gelataio può al massimo causare una temporanea scocciatura, in altri ambiti (soprattutto quando fragili da un punto di vista ambientale e sociale) la frequentazione di massa rischia di lasciare delle cicatrici indelebili sul territorio.












