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Idee | 29 giugno 2026 | 18:15

Siamo andati in visita al tornello più discusso delle Dolomiti: sul Seceda la situazione è più complessa di quanto appare

Per capirci qualcosa in più, abbiamo svolto per L'Altramontagna un sopralluogo recandoci sul posto, come fanno i tantissimi escursionisti che desiderano visitare il Seceda. Una domanda sorge spontanea quando ci si trova di fronte all'ormai celebre tornello: il problema è rappresentato dal tornello oppure la sua discutibile presenza è l'esito naturale, quasi scontato, di un sistema più ampio e problematico?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il "tornello del Seceda" è stato uno dei tormentoni dell’estate 2025: l’infrastruttura installata a 2500 metri di quota, che permette il passaggio solo previo pagamento di un ticket da 5 euro da versare tramite pagamento elettronico, è stata al centro di accese polemiche social e numerosi servizi giornalistici e televisivi.

 

Quest’anno, oltre al tornello, con l’avvio della stagione estiva è comparso un secondo punto cassa: una semplice postazione sotto a un ombrellone giallo, dove un operatore incaricato riscuote il pedaggio. Considerando che in molti avevano pensato di percorrere questo tratto di sentiero in senso opposto per eludere il tornello, i proprietari del terreno hanno deciso di presidiare entrambi i punti di accesso.

 

Per capirci qualcosa in più, abbiamo svolto per L'Altramontagna un sopralluogo recandoci sul posto, come fanno i tantissimi escursionisti che desiderano visitare il Seceda. Siamo in Alto Adige e il Seceda è un monte ai piedi delle Odle: il versante che si affaccia sulla Val Gardena è un digradare di morbidi pendii erbosi, quello che precipita verso la Val di Funes è roccioso e impervio. Celebre per la prospettiva che regala sulle Odle, negli ultimi anni è diventato una meta imperdibile per i turisti che arrivano qui da tutto il mondo (principalmente dall’Asia, ma non solo).

Per raggiungere il punto panoramico è possibile servirsi degli impianti di risalita sul lato gardenese, che partono da Ortisei o da Santa Cristina. Il biglietto combinato per la cabinovia Ortisei - Furnes e Furnes - Seceda costa 74 euro a persona (andata e ritorno). Il prezzo è aumentato negli ultimi anni e non è consentito utilizzare altre tessere come Dolomiti Super Summer o promozioni valide invece su altri impianti. In alternativa, è possibile seguire i sentieri escursionistici che da valle portano verso la cima, superando un dislivello che va dai 900 ai 1200 metri, a seconda del punto di partenza scelto. Si può anche optare per una soluzione ibrida, cioè salire a piedi per un primo tratto e poi prendere la seggiovia panoramica Fermeda per superare gli ultimi 450 metri di dislivello, al costo di 44 euro andata e ritorno.

 

La scorsa estate, alla stazione di partenza di Ortisei si formavano lunghe code. Sul sito della società che gestisce gli impianti, si legge che prenotando in anticipo è possibile risparmiare il 5% e saltare la fila in biglietteria. 

 

Le possibilità sono dunque molteplici, anche se una volta arrivati sul posto appare chiaro che la modalità scelta dai più è la prima: cabinovia e funivia da Ortisei; passeggiata in cima al Seceda (alcuni arrivano fino alla croce  di vetta e alla struttura che elenca i nomi di tutte le vette che compongono il panorama e indica anche le distanze da svariate città del mondo - Bangkok, 9270 chilometri) e ricerca del punto più fotogenico per immortalare l’esperienza

Alcuni cartelli in legno indirizzano verso il Seceda Ridge Trail, che percorrerebbe queste creste, anche se i luoghi interdetti da staccionate e divieti lo interrompono in più punti. Ed è proprio qui che si incontra il tornello. 

 

Come scrive il sito turistico ufficiale della Val Gardena, "l’accesso non è indispensabile, poiché la celebre vista panoramica si può già godere lungo la cresta sommitale". In effetti, è proprio così.

 

Una domanda sorge spontanea quando ci si trova di fronte all’ormai celebre "tornello del Seceda": il problema è rappresentato dal tornello oppure la sua discutibile presenza è l’esito naturale, quasi scontato, di un sistema più ampio e problematico?

 

Il tornello sorge all’interno di un terreno privato, attraversato dal sentiero che conduce a un pulpito di roccia (visitatissimo, nonostante una staccionata e dei cartelli vietino di raggiungerlo per questioni di sicurezza) capace di offrire uno scorcio particolarmente suggestivo sull’immensa onda di dolomia che, alzandosi dai pascoli, sembra in procinto di infrangersi sulla valle sottostante.

Tale pulpito (il cosiddetto "foto point" come viene chiamato nelle numerose locandine pubblicitarie che si incontrano durante l’avvicinamento) in pochi anni si è trasformato nell’approdo più ambito per migliaia di turisti. È lì che la montagna diventa magnetica, acquisendo una potente carica attrattiva; è lì che tutti desiderano salire, allo scopo di replicare il celebre scatto. Uno scorcio divenuto iconico, soprattutto in seguito alla decisione di Apple di proiettarlo su un megaschermo durante la presentazione di alcuni suoi prodotti, a partire dal 2017.

 

Centinaia di turisti al giorno, quindi, muniti di macchia fotografica o di smartphone, sborsano una discreta somma per acquistare il biglietto degli impianti, così da avvicinarsi rapidamente a quel pulpito, situato proprio a pochi passi dalla stazione terminale dell’impianto. Come è facile immaginare, questa dinamica garantisce alla società funiviaria un introito non indifferente.

Il pulpito, tuttavia, è appunto inserito all’interno di un terreno privato, improvvisamente calpestato da migliaia di turisti e, di conseguenza, oggetto di una maggiore manutenzione. L’idea del tornello – da quanto ci è stato spiegato sul posto – sembra nascere da un rudimentale principio di equità che, all’incirca, si articola così: se altre realtà possono contare su introiti generati anche e forse soprattutto da un terreno privato, perché l’opera di manutenzione del proprietario non dovrebbe essere riconosciuta?

 

A pochi metri dal tornello incriminato, un ragazzo del posto ha condiviso con noi un’interessante riflessione:

 

"Io, sinceramente, non giustifico il proprietario per questa decisione: penso che l’istallazione del tornello rischi di rivelarsi un pericoloso precedente: se replicato, potrebbe limitare il libero accesso ai sentieri in montagna. Tuttavia, allo stesso tempo, capisco le sue ragioni".

Se risulta difficile giustificare, quindi, resta importante comprendere, provando ad analizzare questa iniziativa nel contesto più articolato in cui si manifesta: il tornello si inserisce infatti nel solco di una montagna progressivamente rivelatasi un importante attrattore sociale e, di conseguenza, economico; una montagna già caratterizzata da una densa presenza di infrastrutture; una montagna già interessata da numerosi divieti a causa di incidenti nati dall’imprudenza di alcuni frequentatori.

 

Per evitare l’istallazione di nuovi tornelli o di altre discutibili soluzioni fai da te è dunque opportuno coinvolgere maggiormente i proprietari dei terreni attraversati da grandi flussi turistici; capire le loro esigenze, individuare dei punti di compromesso, incentivare un dialogo con i soggetti già che traggono lauti vantaggi dall’accresciuta presenza dei visitatori.

 

Ignorarli, invece, significa promuovere una gestione claudicante e incompleta: magari favorevole a qualcuno, ma non di certo alla qualità del territorio.

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