Distese di 'ometti' attorno al lago di Braies: "Ne ho presi a calci alcuni. Li ho visti ed è stato fastidioso". Ma quanti significati si nascondono dietro a questi pinnacoli di sassi?

Un elemento molto semplice, grezzo se vogliamo, si fa carico di un sistema di significati ampio, all'interno del quale emergono divergenze, ma in ogni caso capace di evidenziare l'importanza di andare oltre alle impressioni: perché superata la percezione è possibile incontrare un concetto o un'idea; perché l'oggetto spesso si fa scrigno di un mondo tutto da indagare

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Mucchietti di sassi disposti l’uno sopra l’altro seguendo fedelmente le leggi dell’equilibrio. Ometti vengono chiamati dai più.
Bene, ora che abbiamo definito il soggetto, proviamo a offrirgli un significato più articolato capace di superare la soglia della descrizione sintetica, prettamente legata all’aspetto visivo.
Cosa esprime il simbolo dell’ometto? Quali messaggi o informazioni evoca in chi lo incontra con lo sguardo?
Ecco che, davanti a noi, si apre un ventaglio di risposte. E queste risposte iniziano da una recente e originale polemica, nata – come spesso accade – sui social. Nel gruppo Facebook Dolomiti for beginners, utilizzato principalmente da turisti stranieri e che conta oltre 300 mila iscritti, nelle ultime ore sta montando l’avversione verso questi particolari pinnacoli di pietra.
"Oggi ho visitato il Lago di Braies per la prima volta. I tumuli di pile erano profondamente inquietanti. Qualcun altro ha percepito un'energia davvero oscura e sinistra?", scrive un utente commentando i numerosi ometti disposti attorno allo specchio d’acqua. Poi aggiunge: "Il lago in sé era bellissimo, ma queste pile di roccia mi hanno lasciato profondamente turbato e scosso fino al midollo".
Una sensazione di disagio che ha trovato riscontro nei numerosi commenti. C’è addirittura chi afferma di averne presi a calci diversi:
"Odio queste cose. Eravamo lì due anni fa e ho camminato attraverso e ne ho abbattuti un bel po'. Non si trovano naturalmente in natura. ‘Non lasciare traccia’. Tutti questi erano realizzati per le foto di Instagram".
Altri utenti lamentano di averli incontrati in mete turistiche delle Dolomiti ormai divenute celebri: "Li ho visti anch’io alle Tre Cime e sul Seceda, ed è stato fastidioso. Ho preso a calci alcuni di loro e ho urlato ai ragazzi intenti a realizzarli".
Chi è solito frequentare i rilievi alpini è tuttavia ben consapevole che l’ometto non dovrebbe avere una funzionalità esclusivamente decorativo-instagrammabile. Questa tendenza, anzi, è abbastanza recente. Nell’ometto, inoltre, non si può neppure solo leggere l’atavico desiderio umano di lasciare una personale traccia nel paesaggio.
Proseguendo il nostro viaggio nei significati associati a questo simbolo, incontriamo allora in esso anche un’accezione profondamente funzionale. A descriverla in modo efficace è Lorenzo Naddei su L’Altramontagna:
"Pensandoci bene, esiste un solo segnavia comune a ogni angolo delle Alpi, uguale dalle Marittime alle Giulie; è il più semplice e il meno invadente, né rosso né giallo, né tanto meno blu. Ormai confinato ai tracciati meno frequentati, ignorati o appena accennati dalla cartografia ufficiale, è rimasto l’unico in grado di regalare ancora un po’ di avventura, a richiedere un briciolo di senso dell’orientamento; l’unico a cui non basta un dito di neve per scomparire. Molto più di un segnale, è diventato col tempo quasi un vecchio amico, che si rivede sempre con affetto: caro, insuperabile ometto di pietre, quante volte ci siamo affidati a te!"
Infine, per completare questa breve panoramica di significati, c’è chi attribuisce allo sforzo meticoloso di offrire un equilibrio alle configurazioni anarchiche delle pietre – sovrapponendole in dimensione decrescente – una forma di pratica meditativa; quasi l’equilibrio dei sassi riuscisse a riflettere o ad offrire una stabilità intima, interiore, psicologica.
Ecco che un elemento molto semplice, grezzo se vogliamo, si fa carico di un sistema di significati ampio (qui ne abbiamo riportato solo qualcuno), come abbiamo visto anche divergente, ma in ogni caso capace di evidenziare l’importanza di andare oltre alle impressioni: perché superata la percezione è possibile incontrare un concetto o un’idea; perché l’oggetto spesso si fa scrigno di un mondo tutto da indagare.












