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Idee | 12 maggio 2026 | 19:00

4,3 milioni di euro per l'Appennino modenese: basteranno a invertire tendenze che si sono incancrenite in decenni di gestione non sempre ottimale di questi territori?

La vera sfida nelle aree interne è rendere i pochi servizi presenti più stabili, accessibili e sostenibili nel tempo. Evitando che tante belle progettualità rimangano legate alla durata dei finanziamenti

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Sostenere lo sviluppo di un modello appenninico capace di rendere più attrattivi i paesi, migliorare i servizi e offrire nuove opportunità alle comunità in quota: è con questo obiettivo, chiaro e condivisibile, che nasce per la montagna modenese la Strategia per le aree montane e interne (Stami).

 

Piccolo ma necessario antefatto. Con l’approvazione da parte del governo centrale della Strategia nazionale aree interne (Snai) – i nostri lettori ci perdoneranno per questa infilata di acronimi – arrivano oltre 4,3 milioni di euro specificamente per l’Appennino modenese. Le Stami sono uno strumento con cui la Regione Emilia-Romagna raggiunge gli obiettivi della programmazione integrata dei Fondi europei 2021-2027.

 

Eppure, letta con lo sguardo di chi vive ogni giorno le fragilità delle aree interne, la domanda – come si suol dire – sorge spontanea e diretta: questa tranche di denaro pubblico basterà a invertire tendenze che si sono incancrenite in decenni di gestione non sempre ottimale di questi territori?

 

Il progetto, tra le altre cose, parla di istruzione, sanità, governance. Tre pilastri essenziali, nulla da eccepire. Ma in un territorio dove la distanza dai servizi è strutturale, dove i giovani se ne vanno e dove la popolazione invecchia più rapidamente che altrove, ogni intervento rischia di essere la classica goccia in un mare infinito di necessità.

 

Poi, ovvio, da qualcosa bisogna pur partire.

 

I diciotto Comuni coinvolti – Fanano, Fiumalbo, Frassinoro, Guiglia, Lama Mocogno, Marano, Montecreto, Montefiorino, Montese, Palagano, Pavullo, Pievepelago, Polinago, Prignano sulla Secchia, Riolunato, Serramazzoni, Sestola e Zocca – formano un mosaico vasto e variegato. Coordinare le diverse esigenze è un’impresa meritoria ma non semplice. E se è vero, come sottolinea Iacopo Lagazzi – coordinatore della "Strategia Stami" nonché sindaco di Guiglia e consigliere provinciale con delega alla montagna – che questo finanziamento rappresenta "l’ultimo e molto atteso passo", è altrettanto vero che la montagna non si salva con un sol passo, ma con continuità e presidio fisico.

 

Infine, il presidente della Provincia di Modena e sindaco di Palagano, Fabio Braglia, richiama la necessità di politiche e strategie condivise per il bene della montagna. Un principio sacrosanto. Tuttavia, la storia recente delle nostre aree interne e ad alta quota insegna che la collaborazione istituzionale non sempre si traduce in risultati tangibili per chi vive nei paesi più piccoli: un ambulatorio che chiude, un’azienda che abbassa le saracinesche, una scuola che perde una classe hanno un impatto enorme per quei territori, a volte esiziale.

 

Gli interventi previsti – il recupero del seminario di Fiumalbo, la rinascita dell’ex scuola di Pescarola, gli ambulatori di prossimità, la telemedicina – sono segnali positivi. La telemedicina, ad esempio, è una risposta utile, ma non può sostituire la presenza di medici e infermieri.

 

Per capire le esigenze sanitarie del nostro Appennino, proprio recentemente siamo andati a trovare il medico di Frassinoro Davide Annovi. (L’articolo con il suo "sfogo", per chi volesse rileggerlo, è qui).

 

La vera sfida nelle aree interne – ci permettiamo questa piccola chiosa finale – è rendere i pochi servizi presenti più stabili, accessibili e sostenibili nel tempo. Evitando, questo sì, che tante belle progettualità rimangano legate alla durata dei finanziamenti.

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