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Idee | 04 giugno 2026 | 12:00

Quand'è che i bambini perdono entusiasmo per il mondo naturale? E quando, gli adulti, possono ritrovarlo?

Una riflessione su come la connessione con il mondo naturale subisca una flessione nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Se un seme esiste, tuttavia, sarà destinato a maturare in età adulta

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Per il secondo anno consecutivo ho partecipato a Penne amiche della scienza, iniziativa creata dall’omonima Associazione, con l’obiettivo di avvicinare, attraverso uno scambio epistolare, le classi quarte e quinte della scuola primaria e le prime e seconde della secondaria di primo grado a chi lavora nel mondo della scienza. Bambini che si stanno avvicinando al giro di boa della pre-adolescenza, e ragazzini da essa investiti in pieno, si trovano così a dialogare con scienziate e scienziati durante un intero anno scolastico. L’intuizione del progetto è stata quella di recuperare una pratica antica come quella della corrispondenza epistolare, adattandola ai nostri giorni e utilizzando quindi l’e-mail, senza però cadere nella trappola della velocità dei tempi moderni. Una lettera al mese perciò, in un’alternanza di botta e risposta tra l’adulto scienziato e i bambini/ragazzi. La lettera arriva inaspettata, dopo che le rispettive parti si sono prese il giusto tempo per pensare a cosa scrivere. Insomma, pur mancando il sapore della scoperta della busta nella cassetta delle lettere, dell’aprirla e tenere in mano un foglio di carta su cui si è posato l’inchiostro, il resto della storia è in realtà lo stesso.

 

Il percorso inizia tra ottobre e novembre e si conclude a maggio con l’incontro: dopo mesi che ci scriviamo, che ne dite di vederci? E anche in questo caso, se la lontananza geografica non consente l’incontro dal vivo, la tecnologia ci aiuta con la videochiamata. Eccomi quindi, qualche giorno fa, a concludere il mio anno epistolare proiettata sulla LIM della 4A di un istituto primario di Albenga, mentre nello schermo del mio piccolo portatile mi si paravano davanti una quindicina di bambini e le loro due maestre. Quindici testoline che finalmente mi restituivano un volto a quei nomi che sei mesi fa si erano presentati, nella loro prima letterina, raccontandomi ciascuno qualcosa di sé: nomi italiani, marocchini, bengalesi, indiani ed egiziani che ora avevano finalmente una fisionomia. Volti autentici sia nella diversità delle loro origini, che nella vicinanza di ciò che li accomuna, ovvero essere semplicemente dei piccoli esseri umani. Educati, curiosi rispetto al mio lavoro, pieni di domande sul mondo degli uccelli. Capisco che quei disegni di specie diverse di uccelli che mi avevano inviato in una delle lettere sono frutto della loro spontaneità, non di una qualche richiesta "dall’alto".

Rimaniamo a parlare quasi un’ora. Chiudo la chiamata con un misto di tenerezza e speranza. Se questi sono gli adulti del futuro, mi dico, forse siamo in buone mani. Poi però penso a come, varcati i cancelli della pre-adolescenza, spesso tutto cambia, e la natura non interessa più, scavalcata da quel grande caos di quegli anni in cui ci si sente come apolidi persino nel proprio corpo. Mi prende inizialmente lo sconforto, e mi chiedo dov’è che li perdiamo, com’è che non riusciamo a tenere vivo in loro quell’entusiasmo per il mondo naturale che li ha accompagnati fino a l’altro ieri. Incomincio a cercare qualche risposta, e finisco col trovare pagine e pagine di studi psicopedagogici che indagano proprio questo fenomeno. E sembra che, se una connessione con la natura esiste durante l’infanzia, questa in realtà non scompaia con l’adolescenza, piuttosto subisca una flessione, per poi generalmente recuperarsi in età adulta.

 

Torno quindi a pensare a quei bambini della 4A di Albenga e alla loro attenzione per la natura che li circonda. E torno a sperare negli adulti di domani.

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