Non saliva "alla ricerca dell'impresa memorabile; di questo non gli importava proprio niente". Nell'amicizia tra Primo Levi e Sandro Delmastro la montagna è un luogo di formazione e libertà

Nel capitolo "Ferro" del "Sistema Periodico", Primo Levi descrive l'amicizia con Sandro Delmastro, nata e cresciuta in montagna: "lassù" è possibile lo scambio reciproco di "qualcosa di vitale"; è una efficace metafora dei rapporti adeguati fra le persone in ogni contesto educativo. Esistono esperienze didattiche che dimostrano come frequentare la montagna sia un potente catalizzatore di questa dinamica virtuosa

Il corso Newmont - Comunicare un'altra montagna dell'Università degli Studi di Padova si propone di fornire strumenti utili a evidenziare luoghi comuni e informazioni erronee sulla montagna, nell’intento di guidare il lessico e la comunicazione audiovisuale al fine di valorizzare la complessità e la specificità storica, ambientale e territoriale delle nostre montagne. Questo blog raccoglie gli elaborati finali dei partecipanti all'edizione 2025 del corso. Le iscrizioni per l'edizione 2026 sono aperte fino al 28 settembre (tutte le informazioni sul sito www.unipd.it/newmont).
L'elaborato di Matteo Visintainer
"[...] Per lui tutte le stagioni erano buone. D'inverno a sciare, ma non nelle stazioni attrezzate e mondane, che lui fuggiva con scherno laconico [...]. D'estate, di rifugio in rifugio, ad ubriacarci di sole, di fatica e di vento, [...] ma non sulle cime famose, né alla ricerca dell'impresa memorabile; di questo non gli importava proprio niente. Gli importava conoscere i suoi limiti, misurarsi e migliorarsi".
Sono parole tratte da Ferro uno dei racconti de Il sistema periodico, Primo Levi scrive di Sandro Delmastro suo amico e compagno di studi universitari all'Istituto di Chimica torinese. Levi narra la nascita della loro amicizia e con essa l’inizio le sua attività di alpinista.
"[...] [Sandro] prese a sua volta occuparsi della mia educazione [...] aveva un'altra materia a cui condurmi, un'altra educatrice: non le polverine di qualitativa, ma quella vera, l'autentica Urstoff senza tempo, la pietra e il ghiaccio delle montagne vicine. Mi dimostrò senza fatica che non avevo le carte in regola per parlare di materia quale commercio, quale confidenza avevo avuto, fino ad allora, coi quattro elementi di Empedocle? Sapevo accendere una stufa? Guadare un torrente? Conoscevo la tormenta in quota? Il germogliare dei semi? No, e dunque anche lui aveva qualcosa di vitale da insegnarmi. Nacque un sodalizio, ed incominciò per me una stagione frenetica…"
Primo ci dice che l’amico lo condusse in montagna con un esplicito intento pedagogico, lo portò con sé verso luoghi che hanno "qualcosa di vitale da insegnare". L’andare per monti è descritto come un'occasione formativa, le montagne sono uno spazio di saggezza, mentori capaci di insegnare qualcosa di essenziale per vivere.
È un’esperienza che molti alpinisti hanno cercato di esprimere: l’ambiente montano come un’occasione di libertà e il luogo di circostanze favorevoli per imparare, riconoscere e far crescere la sensibilità verso ciò che è essenziale e perciò anche degno e desiderabile. Il tempo vissuto fra le cime e i boschi è descritto come un "tempo nobile" pur se carico di sfide e di fatiche, anzi prezioso proprio perché tale; un tempo desiderato, cercato e poi custodito nella memoria.
Nella stessa serie di racconti c’è né un altro intitolato Idrogeno che parla ancora di amicizia, quella con Enrico un altro collega che Primo incontrò sui banchi di scuola. In un passo Levi descrive gli effetti che ebbe su di lui l’istruzione impartita nella scuola: "A scuola mi somministravano tonnellate di nozioni che digerivo con diligenza, ma che non mi scaldavano le vene. Guardavo gonfiare le gemme in primavera, luccicare la mica del granito, le mie stesse mani, e dicevo dentro di me: capirò anche questo, capirò tutto, ma non come loro vogliono. Troverò una scorciatoia, mi farò un grimaldello, forzerò le porte".
invece
"Vedere Sandro in montagna [...] suscitava in me una comunione nuova con la terra e il cielo, in cui confluivano il mio bisogno di libertà, la pienezza delle forze, e la fame di capire le cose che mi avevano spinto alla chimica. Uscivamo all’aurora, strofinandoci gli occhi, dalla portina del bivacco Martinotti, ed ecco tutto intorno, appena toccate dal sole, le montagne candide e brune, nuove come create nella notte appena svanita, e insieme innumerabilmente antiche".
In un altro passaggio Primo descrive sé stesso e Sandro come "ricchi di merci da scambiare, come due mercanti che si incontrino provenendo da contrade remote e mutuamente sconosciute".
È una metafora che potremmo assumere per descrivere la natura ideale dei rapporti che si dovrebbero vivere in ogni contesto educativo, lo scambio reciproco esprime efficacemente ciò che anche la scuola è chiamata ad essere, la vocazione verso cui ogni livello di istruzione dovrebbe tendere.
Ci sono esperienze didattiche che dimostrano in modo limpido che la montagna è un potente catalizzatore di questa dinamica virtuosa: entrare insieme con degli studenti in una faggeta, salire una cima, attraversare una vallata, alzare lo sguardo, notare le tracce del passaggio di una bestia o camminare a lungo in silenzio durante un rientro, costituiscono una educazione dei fatti, ed anche una semplice "evidenza di bene" che è in qualche modo connaturale alla montagna stessa. L'attrazione verso gli spazi ampi ed aperti, e la percezione di una libertà possibile non hanno bisogno di lunghi discorsi teorici: originano con l’esperienza, e insieme con esse nasce il desiderio di condividerle, e così si annidano spontaneamente in profondità per rimanerci, vitali.
Molte situazioni nella mia storia professionale di docente confermano che è possibile lo scambio della "merce preziosa" che idealmente ciascuno di noi può essere per l'altro, succede persino fra studenti e docenti. Ma può accadere solo dentro la condivisione di un’esperienza, la frequentazione collettiva delle montagne consente di evadere la gabbia della trasmissione esclusiva di asettiche conoscenze anonime, per muoversi con semplicità verso la consegna del proprio percorso, delle sfide e della scoperte in un mondo che è "laggiù, fuori" e che finalmente vale la pena conoscere, rispettare e difendere.
Le montagne che Primo Levi ci descrive sono "nuove e insieme innumerabilmente antiche", nei programmi scolastici di scienze naturali si trova scritto "trasmettere l’idea dello scorrere del tempo geologico"; ma la percezione potente e vertiginosa del "deep time", il tempo profondo in cui si dipanano i fenomeni geologici non è una cosa che si può intuire solo attraverso le parole, è necessario costruire l’occasione per fare esperienza diretta degli effetti causati dalla dinamica della litosfera, vedere le testimonianze dell’orogenesi e cogliere l’azione dell’erosione: occorre salire in montagna.
All’inizio dello scorso anno scolastico una trentina di ragazzi del liceo dove insegno ha accettato la sfida che ho lanciato loro: mi hanno seguito sui sentieri delle Dolomiti di Brenta lungo i percorsi del geotrail. Lentamente siamo penetrati nel cuore del massiccio, salendo fino a immergerci pienamente nell’ambiente aspro e primitivo delle montagne. Lo studio sul terreno dei fenomeni geologici induce a fissare l’attenzione su avvenimenti che dilatano la nostra percezione del tempo e invita a considerare spazi ampi e vaste superfici che si torcono e si deformano pur essendo potenti strati di rocce calcaree. Insieme di fronte al fascino sublime di questi paesaggi aperti, ci siamo ritrovati con lo sguardo più acuto, più capace di stupore e perciò più umano.
Tornando in aula ci è capitato di sentirci come uno che abbia l’impressione di aver vissuto qualcosa che non si può esprimere facilmente a parole, una cosa in larga misura incomunicabile a chi non abbia fatto un'esperienza simile. Non si poteva desiderare un inizio migliore.
Immagine in copertina: Centro internazionale di studi Primo Levi

La comunicazione sulla montagna tende spesso a cadere in formule semplificate, che rispecchiano e rinforzano gli stereotipi più diffusi sulle aree montane italiane. Il corso Newmont - Comunicare un'altra montagna dell'Università degli Studi di Padova si propone di fornire strumenti utili a evidenziare luoghi comuni e informazioni erronee sulla montagna, nell’intento di guidare il lessico e la comunicazione audiovisuale al fine di valorizzare la complessità e la specificità storica, ambientale e territoriale delle nostre montagne. Questo blog raccoglie gli elaborati finali dei partecipanti all'edizione 2025 del corso. Le iscrizioni per l'edizione 2026 sono aperte fino al 28 settembre (tutte le informazioni sul sito www.unipd.it/newmont).












