Morì nel 2017 a causa di un incidente stradale. A nove anni di distanza è stato inaugurato un bivacco in sua memoria: recuperata una baita all'Alpe Averta (1932 metri)

Dal locale, dedicato a Enrico Fasciolo, sono stati ricavati sei posti letto, in appoggio al transito di scout ed escursionisti lungo il Sentiero Roma. Si tratta di uno tra i più noti e frequentati itinerari di trekking, concepito a partire dal 1928 dal Cai Milano, che si sviluppa per 54 chilometri prevalentemente a 2500 metri

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Una cerimonia semplice ma toccante, breve ma intensa. Domenica 31 maggio si è tenuta l'inaugurazione del bivacco dedicato alla memoria di Enrico Fasciolo, ingegnere bresciano e capo scout, prematuramente scomparso nel 2017 in un incidente stradale a 54 anni. L'operazione è l'esito del recupero di una baita presso l’Alpe Averta (1932 metri), ove sono stati ricavati sei posti letto, in appoggio al transito di scout ed escursionisti lungo il Sentiero Roma.
Si tratta di uno tra i più noti e frequentati itinerari di trekking, concepito a partire dal 1928 dal Cai Milano, che si sviluppa per 54 chilometri prevalentemente a 2500 metri di quota collegando, in un tempo variabile dai tre ai cinque giorni, la Val Codera alla Valmalenco, attraversando l’intera testata della Val Masino.
La Val Codera ha mantenuto fino a oggi le sue caratteristiche di territorio remoto, non essendo servita da infrastrutture viarie: i percorsi carrozzabili, infatti, si arrestano all’imbocco della valle, in corrispondenza dell’abitato di Novate Mezzola, alla modesta quota di circa 300 metri. Proprio in Val Codera lo Scautismo (giunto in valle nel periodo della sua clandestinità, durante il ventennio fascista) ha affondato fertili radici, stabilendo forti legami con la popolazione locale e coltivando gli ideali fondativi del movimento.
Su mandato della famiglia Fasciolo, e grazie a una donazione, la Fondazione e l’Ente Educativo Monsignor Andrea Ghetti - Baden, impegnati nell’attività sociale in Val Codera, hanno promosso e coordinato il cantiere, tramite il presidente Roberto D’Alessio e il project manager Carlo Valentini, mentre il progetto architettonico è stato redatto da Stefano Girodo e Lorenzo Serafin, membri dell'associazione culturale Cantieri d'alta quota, da anni impegnata nell'azione di sensibilizzazione al valore patrimoniale dei rifugi e bivacchi alpini.
Alla cerimonia d'inaugurazione hanno preso parte oltre 130 persone, che hanno affrontato il lungo avvicinamento, superiore alle cinque ore di marcia. Alla benedizione di don Lorenzo Bacchetta sono seguiti i brevi interventi di Roberto D'Alessio, che ha ricordato l'impegno collettivo per la buona riuscita del progetto, di Carlo Valentini e di Lorenzo Serafin, intervallati dai canti alpini del coro Le Rocce Roche, di cui Enrico Fasciolo faceva parte. Silvia Fasciolo ha presentato un pannello dedicato al fratello e collocato all'interno della struttura, recante la poetica testimonianza di una giovane scolta del Brescia 1, all'epoca impegnata in un impervio cammino, confortata dall'assistenza del capo Clan. Luca Gibello, presidente di Cantieri d'alta quota, ha sottolineato il ruolo memoriale incarnato da rifugi e bivacchi, ricordando che "una comunità civile che non rammemora è una comunità che non ha futuro". Enrico Calvo, responsabile Basi scout Val Codera, ha invece preferito invitare al silenzio, perché ciascuno potesse udire le voci della montagna.
Nel frattempo, l’iniziativa di recupero ha registrato degli sviluppi, considerando che l’Averta, non più sfruttata come alpeggio per il pascolo da oltre mezzo secolo, presenta una quindicina di fabbricati rurali abbandonati. Alla baita principale si aggiungerà un secondo fabbricato, da riqualificare anch’esso, con funzione di appoggio e magazzino. Per proseguire l’opera è stata aperta una raccolta fondi presso l’Ente Educativo Monsignor Andrea Ghetti - Baden.












