È l'ultimo ghiacciaio ad alimentare il fiume Brenta. Ora non riesce più a conservare la neve fino al termine dell'estate, la sua sopravvivenza è a forte rischio

Da almeno un secolo, un minuscolo ghiacciaio nascosto in un mondo verticale di Dolomia è l'unico che riversava le sue acque nel fiume Brenta. Scopriamo qualcosa di più sul poco conosciuto Ghiacciaio della Pala, gemma di ghiaccio delle Pale di San Martino e autentica curiosità geografico/glaciologica

Esistono molti modi per classificare i ghiacciai: in base alla dimensione, alla forma, alla temperatura o al loro comportamento dinamico. Tra le caratteristiche che li distinguono c'è anche la posizione geografica. Ancora più interessante, però, può essere la loro posizione idrologica.
Ogni ghiacciaio montano della Terra appartiene a uno specifico bacino idrografico: un sistema di corsi d'acqua che raccoglie le precipitazioni cadute sulla sua superficie e le convoglia verso il mare, oppure verso un altro fiume. Ad esempio, il ghiacciaio della Marmolada appartiene al bacino dell'Adige. Una goccia d'acqua prodotta dalla fusione del suo ghiaccio raggiunge prima l'Avisio, poi l'Adige e infine il Mare Adriatico.
Le cose possono essere un poco più complicate per i ghiacciai più estesi, dotati di diversi sottobacini. Il ghiacciaio dell'Adamello, ad esempio, rilascia le proprie acque nel Sarca e, in misura minore, nell'Oglio. Questo accade perché sulla sua superficie passa una linea spartiacque, ovvero il confine che separa due distinti bacini idrografici.
Nel nostro Paese il bacino che ospita la maggior parte dei ghiacciai è quello del Po, che raccoglie le acque di fusione dei ghiacciai disseminati dalle Alpi Marittime fino alle Retiche, passando per Lepontine e Cozie. Altri fiumi importanti da questo punto di vista sono l'Adige e il Piave. Nel primo ricadono molti dei ghiacciai dell'Ortles-Cevedale, delle Breonie e delle Venoste; nel secondo confluiscono le acque di gran parte dei pochi ghiacciai superstiti delle Dolomiti Orientali.
Esistono inoltre alcune interessanti eccezioni. Una manciata di ghiacciai italiani apparteneva infatti a bacini idrografici che sfociano all'estero. Alcuni piccoli ghiacciai alpini contribuivano ad alimentare il Reno, il Danubio, il Rodano o la Sava. Si tratta di ghiacciai presenti in minuscoli lembi di territorio situati oltre la grande linea spartiacque alpina: ghiacciai italiani dal punto di vista geografico, ma stranieri da quello idrologico.
Vi sono infine corsi d'acqua che ospitavano appena uno o due ghiacciai. È il caso del Brenta, del Tagliamento e del Tordino. Per quest'ultimo è ormai necessario usare il passato: il ghiacciaio del Calderone, unico ghiacciaio degli Appennini, apparteneva infatti al bacino del Tordino, ma da alcuni anni è considerato estinto. Le acque dei minuscoli ghiacciai residui delle Alpi Giulie e Carniche confluiscono invece nel Tagliamento.
Rimane il Brenta.
Questo fiume nasce in Trentino e attraversa la Valsugana e il Canale di Brenta prima di entrare in Veneto. Tocca Bassano del Grappa, sfiora Padova e raggiunge infine l'Adriatico nei pressi di Chioggia. Le montagne comprese nel suo bacino non sembrano a prima vista particolarmente adatte a ospitare ghiacciai. Vi ricadono infatti l'Altipiano dei Sette Comuni, il Lagorai, parte del massiccio del Grappa e altri rilievi che solo raramente superano i 2500 metri di quota. Esiste però un affluente del Brenta poco conosciuto che possiede caratteristiche decisamente più alpine: il Cismón.
È questo torrente a raccogliere le acque provenienti dalla porzione sud-occidentale delle Pale di San Martino, il più vasto gruppo dolomitico. Il punto più elevato dell'intero bacino del Brenta coincide proprio con il Cimón de la Pala (3184 m), la montagna simbolo di queste vette. Per essere ancora più precisi, sulla sua sommità si incontra un rarissimo punto triplo idrografico. A seconda del versante sul quale cade una goccia di pioggia o un fiocco di neve, l'acqua può raggiungere il Brenta, l'Adige oppure il Piave.
Le alte cime delle Pale superano più volte i tremila metri. Grazie alle quote elevate e alle abbondanti precipitazioni che interessano il massiccio, queste montagne hanno ospitato fino a tempi recenti diversi piccoli ghiacciai. Tra questi si nascondeva l'unico ghiacciaio appartenente al bacino idrografico del Brenta: il ghiacciaio della Pala.
È lui il protagonista dello scatto che accompagna l'articolo: una gemma di gelo incastonata in un mare di dolomia verticale. La fotografia è del 1927, ad opera del geografo, glaciologo e geologo Bruno Castiglioni, profondo conoscitore del glacialismo dolomitico.

La bellezza del ghiacciaio della Pala risiedeva nella sua capacità di riassumere tutte le caratteristiche tipiche dei ghiacciai dolomitici, nonostante le dimensioni ridotte. Protetto da pareti verticali e adagiato sul fondo di un ripido catino ombroso, riceveva ogni inverno enormi quantità di neve accumulata dalle valanghe. Era soprattutto questa alimentazione indiretta a consentirne la sopravvivenza.
Avrei potuto mostrare una fotografia recente di questo ghiacciaio, ma ho preferito non farlo. Un poco di ghiaccio sopravvive ancora lassù, ma è sempre più difficile individuarlo a causa della copertura detritica sempre più estesa. Il ghiacciaio non riesce più a conservare neve fino al termine dell'estate. Questo interrompe i processi di accumulo necessari alla formazione di nuovo ghiaccio e riduce ulteriormente le sue possibilità di sopravvivenza. Senza nuovo ghiaccio da produrre e da trasferire a valle, il ghiacciaio della Pala ha perduto anche il proprio movimento, trasformandosi in una silenziosa rovina glaciologica.
Silenziosa e solitaria. Un tempo il ghiacciaio rappresentava una via di accesso naturale verso la Pala di San Martino, elegante e ambita cima che oppose una strenua alle lusinghe dei pionieri dell'alpinismo dolomitico. Oggi, al posto del ghiaccio, affiora un terreno instabile e delicato, formato da rocce sciolte e detriti. Un ambiente severo, poco invitante da attraversare.
Forse è anche per questo che il remoto vallone del ghiacciaio della Pala è ormai un luogo del tutto dimenticato.
Eppure quella minuscola lingua di ghiaccio conserva ancora il primato geografico che da sempre lo contraddistingue: essere l'unico ghiacciaio del Brenta.

Una rubrica a cura di Giovanni Baccolo, ricercatore che si occupa di glaciologia e scienze della Terra negli ambienti freddi presso l'Università degli Studi di Roma Tre. I suoi interessi vanno dai ghiacciai polari ai terreni montani in quota. La passione per i mondi ghiacciati e per la divulgazione trovano spazio nel suo blog Storie Minerali. Fa parte del Comitato Glaciologico Italiano ed è membro della commissione scientifica del Servizio Glaciologico Lombardo e del comitato scientifico de L'Altra Montagna. Il titolo della rubrica riprende quello del libro pubblicato nel 2024 (I ghiacciai raccontano – Edizioni People) per raccontare l’importanza dei ghiacciai per il pianeta e per la nostra specie.














