"Motosega, trattore e verricello non bastavano più". Il lavoro in bosco è cambiato dopo Vaia e bostrico: "Rischi elevati, nuove macchine, modi diversi di pensare e lavorare"

"La tempesta Vaia ha determinato un enorme cambiamento nel lavoro forestale, spingendo le imprese ad investire nella meccanizzazione", spiega Giorgio Pielli, Dottore Forestale del Cifort - Consorzio Imprese Forestali del Triveneto e una delle voci narranti del film "Forest - il futuro ha radici antiche". Rimane però la necessità di garantire un futuro ai boschi colpiti dagli eventi estremi, operando al loro interno con attenzione e rispetto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Da poche settimane nelle sale cinematografiche è uscito Forest - il futuro ha radici antiche, un documentario che racconta di un corso di formazione al lavoro forestale nel contesto dei boschi colpiti da Vaia e bostrico. Viste le tematiche trattate, abbiamo scelto di proporre quattro brevi approfondimenti, con alcune delle voci narranti del film.
Le foreste alpine, negli ultimi anni, hanno subito numerosi fattori di disturbo. La tempesta Vaia, di fine 2018, ha abbattuto una superficie complessiva di bosco pari a quella del Lago di Garda. A seguito di Vaia è scoppiata l’epidemia di bostrico, un insetto autoctono che attacca l’abete rosso e che, a causa della presenza di tanti alberi abbattuti dal vento e di un clima sempre più caldo e secco, è proliferato enormemente, arrivando a superare il danno provocato dalla tempesta. È questo il contesto che fa da sfondo al documentario Forest - il futuro ha radici antiche, diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon e prodotto da Cineblend. Nel film due ragazze e due ragazzi si cimentano per la prima volta con il lavoro forestale in un ambiente non certo semplice, come quello dei boschi dell’Altipiano di Asiago colpiti da Vaia prima e dal bostrico poi.
Fin dalle prime fasi di queste emergenze, il lavoro degli operatori forestali si è rivelato fondamentale: per liberare le strade, per mettere in sicurezza il territorio e per recuperare il prezioso legno di abete rosso, un grande valore per le comunità alpine. Ma immediatamente si è anche capito che lavorare tra gli alberi schiantati dal vento, con tronchi di 30-40 metri di lunghezza disposti come un enorme shanghai riversato sui ripidi versanti di montagna, sarebbe stato rischiosissimo. Per questo la formazione degli operatori si è rivelata fondamentale, come viene raccontato nel film.
"La tempesta Vaia ha determinato un enorme cambiamento nel lavoro forestale, spingendo le imprese ad investire nella meccanizzazione", spiega Giorgio Pielli, Dottore Forestale esperto in sicurezza e cantieristica del Cifort - Consorzio Imprese Forestali del Triveneto e una delle voci narranti del film. "Rendendosi conto del rischio di lavorare in situazioni così complesse, ma anche della necessità di movimentare enormi volumi, le imprese hanno capito che motosega, trattore e verricello non bastavano più. Così hanno iniziato a comparire più teleferiche, ma anche macchine complesse come harvester e forwarder, prima assai rare in ambiente alpino".

Una spinta all’innovazione è stata data anche dall’arrivo, sulle nostre montagne, di ditte estere molto organizzate dal punto di vista della meccanizzazione. Se è vero, da un lato, che queste imprese sono state viste con sospetto, dall’altro la loro presenza ha rappresentato un’occasione alle imprese locali per "aprirsi al mondo", osservando come si lavora in altre parti d’Europa. "Questo", spiega Pielli, "unito alle necessità descritte in precedenza, ha portato a un nuovo modo di pensare e di organizzare non solo i cantieri, ma anche le aziende stesse, che in pochi anni si sono molto evolute".
"Vaia, bostrico, rischi elevati, nuove macchine, modi diversi di pensare e lavorare: c’è stata una grande ventata di novità", sottolinea il tecnico. "E questo ha attivato non solo le imprese, ma anche gli enti pubblici e chi si occupa di formazione, portando da subito all’organizzazione di numerose attività formative e di informazione, in particolare sul tema della sicurezza. Questo ha fatto sì che, nonostante gli enormi volumi movimentati, gli infortuni gravi e mortali siano stati relativamente contenuti. Ma oltre alla sicurezza, questo insieme di novità ha permesso anche alla formazione stessa di cambiare, introducendo nuove tecniche, nuove attrezzature e un modo più pratico-operativo di affrontare i corsi".
Come racconta il documentario "Forest - il futuro ha radici antiche", però, l’attenzione alla sicurezza e l’uso di macchine innovative non bastano. Questi aspetti, fondamentali, devono sempre muoversi in costante equilibrio con la necessità di garantire un futuro ai boschi colpiti dagli eventi estremi, operando al loro interno con attenzione e rispetto. Anche questo, come quelli già elencati, è un insegnamento portato dalla situazione di crisi che si è andata determinando attorno ai boschi alpini. Una lezione che, come suggerisce il film, merita di essere trasmessa tra generazioni, guardando al futuro dei boschi e delle comunità che vivono in montagna.
Il trailer del film:












