"Una panca bruciata, scritte ovunque, la stufa rotta: volevamo chiudere il bivacco e mollare tutto. Poi ho letto il libro degli ospiti: mi sono dovuto sedere tale era la commozione"

Dal Massiccio del Grappa, la storia della "Baracca degli Ufficiali". A raccontarcela è uno dei volontari che l'hanno ripristinata e curata per anni, facendone un bivacco per gli escursionisti. Tra i ripetuti vandalismi e lo sconforto di chi se ne occupava: il lieto fine nelle pagine del libro

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Accadde dieci anni fa: il bivacco posto in cima a Monte Palon, frutto di tante fatiche, venne vandalizzato da un gruppo di ignoti, di cui poi si venne a sapere l'identità. Senza prove concrete, però, i responsabili non poterono essere accusati. Da allora il bivacco più volte è stato usato in maniera sconsiderata. Marino e gli Alpini con pazienza hanno pulito, ogni volta, finché... Finché era venuta la voglia di smantellare tutto. Fu bruciato persino il libro di bivacco, una panchina e le sponde di un letto a castello. Dissi a Marino di non mollare, ma io stesso non salii più per anni".
In un post affidato ai suoi canali social, Luca Turchetto, un artigiano di Setteville, nel pedemonte bellunese racconta la storia del bivacco "Baracca degli Ufficiali", sul Monte Palon nel Massiccio del Grappa. Da sempre appassionato della Grande Guerra, è stato rievocatore storico e ha collaborato con gli Gruppo Alpini di Possagno e con le associazioni che si occupano del recupero delle trincee. Per approfondire la vicenda del bivacco, abbiamo intervistato l’autore del post.

Tutto nasce nel 2003, quando gli Alpini e l’ex Guardia Forestale hanno voluto dare vita ad un percorso della memoria che attraversa il Massiccio del Grappa. Il cammino ripercorre le trincee del Monte Palon, punto d'osservazione fondamentale durante la Grande Guerra, e si dirige verso Cima Grappa, quindi il Monte Tomba e la pianura verso il Piave. "Con il Gruppo Alpini di Possagno collaboro da anni, soprattutto con Marino Finato, che segue il Percorso della Memoria. Quel percorso è il frutto del lavoro di tantissimi volontari: è davvero un'opera incredibile".
Parliamo di una zona strategicamente centrale durante la prima guerra mondiale, dove sono stati scavati chilometri di trincee e due baracche di appoggio: una alla base del Monte Palon e una sulla cima. Quest’ultima è l’oggetto del nostro racconto.
"Qualche anno fa è nata l'idea di recuperare quel luogo. Volevamo creare un bivacco escursionistico: un posto dove chi percorre questi sentieri potesse fermarsi, dormire, trovare una stufa e un tavolo. Lo abbiamo ricostruito ispirandoci a come doveva essere durante la guerra: castelli di legno per i letti, una stufa spartana, panche semplici. Volevamo che ricordasse, almeno un po' come vivevano i soldati allora".
Così la baracca è stata ristrutturata e resa accessibile liberamente, arredata in maniera semplice ma sufficiente ad accogliere gli escursionisti che si trovassero a percorrere quei luoghi così profondamente segnati dalla storia contemporanea. Il vicino Rifugio Monte Palon, raggiungibile in auto, dista appena un quarto d'ora a piedi dal bivacco; tuttavia c’era chi – proprio con spirito commemorativo, o di passaggio per cammini più lunghi (di lì passano il sentiero europeo E7 e il 141) – sceglieva di passarvi la notte.

"Per tanti anni tutto è andato bene. Poi qualcuno, vista la comodità, ha iniziato a usarlo per fare baldoria. All'inizio erano episodi sporadici, ma una decina di anni fa è successo qualcosa di davvero devastante. Un gruppo di ragazzi ha distrutto il bivacco: avevano lasciato tracce di vomito, spaccato tutto, lasciato bottiglie ovunque. Marino, che il giorno dopo è salito a vedere, è rimasto sconvolto".
"Lo sconforto era tanto. Dopo tanto lavoro, fatica e ore di dedizione, un luogo di pace era diventato meta di perdizione di gente senza un minimo di rispetto e di ritegno".
In quel momento, i volontari hanno pensato di smantellare tutto, di dire basta e chiudere la baracca. Poco più tardi, il giorno stesso in cui gli Alpini avevano ripulito il sentiero, un gruppo è salito con borse di birra e cibo, e il giorno dopo il bivacco era di nuovo pieno di immondizia. Vicino al rifugio sottostante avevano lasciato un sacco pieno di bottiglie - racconta Turchetto - come fosse un ringraziamento. Questa volta, però, erano già state fotografate le targhe delle auto e tutto è stato inserito nella denuncia".
Preso dallo sconforto, lo stesso Luca Turchetto non salì al bivacco per diversi anni, mentre l’alpino Marino Finato continuava – seppur sporadicamente – ad andare a sistemare quel che poteva.
"Un giorno dopo tanti anni sono tornato sul bivacco di cima Palon", continua Turchetto. "Il bivacco che assieme agli alpini e Marino ho costruito e arredato, non era più quello di un tempo. Poi ho preso il libro di bivacco e ho letto. Mi sono dovuto sedere tale era la commozione".
C'era chi raccontava di aver percorso le trincee e poi di essersi fermato lì a riflettere, chi scriveva della fortuna di vivere in pace, della fatica immensa affrontata dai soldati e di quanto sia fragile la pace. "Arrivano dopo aver visitato il Percorso della Memoria, si siedono, bevono un tè, magari accendono la stufa d'inverno e si prendono un momento di silenzio. Era proprio questo il senso del bivacco. Passano famiglie, bambini, coppie, persone di ogni età. Il flusso di visitatori rispettosi è davvero grande e sarebbe un peccato rinunciare a tutto questo per colpa di pochi".
È stato allora che Luca ha ritrovato l’importanza di tenere vivo quel luogo, così importante per la comunità. "Ho compreso allora che per la maleducazione di pochi non possono pagare in molti. Ci sono molte brave persone che frequenta non la montagna, e meritano di avere un luogo dove fermarsi, riposare e pensare".
"Oggi il bivacco è in condizioni pietose", prosegue Turchetto. "Ci sono scritte dappertutto, la stufa è stata rotta, una porta è stata spaccata, una panca è stata bruciata. Adesso l'idea è sistemare tutto come si deve, e riportarlo a nuovo".
Tuttavia, l’impegno più consistente sarà quello di tutelare la baracca da nuovi vandalismi. "Pensiamo di installare delle fototrappole e collaborare con i Carabinieri Forestali per tenere il luogo sotto controllo. Io collaboro come volontario insieme agli Alpini, soprattutto per la parte elettrica, ma è tutto volontariato. Anche il materiale lo acquistiamo con le offerte e con quello che raccogliamo durante le visite guidate. Quei soldi servono per fare manutenzione, tagliare l'erba, comprare la miscela per gli attrezzi e sistemare ciò che si rompe".
Oggi, sul Percorso della Memoria, i volontari organizzano anche visite guidate e serate in notturna. "Accompagniamo le persone lungo il sentiero fino al bivacco, raccontiamo la storia di quei luoghi e vediamo la gente emozionarsi. Ci ringraziano, si commuovono. È anche questo che ci ha dato la forza di non mollare, quando dopo tanti atti vandalici stavamo davvero perdendo la voglia di andare avanti".
"Il Grappa offre opportunità straordinarie dal punto di vista storico, naturalistico e paesaggistico. Ben venga il turismo – conclude Turchetto - ma bisogna educare le persone a capire che la montagna non è un parco giochi. Ci sono tanti posti dove fare festa. Il Monte Palon non è uno di quelli. È un luogo dove la montagna diventa custode di memorie, e merita rispetto".












