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Storie | 08 luglio 2026 | 06:00

Un Pride in un paese di appena 50 abitanti, a 1.280 metri: "Un senso di solitudine accomunava tante persone, per questo eravamo così numerosi per essere in un piccolo comune di montagna"

La manifestazione dedicata alle minoranze Lgbtq+ più vicina si trovava a oltre un’ora di distanza. Così, alcuni ragazzi giovanissimi che vivono e lavorano ad Ostana, hanno dato vita al Monviso Pride: secondo gli organizzatori nientemeno che il "pride più alto d’Italia". Un evento che ha portato in paese un pubblico di diverse volte maggiore il numero di abitanti, pur riuscendo a coinvolgere direttamente la comunità

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"C'era un sacco di gente e ci ha emozionato tantissimo il fatto di essere così numerosi per una parata in un piccolo comune di montagna. A Ostana una partecipazione del genere non l'avevamo mai vista".

 

Può una manifestazione come il Pride arrivare a riempire un paese fino a sette volte il numero dei suoi abitanti? Ad Ostana, comune di poche decine di abitanti del cuneese, la proporzione dev’essere stata più o meno quella sabato scorso.

 

Parliamo della terza edizione del Monviso Pride, tenutasi ad Ostana il 4 luglio, ideato e curato dall'associazione Ostana Giovan3 Aps. L'inclusione – sembra voler ribadire quest’iniziativa – non ha limiti altimetrici: ecco perché, anche ai 1300 metri di Ostana, la manifestazione ha riscosso un ampio successo.

 "Scalando una montagna di pregiudizi" (questo il motto dell’evento) è partito alle 16 dall'Ala del Villo, e ha attraversato le vie del piccolo paese del cuneese per dirigersi al giardino della Galaberna, dove la giornata di festa si è conclusa con una cena comunitaria e un concerto live.

 

"Siamo tutti emozionati da questo Pride. Vedere così tante persone percorrere i cinquecento metri scarsi della parata, dall’Ala fino al comune, è stato incredibile". A raccontarci la giornata è Ginevra Dal Canto, membro del direttivo di Ostana Giovan3.

 

"Questa edizione è stata magica. Ci siamo impegnati tutti tantissimo e credo sia l'edizione in cui abbiamo portato più persone in assoluto. Ostana conta ufficialmente circa cinquanta abitanti residenti tutto l'anno e, secondo noi, abbiamo portato un pubblico ampio almeno sette volte tanto. Non possiamo dare numeri precisi perché non abbiamo contato tutti i partecipanti, ma la piazza era piena. Abbiamo servito la cena a circa centotrenta persone e i presenti erano molti di più di quanto ci aspettassimo. È stato davvero molto bello".

La prima edizione del Monviso Pride, tre anni fa, era stata piuttosto improvvisata, racconta Dal Canto. "L'abbiamo decisa un mese prima e l'abbiamo realizzata così, con la consapevolezza che avrebbe potuto essere criticata, ma anche con l'idea che fosse meglio partire subito: strappare il cerotto in fretta e poi migliorare strada facendo".

 

Il collettivo (poi associazione) di Ostana Giovan3, è composto da una manciata di giovani che lavorano nel turismo: di questi molti sono residenti, alcuni hanno la seconda casa e altri ancora vi lavorano solamente. Negli anni, questi giovani hanno lavorato molto sul coinvolgimento della comunità locale nelle loro iniziative.

 

"Già il primo anno ci siamo riusciti grazie alla collaborazione delle imprese del territorio, che sono state estremamente disponibili, fornendoci tutto, dal cibo alle bevande, fino alle cose più semplici. Questo ci ha permesso di costruire un rapporto con la comunità".

 

E questa scelta sembra aver portato i suoi frutti. Ad aprire il corteo c’era l'ape del Comune guidata dai consiglieri comunali, e dalle balconate della via centrale si affacciavano gli storici abitanti del paese.

Non solo. "Nelle settimane precedenti, durante la preparazione delle decorazioni, delle bandierine e di tutti gli allestimenti, la gente che passava e ci vedeva preparare, si fermava e diceva: ‘Ah, ma fate ancora la festa come l’anno scorso? Che bello!’. Questo ha aperto spazi di dialogo che poi si sono tradotti nella loro presenza all'evento".

 

Un altro espediente, ancor più sottile, che l’associazione ha utilizzato per coinvolgere gli abitanti nei festeggiamenti, è stato quello di pensare un momento dedicato proprio alla popolazione locale. In che modo? I balli occitani.

 

"Sappiamo benissimo che a Ostana, se organizzi dei balli occitani, gli abitanti arrivano. Abbiamo quindi scelto di farli prima della partenza della parata, così da far arrivare le persone, mostrare loro che il Pride c'era e che potevano partecipare anche loro".

 

La giornata è iniziata alle quattro del pomeriggio proprio con i balli occitani. Poi c’è stata la parata seguita dagli interventi di rappresentanti politici e delle associazioni. Verso le otto abbiamo iniziato a servire la cena al Rifugio La Galaberna e, dopo cena, è iniziata la musica dal vivo. "Si sono esibiti tre ragazzi giovani della zona che si sono resi disponibili a suonare a Ostana. Era da un po' che non c'era musica dal vivo pensata per i giovani".

Ma com’è nato tutto questo? Qualche anno fa, in occasione delle elezioni comunali, la nuova amministrazione aveva riunito tutti i giovani che gravitavano attorno a Ostana: residenti, persone che ci lavorano tutto l'anno e persone che ci lavorano solo durante la stagione.

 

"Ci hanno fatto una domanda molto semplice – racconta Ginevra – ‘Che cosa volete voi da Ostana?’. Per la prima volta ci è stato chiesto quali progetti avessimo, quali idee e che cosa volessimo fare per il paese".

 

Da quell'incontro è nato un gruppo WhatsApp. "Abbiamo iniziato a parlare tra di noi e si è formato un piccolo gruppo composto soprattutto da chi viveva lì tutto l'anno. Da quelle conversazioni è nata la prima idea: organizzare un Pride. Una delle ragazze del gruppo ha proposto questa possibilità e, dopo un periodo di lavoro e preparazione, siamo riusciti a realizzarla".

 

All'inizio non era pensato per la comunità locale, ma semplicemente come qualcosa che il collettivo faceva per sé. Poi la cosa ha preso un’altra dimensione.

"Il più vicino è quello di Cuneo, che dista più di un'ora di macchina. In passato avevamo provato a organizzare qualcosa a Paesana, ma senza grande successo. Per questo il nostro Pride è nato da un'esigenza molto personale. Quando però abbiamo visto che le persone arrivavano, che avevano piacere ad esserci e che avevano bisogno proprio di uno spazio come quello, abbiamo capito che stavamo rispondendo a un'esigenza collettiva".

 

Il Pride, secondo Dal Canto, è importante come spazio di rivendicazione, non solo per le minoranze Lgbtq+, ma anche per gli abitanti di un piccolo paese alpino che di una cinquantina di abitanti.

 

"Si pensa sempre che in provincia certe cose non si possano fare perché non arriva abbastanza gente o perché la gente vuole star sola. Noi invece abbiamo provato e ci siamo accorti che c’era un senso di solitudine ad accomunare tante persone. È stato proprio quel bisogno a far ritrovare tutti lì, al Pride. Persone sono arrivate perfino da Torino per sentirsi parte di qualcosa, di una comunità reale e piccola, diversa da quella dei grandi Pride cittadini".

 

Durante la parata, qualcuno ha voluto complimentarsi con Ginevra: "Questi sono i Pride che nascono davvero dal basso, quelli capaci di un forte senso di comunità e di appartenenza".

"È vero", ha risposto lei. "Il nostro Pride è nato dalla volontà di fare qualcosa in cui noi ci riconoscevamo e che sentivamo nostro. Fa impressione pensare che non siamo più soltanto noi cinque a volerlo fare, ma che ci sono così tante persone che desiderano partecipare; che vogliono esserci per vivere insieme quel momento".

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