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Storie | 26 luglio 2026 | 12:00

Una reggia tra i boschi: prima monastero certosino, poi residenza di villeggiatura dei Savoia e oggi bene monumentale visitabile. Il Castello di Casotto tra storia e futuro

Casotto è diversa dalle altre regge sabaude soprattutto per la sua posizione: non domina una città e non è circondata da grandi giardini. Qui il paesaggio è quello della montagna: boschi, vallate e pendii. Dopo la fine della monarchia, il castello attraversò una fase di progressivo abbandono, prima dei restauri che hanno permesso la riapertura al pubblico. Quale ruolo può avere un luogo come questo in una valle montana che, come altre, sta cercando nuove prospettive di sviluppo?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Tra le residenze sabaude aperte al pubblico, il Castello Reale di Casotto è probabilmente una delle meno conosciute. Si trova in Val Casotto, nel comune di Garessio (nel Cuneese), a poco più di mille metri di quota, lontano dai percorsi che ogni anno portano migliaia di visitatori nelle regge attorno a Torino.

 

La sua storia, però, è tutt'altro che marginale. Prima monastero certosino, poi residenza di villeggiatura della famiglia reale e oggi bene monumentale visitabile, Casotto racconta quasi nove secoli di vicende che si intrecciano con quelle della valle. E, in qualche modo, parla anche del futuro di queste montagne.

 

Le origini del complesso risalgono al Medioevo, quando in questa valle sorse una delle prime certose d'Italia. L'isolamento, la presenza di acqua e l'abbondanza di boschi rendevano questo luogo adatto alla vita monastica. Per secoli i certosini non si limitarono alla dimensione religiosa, ma gestirono terreni, boschi e attività agricole, contribuendo a modellare il paesaggio della valle.

 

Nel corso dei secoli il complesso cambiò più volte aspetto, fino alla svolta dell'età napoleonica, con la soppressione degli ordini religiosi. Nel 1837 arrivò Carlo Alberto di Savoia, che acquistò l'antica certosa trasformandola in una residenza di villeggiatura e in una base per le battute di caccia.


Casotto è diversa dalle altre regge sabaude soprattutto per la sua posizione. Non domina una città e non è circondata da grandi giardini. Qui il paesaggio è quello della montagna: boschi, vallate e pendii che facevano parte della vita quotidiana della residenza reale.

 

Visitando gli appartamenti si percepisce bene questo contrasto. All'esterno il paesaggio della valle; all'interno sale, camere, arredi e oggetti che restituiscono uno spaccato della vita della corte nell'Ottocento. La montagna, allora, aveva un significato diverso da quello di oggi. Era un luogo di villeggiatura, di caccia e di soggiorni lontani dalla vita politica della capitale.

 

Il rapporto tra i Savoia e la montagna ha lasciato tracce in gran parte delle Alpi piemontesi e valdostane. L'esempio più conosciuto è quello del Gran Paradiso, dove la riserva reale di caccia avrebbe poi dato origine al primo parco nazionale italiano. Casotto appartiene a quella stessa stagione storica, anche se con caratteristiche proprie.


 

 

Un patrimonio che guarda al territorio

 

Dopo la fine della monarchia, il castello attraversò una fase di progressivo abbandono, prima dei restauri che hanno permesso la riapertura al pubblico. 

 

Oggi, però, la sfida non riguarda soltanto la conservazione dell'edificio. Il tema è capire quale ruolo possa avere un luogo come Casotto all'interno di una valle che, come molte aree montane, sta cercando nuove prospettive di sviluppo.

 

Il turismo culturale può rappresentare uno degli elementi di un'offerta più ampia, insieme all'escursionismo, alla rete dei sentieri, ai piccoli borghi e al patrimonio naturalistico. Un aspetto che assume ancora più importanza nelle montagne di media quota, dove il modello costruito quasi esclusivamente attorno allo sci mostra ormai da anni i suoi limiti.

 

A pochi chilometri dal castello si trova Garessio 2000, nata negli anni dell'espansione dello sci e oggi impegnata a ripensare il proprio futuro. Sono due realtà molto diverse, ma entrambe raccontano le trasformazioni che stanno interessando questa parte delle Alpi Liguri.

 

Il rischio, quando si recupera un edificio storico, è che rimanga un luogo visitabile ma scollegato dal territorio. Casotto, invece, sembra avere caratteristiche diverse. La sua storia è legata alla valle, ai boschi e al paesaggio che la circonda. Chi arriva fin qui difficilmente visita soltanto il castello: percorre la valle, attraversa piccoli paesi, incontra sentieri e scopre un territorio che conserva ancora ritmi lontani da quelli delle principali località turistiche.

 

Naturalmente un edificio storico non basta, da solo, a risolvere i problemi economici o demografici delle aree interne. Può però contribuire a costruire un'identità e a rafforzare un'offerta capace di mettere insieme cultura, natura e turismo lento.

 

In fondo è questo il filo che attraversa tutta la storia di Casotto. Per secoli l'isolamento è stato uno degli elementi che ne hanno determinato la nascita e lo sviluppo. Oggi quello stesso contesto, che un tempo favoriva la vita monastica e poi le villeggiature dei Savoia, può diventare una delle risorse su cui costruire il futuro della valle.

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