Non misuriamo più come si comportano, ma quanto rapidamente scompaiono: la giornata internazionale dei ghiacciai invita ad alcune riflessioni

La giornata internazionale dei ghiacciai arriva in un momento in cui l’attenzione globale è altrove. La politica internazionale sembra anzi correre nella direzione opposta rispetto alla tutela del clima e dei ghiacciai. La criosfera, uno dei pilastri del nostro pianeta, dovrebbe essere al centro delle discussioni e degli impegni internazionali, non relegata tra i temi secondari o alla peggio esibita un giorno all'anno come una bandierina colorata

Ho iniziato a studiare i ghiacciai circa quindici anni fa. La giornata internazionale dedicata a questa meravigliosa manifestazione del mondo naturale non può quindi lasciarmi indifferente. Ci sono però pensieri contrastanti, amplificati dalla fragilità della criosfera al tempo del cambiamento climatico.
È sicuramente positivo che, almeno per un giorno, la civiltà umana si ricordi dei ghiacciai e dedichi loro attenzione e approfondimenti. E quest’anno, da questo punto di vista, è anche particolarmente significativo. L’ONU aveva infatti dichiarato il 2025 anno internazionale per la protezione dei ghiacciai: numerosi eventi sono stati organizzati ovunque e l’attenzione su questi argomenti è rimasta alta per tanti mesi.
Quest’anno sarebbe quasi naturale aspettarsi un calo dell’attenzione, anche perché a dominare i nostri pensieri sono probabilmente le notizie in arrivo dal Medio Oriente e dagli altri teatri di guerra sparsi per il globo. Ed è proprio qui che voglio arrivare con questa breve riflessione.
Una nuova grande guerra è scoppiata e, come già accaduto negli scorsi decenni, il controllo dei combustibili fossili è ancora una volta al centro degli interessi che muovono gli eserciti coinvolti. In questi stessi giorni ho letto altre notizie: il giubilo per la scoperta di un nuovo grande giacimento di gas naturale al largo della Libia, la soddisfazione dei produttori di idrocarburi per l’aumento dei prezzi e l’arrivo di imminenti dividendi. Potrei andare avanti ricordando il recente e definitivo ritiro degli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi, avvenuto formalmente poche settimane fa, e l’intenzione di allentare la tutela ambientale sui ghiacciai in Argentina per favorire le operazioni dei grandi gruppi minerari.
Se da una parte la comunità internazionale ritiene utile e importante tutelare i ghiacciai e il clima del pianeta, dall’altra gli interessi dei singoli paesi e delle multinazionali sembrano semplicemente fare finta che tutto questo non esista.
Non sono tempi felici per i ghiacciai. Ed è proprio questa percezione che rende la giornata internazionale dei ghiacciai, per certi versi, un po’ vuota. I simboli funzionano sempre bene: incoraggiano ognuno di noi ad abbracciarne il significato, a dedicare qualche minuto al "tema del giorno". Ma poi cosa rimane? L’esplosione di ghiaccio e ghiacciaio che oggi colorerà i media e i social di mezzo mondo avranno un qualche effetto?
Pochi mesi fa un bellissimo studio ha sviluppato una nuova metrica per valutare lo stato di salute della criosfera: il tasso di estinzione dei ghiacciai. Chi monitora i ghiacciai sta smettendo di segnare con delle tacche la posizione dei ghiacciai raggiunta anno dopo anno, preferisce invece concentrarci sulla scomparsa definitiva. Ormai non basta più misurare il ritiro o l'assottigliamento, in molti casi sta diventando impossibile farlo perché tanti ghiacciai sono così piccoli e nascosti che la variazione della loro geometria diventa sempre più difficile da valutare quantitativamente. Questo sviluppo della glaciologia rende perfettamente l’idea dello stato della criosfera.
Viva i ghiacciai, dunque, e viva la loro giornata internazionale. Cerchiamo però di costruire questa esultanza sulla solida consapevolezza che quel mondo fonde sotto i nostri occhi. I ghiacciai sono meravigliosi e, come mi piace definirli, sono un pilastro del nostro pianeta, non un semplice ornamento delle terre alte. Certo, non sarà il modo in cui vivremo questa giornata a determinare l’impegno della comunità internazionale per il clima e la sua tutela. Può però essere un punto di partenza: uno dei tanti che insieme possono davvero spostare le montagn, o meglio, rallentare il declino di un ghiacciaio.
In apertura: immagine satellitare del Campo di Ghiaccio Patagonico Settentrionale (Euoropean Space Agency)

Una rubrica a cura di Giovanni Baccolo, ricercatore che si occupa di glaciologia e scienze della Terra negli ambienti freddi presso l'Università degli Studi di Roma Tre. I suoi interessi vanno dai ghiacciai polari ai terreni montani in quota. La passione per i mondi ghiacciati e per la divulgazione trovano spazio nel suo blog Storie Minerali. Fa parte del Comitato Glaciologico Italiano ed è membro della commissione scientifica del Servizio Glaciologico Lombardo e del comitato scientifico de L'Altra Montagna. Il titolo della rubrica riprende quello del libro pubblicato nel 2024 (I ghiacciai raccontano – Edizioni People) per raccontare l’importanza dei ghiacciai per il pianeta e per la nostra specie.















