Novità per gli appassionati di cucina in Trentino: ora in bosco si può raccogliere fino a mezzo chilo di aglio orsino al giorno. È entrato a fare parte delle specie legate alle "antiche consuetudini locali"

L'aglio orsino è una pianta erbacea riconoscibile per il forte odore di aglio delle foglie, diffusa soprattutto nei boschi di latifoglie in zone fresche e umide. Ingrediente base di molte ricette della tradizione trentina e apprezzatissima dai grandi chef, la specie è ora raccoglibile da tutti rispettando i limiti di quantità giornaliera. Buona raccolta a tutti gli appassionati, ma attenzione alle cugine velenose

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Regolamentata la Raccolta dell'Aglio Orsino in Trentino!". A darne notizia è il Parco Naturale Adamello Brenta attraverso i suoi canali social, riportando quanto specificato dalla Giunta Provinciale nelle delibere numero 204 e 207 del 13/02/2026.
Dietro il suo nome c’è una leggenda: si dice che gli orsi ne siano ghiotti appena escono dal letargo, sarebbe apprezzato da questi carnivori per le sue proprietà depurative. L’aglio orsino, Allium ursinum L., è una pianta erbacea spontanea della famiglia delle Amaryllidaceae (un tempo Liliaceae), strettamente imparentata con aglio e cipolla. In primavera forma tappeti molto densi nei boschi umidi e ombrosi, ed è facilmente riconoscibile per il forte odore di aglio delle foglie quando vengono strofinate.
Presente in maniera diffusa sia nelle Alpi che negli Appennini, la specie in Trentino-Alto Adige è diffusa soprattutto nei boschi di latifoglie freschi e umidi, e generalmente si trova tra i 300 e i 1200 metri di quota, anche se può salire anche oltre in certe vallate. La stagione tipica di raccolta è tra marzo e maggio, per le foglie; mentre la fioritura avviene tra maggio e giugno. I fiori sono bianchi, a stella, riuniti in ombrelle.
A regolare la raccolta di questa specie è la legge provinciale sulle foreste e sulla protezione della natura, del 23 maggio 2007. Secondo quanto previsto dall’articolo 25, comma 3, della legge provinciale, la raccolta di particolari specie il cui utilizzo rientra nelle antiche consuetudini locali, è ammessa con le modalità e nei limiti quantitativi, allo stato fresco al giorno per persona, indicati nell’allegato B.
L’aglio orsino è una presenza importante per diverse ricette della tradizione trentina, c’è chi lo usa per farne il pesto e chi il burro aromatizzato; chi vi farcisce i canederli e chi ne fa l’ingrediente base per ottime zuppe o paste fresche.
Da quest'anno, infatti, anche l’aglio orsino fa parte di queste specie legate alle "antiche consuetudini locali", ragion per cui la sua raccolta diventa ora consentita a tutti per una quantità massima di mezzo chilogrammo al giorno per ciascun raccoglitore, intesa allo stato fresco e soltanto in foglie.
L’obiettivo della regolamentazione – precisa il Parco Adamello - è quello di proteggere la biodiversità del territorio trentino e garantire che la raccolta avvenga in modo sostenibile. In questo modo, infatti, si permette alla specie autoctona di rinascere l’anno dopo in quantità simile, ed evitare il rischio di estinzione.
Via libera dunque agli appassionati di cucina e ai grandi chef, che da tempo ne fanno un ingrediente essenziale delle loro proposte di respiro locale: sempre a patto di rispettare il quantitativo massimo prescritto.
Inoltre, è bene aggiungere un altro paio di avvertenze.
Vi sono due piante velenose, talvolta anche mortali, piuttosto simili all'aglio orsino: il Colchico autunnale (Colchicum autumnale) e il Mughetto (Convallaria majalis). Entrambe le specie condividono lo stesso habitat boschivo dell'aglio orsino e, se ingerite, possono causare gravi intossicazioni.
Inoltre, precisa l’Ente che segnala la notizia, nei confini del Parco Naturale Adamello Brenta, la raccolta è consentita solo per i residenti e gli aventi diritto nel territorio dei comuni del Parco, conformemente all’articolo 26 del Piano del Parco, a tema di "Tutela della flora e dei prodotti del sottobosco".
Foto da Facebook "Parco Naturale Adamello Brenta Geopark", di Mintha Visconti













