Giù le mani dai cuccioli di cervo, daino e capriolo: "Toccarli significa condannarli: trasmettendo loro il nostro odore, la madre non li riconoscerà. Prelevarli è un vero e proprio atto di bracconaggio"

"La sopravvivenza di questi cuccioli è minacciata da tre fattori: la predazione naturale, i mezzi agricoli durante lo sfalcio e l'intervento umano. Non sono abbandonati: la madre resta sempre nei paraggi per accudirli". Ogni anno, durante la stagione delle nascite dei cervidi, centinaia di animali vengono raccolti impropriamente dal loro habitat e portati in massa nei centri di recupero, di fatto condannandoli. L'ammonimento del naturalista e volontario Cras Simone Rutella: "Se avete dubbi chiamate il Cras della vostra zona"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Con l'arrivo della primavera, la voglia di escursioni e uscite in natura cresce sempre di più e ogni giorno libero di bel tempo è un'occasione buona. Tuttavia, quando ci addentriamo in questi ambienti, dovremmo renderci conto che stiamo attraversando un territorio che non è il nostro: allora, come entrassimo in casa di altri, dovremmo conoscere e rispettare le abitudini di coloro che ci ospitano.
In questo periodo, in particolare, c'è un fenomeno naturale che si rinnova ogni anno: è la stagione delle nascite per i cervidi. Ecco perché, tra fine aprile e giugno, non è raro che qualcuno incontri dei cuccioli di questi animali lasciati soli, generalmente acquattati nell'erba alta. Quando però, tra l'emozione della scoperta e la tenerezza per questi piccoli esemplari apparentemente indifesi, pensiamo di avvicinarci per prendercene cura o per portarli ad un centro di recupero, stiamo compiendo un danno enorme, assimilabile al bracconaggio.
Questi animali, infatti, non sono affatto indifesi: la madre rimane sempre nelle vicinanze a vegliare su di loro, e noi - avvicinandoci, o peggio raccogliendoli da terra - ne impediamo il ricongiungimento. Così, ogni anno, i centri di recupero Cras in tutta Italia si ritrovano sommersi di animali raccolti impropriamente dal loro habitat, spesso condannandoli alla morte.
Ci sembra allora opportuno rilanciare l'avviso diffuso dal naturalista e volontario Cras, Simone Rutella, e da Gianfranco Dellacasa, appassionato di fototrappolaggio, tramite la pagina Facebook "Fototrappolaggio Liguria".
Non toccate i piccoli dei cervidi: la madre non li ha abbandonati!
Siamo quasi giunti al momento più delicato dell'anno per i nostri boschi: il periodo delle nascite.
Tra fine aprile e giugno con un picco generalmente nel mese di maggio, le femmine di capriolo, cervo e daino danno alla luce i loro piccoli.
Mentre cervi e daini partoriscono solitamente un solo cucciolo, la femmina di capriolo ne dà alla luce due.
Questi piccoli la madre non può portarseli dietro, perché altrimenti sarebbero facilmente predabili dai predatori e quindi vengono nascosti, ad esempio, tra l'erba alta.
La femmina di capriolo, dandone alla luce due, li nasconde in due punti differenti, perché, se un predatore dovesse trovarne uno, l’altro avrebbe comunque una possibilità di salvarsi.
Questi piccoli nascono completamente inodori e il loro unico istinto è l'immobilità. La madre non li ha abbandonati; si allontana solo per evitare che la sua presenza attiri i predatori, ma resta sempre nei paraggi per accudirli.
Purtroppo, però, la sopravvivenza di questi cuccioli è minacciata da tre fattori: la predazione naturale, i mezzi agricoli durante lo sfalcio e l'intervento umano.
Ecco, il terzo punto è il fulcro centrale di questo post.
Ogni estate, i Centri di Recupero (CRAS) vengono invasi da piccoli prelevati da persone convinte che fossero soli o in pericolo, ma toccarli significa condannarli: se trasmettiamo loro il nostro odore, la madre non li riconoscerà più.
Prelevarli dal loro ambiente non è un salvataggio, è un vero e proprio atto di bracconaggio.
La maggior parte di questi piccoli sono destinati a morire, perché nessun impegno umano può sostituire le cure e il latte materno.
Vi preghiamo dunque di non toccare questi animali nel modo più assoluto.
Se avete dei dubbi, prima di fare qualsiasi cosa chiamate il Cras della vostra zona e chiedete loro informazioni: sapranno indicarvi in modo preciso cosa fare e soprattutto cosa non fare.
Dobbiamo imparare a guardare la natura con occhi diversi, meno antropocentrici. Anche nel caso peggiore, quello in cui la madre fosse realmente morta, il nostro intervento resterebbe fuori luogo.
Come naturalista, so che può sembrare una visione cruda, ma la morte nel bosco non è mai un evento sprecato.
Un piccolo che non sopravvive, o un qualsiasi animale nel bosco, diventa vita per migliaia di altri esseri: dai grandi carnivori fino agli insetti e ai microrganismi che nutrono il terreno.
Senza questo ciclo continuo di vita e morte, il bosco semplicemente non esisterebbe.
Se volete tutelare davvero la fauna selvatica, il regalo più grande che potete farle è restare a distanza.
Ammirate, emozionatevi, ma poi girate i tacchi e lasciate che la natura faccia il suo corso, in silenzio.
Se potete condividete il post per divulgare il più possibile.
Grazie.












