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Ambiente | 12 giugno 2026 | 13:00

I fiumi non sono canali. I ricercatori chiedono il ritiro della legge regionale piemotese che autorizza la "pulizia dei fiumi" senza dati

Un bando che incoraggia l'estrazione di ghiaia non fa che peggiorare il rischio idraulico destabilizzando le sponde? Il 4 maggio 2026 la Giunta Regionale del Piemonte ha approvato con la D.G.R. n. 19-2516 il quarto programma di manutenzione idraulica dei corsi d'acqua regionali. Nel comunicato stampa regionale si qualifica questo intervento come una "pulizia fiumi" e un "modello che ha dimostrato di funzionare". Una lettera firmata dal Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (CIRF) e sottoscritta da altri soggetti scientifici chiede formalmente alla Regione Pimonte di ritirare il provvedimento

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il 4 maggio 2026 la Giunta Regionale del Piemonte ha approvato con la D.G.R. n. 19-2516 il quarto programma di manutenzione idraulica dei corsi d'acqua regionali. Novantaquattro interventi, 684.800 metri cubi di sedimenti da estrarre e altri 212.000 da movimentare all'interno degli alvei. Nel comunicato stampa di Regione Piemonte si qualifica questo intervento come una "pulizia fiumi" e un "modello che ha dimostrato di funzionare". Pochi giorni dopo, il 29 maggio, una lettera firmata dal Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (CIRF) e sottoscritta da ricercatori del CNR-IRPI, dirigenti di ricerca ENEA, professori del Politecnico di Torino e delle Università di Torino, Padova e altri enti scientifici chiede formalmente alla Regione Pimonte di ritirare il provvedimento.

 

 

"Pulire i fiumi" per contrastare gli eventi estremi

 

La pulizia degli alvei fluviali è uno di quei concetti che negli ultimi anni, con l’aumento degli eventi estremi, viene riportato nella discussione pubblica come "strumento di buonsenso" e che torna ciclicamente ogni volta che i fiumi esondano e allagano interi quartieri. La ricerca idromorfologica mette in discussione questo concetto. I fiumi italiani hanno subito decenni di estrazioni in alveo, costruzione di briglie e dighe, canalizzazioni e il risultato è che molti corsi d'acqua soffrono oggi di un deficit di sedimenti, non di un eccesso. Gli alvei si sono incisi, le sponde destabilizzate, i fondali impoveriti. In questo contesto, un bando che incoraggia l’estrazione di ghiaia non fa che peggiorare il rischio idraulico destabilizzando le sponde, abbassando la quota del letto del fiume e accelerando l'erosione a valle. Questi risultati sono documentati in letteratura dagli anni ’90 ma faticano ad arrivare come concetto di gestione del territorio al grande pubblico e alla politica.

 

 

I punti critici secondo il Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale

 

Secondo la lettera del CIRF, il programma di Regione Piemonte presenta numerose criticità, tra cui la mancanza di dati e valutazioni tecniche allegate alla legge. Non ci sono valutazioni sul rischio di alluvione o sui volumi di estrazione. Il "modello che funziona" ipotizzato da Torino sembra non appoggiare su basi scientifiche.

La legge regionale piemontese L.R. 15/2020 stabiliva che gli interventi di manutenzione devono essere realizzati prioritariamente attraverso la movimentazione dei sedimenti e solo, quando questa non basta, attraverso l'estrazione. Nel programma di maggio 2026 l'estrazione è prevista nel 100% dei siti, la movimentazione solo nel 48% dei casi, andando contro alle proprie stesse normative. 

Secondo il CIRF l’87% degli interventi identificati non si trova in corrispondenza dei centri abitati e il 44% non si trova né presso centri abitati, né nelle adiacenze di opere trasversali o canalizzazioni. Questo significa che le deroghe possono essere utilizzate per estrarre ghiaia anche senza le autorizzazioni di bacino rendendo urgenti degli scenario che non dovrebbero esserlo. Infine, frammentare i cantieri di estrazione potrebbe aggravare la situazione, facendo sembrare sulla carta tanti piccoli cantieri, una situazione che nella realtà è un unico grande scavo lungo l’alveo.

Secondo il CIRF "Un tale approccio, che punta a rimuovere forme sedimentarie in alveo dove naturalmente si formano, gestendo i corsi d’acqua come canali artificiali, risulta anacronistico, semplicistico, inefficace ed effimero, ed evidentemente non considera la complessità dei sistemi fluviali, costituiti da acqua, sedimento e materiale legnoso che, muovendosi verso valle, plasmano gli habitat e il paesaggio fluviale piena dopo piena."

 

La lettera lascia trasparire che il problema è di tipo strutturale e riguarda l’impostazione generale della legge. Il programma di "pulizia fiumi" si sviluppa in modo parallelo ai contratti di fiume già esistenti (Sangone, Stura di Lanzo, Pellice, Dora Baltea, Chisola, Erro, Scrivia, Bormida, Alto Po, Tiglione, Tanaro, Agogna, Orba, Belbo) e non sono previste delle vi è alcun riferimento alle motivazioni alla base degli interventi proposti né a valutazioni circa l’adeguatezza degli interventi in riferimento al perseguimento degli obiettivi delle Direttive Europee in vigore. Già nelle versioni precedenti dei programmi regionali (2021, 2022 e 2024), CIRF aveva notato le stesse criticità, che non sono mai state superati. Il 51% dei progetti proposti a maggio 2026 sono interventi previsti dai bandi precedenti, devo non è specificato se tali interventi siano mai stati messi in cantiere o se possono essere eseguiti più volte sullo stesso alveo, andando così a peggiorare le situazioni attuali.

Infine, diversi fiumi che dovrebbero far parte del programma "pulizia fiumi" sono anche interessati da progetti finanziati dall'Unione Europea specificamente dedicati alla tutela di specie acquatiche di interesse comunitario: LIFE GRAYMARBLE, LIFE MINNOW, LIFE RESTORE. Sugli stessi alvei, quindi, dovrebbero convivere finanziamenti europei per il ripristino degli habitat e autorizzazioni regionali per l'escavazione dei fondali.

 

La lettera chiede alla Regione Piemonte di ritirare il quarto programma e di rivalutare sia i singoli interventi che l'impostazione complessiva dello strumento. All'Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po viene chiesto di verificare con urgenza se gli interventi di asportazione previsti rispettino la "Direttiva tecnica per la programmazione degli interventi di gestione dei sedimenti degli alvei".

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