"Dal Parco nazionale delle Foreste Casentinesi suona un campanello di allarme anche per tutti gli altri Parchi nazionali". La lettera di Enzo Valbonesi sui prelievi idrici

"Il Parco, poche settimane fa, ha presentato ai comuni una proposta di Regolamento che tra gli altri aspetti prevede la possibilità, in zona C del parco, di realizzare grandi derivazioni idriche per il soddisfacimento idropotabile anche dei Comuni esterni al perimetro del parco stesso". Riceviamo e pubblichiamo una lettera, inviata a L'Altramontagna dal primo Presidente del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, su una questione che riguarda l'acqua che scorre nei fiumi e torrenti del Parco

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Dal Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, l’area protetta a cavallo tra la Toscana e la Romagna, che racchiude una delle foreste meglio conservate d’Europa, suona un campanello di allarme anche per tutti gli altri Parchi nazionali".
Riceviamo e pubblichiamo una lettera, inviata a L'Altramontagna da Enzo Valbonesi (primo Presidente del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, nonché uno dei fondatori di Federparchi), su una questione che riguarda l’acqua che scorre nei fiumi e torrenti del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.
La lettera di Enzo Valbonesi
Dal Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, l’area protetta a cavallo tra la Toscana e la Romagna, che racchiude una delle foreste meglio conservate d’Europa, suona un campanello di allarme anche per tutti gli altri Parchi nazionali. Il tema è quello dell’acqua che scorre nei suoi fiumi e torrenti.
Nel versante Romagnolo del Parco (l’Ente è stato istituito nel 1993) esiste dai primi anni ‘80 una imponente diga, quella di Ridracoli, realizzata a scopo idropotabile. Essa immagazzina nel suo invaso artificiale circa 33 milioni di metri cubi di "oro bianco" e permette di distribuirne annualmente il doppio. Il suo scopo: dissetare la Romagna solatia, cantata da Pascoli, che soffriva di una carenza idrica secolare per l’assenza di importanti corsi d’acqua, come invece è per la vicina Emilia.
Sono tre i fiumi attualmente captati, tutti dentro il parco, da Romagna Acque, la società pubblica che raccoglie l’acqua e che, insieme a guadagni costanti svolge per onore del vero molte attività che portano anche qualche vantaggio ai tre comuni interessati dalle captazioni.
L’Ente parco con il Piano, adottato nel 2002, aveva posto però un limite invalicabile: sì ad eventuali piccole captazioni idriche per i Comuni del parco, no a nuove dighe e/o a nuove grandi derivazioni dai suoi corsi d’acqua. Ma, come si sa, le leggi nascondono sempre una qualche possibilità di aggiramento.
La legge 394/’91 con l’art. 11 (Regolamento del Parco) prevede che non si possa modificare il regime delle acque, salvo, sta qui l’arcano, che il Regolamento del Parco stabilisca le eventuali deroghe a questo e ad altri divieti.
Veniamo ad oggi e al Parco delle Foreste Casentinesi. Il Parco, poche settimane fa, ha presentato ai comuni una proposta di Regolamento che tra gli altri aspetti prevede la possibilità, in zona C del parco, di realizzare grandi derivazioni idriche per il soddisfacimento idropotabile anche dei Comuni esterni al perimetro del parco stesso. Quindi, sostanzialmente, una sorta di via libera a nuove grandi captazioni fluviali dai corsi d’acqua che fino ad ora non sono ancora attinti da Romagna Acque.
In questo modo, andrebbe così a farsi benedire il divieto imposto dal Piano del Parco e si configurerebbe una importante deroga al divieto, quello della modifica del regime delle acque, previsto dal comma 3 dell’art. 11 della legge 394/’91. In parole povere si prevede, salvo l’esame del progetto dei lavori e poi il rilascio delle relative autorizzazioni, di potenziare l’acquedotto della Romagna; cosa, questa, richiesta già da alcuni anni da Comuni quali Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini oltre che da Confindustria Romagna.
Enti che a dire il vero avevano chiesto che venisse studiata, come in effetti poi ha fatto Romagna Acque, la possibilità di costruire un secondo invaso, sempre dentro il Parco, con una capacità di almeno 20 milioni di metri cubi. Ma almeno questo il Regolamento del Parco, per fortuna, non lo prevede.
Fino ad ora, nella consultazione avviata sul Regolamento nei comuni dal Parco, non sono stati forniti né dati quantitativi di prelievo ipotizzati, né le previsioni circa l’effettivo ulteriore fabbisogno idrico. Ma, soprattutto, nulla si è detto sull’impatto ambientale che queste opere avrebbero per i sistemi naturali coinvolti.
Sarà solo una coincidenza fortuita, ma proprio in questi giorni il più importante comune della riviera romagnola, cioè Rimini, ha previsto di concedere la possibilità di realizzare una piscina ogni due stabilimenti balneari, cioè alcune centinaia.
Regioni e Ministero, per legge, dovranno approvare d’intesa tra di loro il Regolamento dopo che l’Ente parco lo avrà proposto, previo parere degli Enti locali.
Tre annotazioni conclusive.
Tutto il territorio del Parco è compreso in Rete Natura 2000 e nei suoi corsi d’acqua sopravvivono cinque specie di anfibi e una di pesci protette in quanto considerate di importanza comunitaria ai sensi della Direttiva Habitat.
Nessuna associazione ambientalista locale, salvo Legambiente, così come nessuna altra forza organizzata, ha fino ad ora avanzato pubblicamente qualche dubbio circa la necessità di nuovi grandi prelievi d’acqua dai fiumi del Parco: a cosa servono? Come eventualmente ci si potrebbe procurare l’acqua che è richiesta in più per la Romagna? Magari risparmiandola o desalinizzando quella del mare.
Il campanello d’allarme suona anche per gli altri parchi. Attualmente in nessuno dei parchi nazionali montani, molti dei quali sono da decenni interessati da grandi bacini idroelettrici e/o da opere acquedottistiche di grande portata, sono state previste, né nei Piani, né nei Regolamenti, nuove condotte di grande derivazione idrica. Sono, quindi, vietate.
L’eventuale precedente che si potrebbe creare nel Parco delle Foreste Casentinesi non risveglierà qualche appetito da parte degli enti che in Italia gestiscono, spesso in regime di monopolio, l’acqua dei nostri fiumi?












