"Per i nostri boschi vi potrebbe sorprendere un'abbattuta d'alberi, ma prima d'indignarvi guardatevi attorno e cercate di capire il perché del taglio". Tra gli alberi con Mario Rigoni Stern

Mario Rigoni Stern ci lasciava il 16 giugno 2008. L'anniversario offre l'occasione di pubblicare un passaggio tratto dal suo ultimo libro, "Stagioni", capace di offrire una maggiore consapevolezza sul rapporto tra comunità e bosco

Mario Rigoni Stern ci lasciava il 16 giugno 2008. L'anniversario offre l'occasione di pubblicare un passaggio tratto dal suo ultimo libro, Stagioni, capace di offrire una maggiore consapevolezza sul rapporto tra comunità e bosco.
Stagioni - Mario Rigoni Stern
Andiamo anche noi in un’alba d’estate per i sentieri del bosco; sia discreto il nostro abbigliamento e silenzioso il passo, cercando di evitare sassi mobili e rami secchi. Fermiamoci ad ascoltare e ci sarà molto da scoprire: un fruscio, un battere di ali, il sottile richiamo del piccolo capriolo, un aereo di linea che passa alto nel cielo, il rumore di una motosega nell’altro versante, il respiro affannoso di uno che sale con la bicicletta da montagna. Non si è mai soli nei nostri boschi che hanno mille occhi e mille orecchie e, quando meno te l’aspetti, ti trovi davanti un guardacaccia o un cercatore di funghi.
Con il cuore lieto raccogliamo nella palma della mano un po’ di mirtilli e assaporiamoli pensando che anche l’urogallo e il tordo li gradiscono; nelle radure mangiamo anche qualche saporita fragola o i lamponi piú maturi. La luna calante non è favorevole alla raccolta dei funghi, ma se tra i mirtilli vi capita di scorgere il giallo luminoso dei cantarelli non siate precipitosi nel raccoglierli, assaporate con gioia questo momento come un dono della natura; anche il ricordo di questo gesto renderà saporito e profumato il risotto della cena con la vostra famiglia.
Non accanitevi nella ricerca dei porcini. Si dice che questi prelibati funghi, per le condizioni del suolo dell’Altipiano, siano i migliori della loro specie, ma ora per facilità di accesso ai boschi e per comodità di strade il numero eccessivo di raccoglitori crea dei problemi per la rinnovazione naturale della foresta e per il grave disturbo che viene recato a certi silvani abitatori quali il delicatissimo urogallo, il raro francolino di monte, il maestoso cervo.
Forse, andando così in attento o contemplativo silenzio vi potranno spaventare le urla d’allarme di un capriolo sorpreso nella siesta; non gridate anche voi, non fate precipitose fughe come quel villeggiante che mi è capitato di vedere, spaurito e pallido perché convinto di aver sentito e visto l’orso!
Camminando per i nostri boschi vi potrebbe sorprendere un’abbattuta d’alberi, ma prima d’indignarvi o di andare a protestare, guardatevi attorno e cercate di capire il perché del taglio: osservate le piante al suolo, quelle rimaste in piedi, quelle che stanno crescendo e il sottobosco. Forse potreste arrivare a intuire da soli le ragioni di quello che ritenete "un disastro", ma se trovate nei dintorni un boscaiolo o un guardaboschi chiedetele a lui. Vi sentirete rispondere che quel "disastro" era previsto dal piano silvocolturale e che i motivi di questi interventi possono essere diversi: di sfoltimento per permettere alla luce di raggiungere gli alberelli sottostanti che altrimenti rimarrebbero soffocati e non potrebbero crescere; per l'utilizzo degli alberi maturi, giunti al loro limite di vigore vegetativo e quindi sul finire del loro ciclo vitale, o di piante deperite o secche, o con il cimale decapitato dalle nevicate primaverili, o sradicate per colpi di vento; ma anche di prelievo di certe specie per permettere ad altre di migliorare lo sviluppo al fine di armonizzare la foresta.
Questi tagli colturali hanno grande importanza nella cura del bosco; se bene praticati favoriscono la copertura arborea piú adatta a quell'area, stimolano l'accrescimento della massa legnosa permettendo di utilizzare legnami d'opera e prodotti secondari per uso di riscaldamento domestico non inquinante; si può migliorare pure la fertilità del suolo. Queste operazioni apparentemente semplici richiedono invece preparazione e studio; oltre a conoscere lo stato di quel particolare bosco, occorre tenere conto delle condizioni della micro e macro fauna, delle componenti e della fertilità del suolo, dell'insolazione, della pendenza degli impluvi. Insomma gli interventi devono tendere a correggere le forze negative della natura e a stimolare quelle positive. Non assistito dagli interventi degli esperti, il bosco si inselvaticherebbe tanto da diventare ostile e impraticabile a noi e agli stessi animali silvestri. Questo dovrebbero ricordare coloro che guardano ai nostri boschi con occhio di cittadini senza avere conoscenza del buon governo con la natura. Ecco, allora, come da tutti dipende il delicato equilibrio della nostra foresta montana: occorre essere prudentissimi nel fumare una sigaretta, non si devono provocare rumori, né insistere nella raccolta di funghi e non scalciarli, non tagliare rami o bastoni. Nessuna traccia dovrebbe restare dopo il nostro passaggio: le persone civili non lasciano tracce. L'eccessivo calpestio, la predazione, il chiasso, i rifiuti abbandonati non sono per il bosco che si rinnova e vive.
Camminate con rispetto e cercate di non perdere l'orientamento. Piú volte viene da incontrare gente spaventata che non riesce a ritrovare il sentiero per il ritorno. Se nella vostra passeggiata vi sorprende un temporale che avete pur sentito avvicinarsi da lontano, non cercate rifugio sotto un abete o sotto un larice, alberi che attirano i fulmini, cercate invece di raggiungere una casara.
A sera, ritornati alle vostre case o nella vostra città dopo aver camminato per ore lungo i sentieri o attraversato pascoli e radure, riposato all'ombra di alberi maestosi, ammirato una pianticella appena uscita dal seme, o i tanti fiori colorati e profumati, ascoltato in silenzio le voci della foresta, incontrato una mandria di vacche al pascolo, o il gregge dei pastori lassú dove il bosco finisce, allora vi sarà caro il ricordo di questa giornata e piacevole all'animo il riposo.

Nella convinzione che l'esperienza di un territorio possa acquisire una misura consapevole non solo attraverso la frequentazione, ma anche grazie alla lettura, con la nuova rubrica, La montagna nei libri, ogni settimana pubblicheremo (a volte commentandoli) passaggi, citazioni, riflessioni custodite in libri capaci offrire uno sguardo più attento sui rilievi. D'altronde, per dirla con Johann Wolfgang Goethe, "L'occhio vede ciò che la mente conosce".














