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Cultura | 01 agosto 2026 | 12:00

Meitheal, il termine gaelico dallo strano (ma importante) significato: "Se ti brucia la casa, la comunità arriva e ti aiuta a ricostruirla". Grazie a questa parola, ripercorriamo un tratto del cammino luminoso di Glen Hansard

"Non c'è montagna degna di questo nome che sia facile da scalare", ma non ce n'è nessuna che non si possa provare ad affrontare: così cantava Glen Hansard, il cantautore e musicista irlandese morto mercoledì in un incidente stradale. Lo ricordiamo attraverso alcuni messaggi che ha saputo veicolare con le sue canzoni e il suo modo di intendere il proprio ruolo pubblico. Richiamando quel concetto in gaelico, in un'intervista rifletteva sulla necessità di superare le polarizzazioni: "Se in questo momento un artista può offrire qualcosa, quello che deve offrire è empatia, compassione e unità anziché divisione"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

“Non c'è montagna degna di questo nome che sia facile da scalare”. Ma anche: “Non c’è montagna, grande o piccola che sia, che tu non possa spostare o salire”.

 

Glen Hansard cantava la complessità dell’esistenza - “in questa vita non ci sono soluzioni veloci né risposte facili” - e l’umanità imperfetta potrà sempre ritrovarsi a proprio agio nei suoi brani, in cui la malinconia si mescola alla speranza, come due fili intessuti insieme in una trama in cui uno rafforza l’altro. 

 

La speranza alleggerisce la malinconia, le offre respiro, invita a risollevarsi anziché chiudersi in sé stessi; allo stesso tempo, la prima toglie frivolezza e vacuità alla seconda, la raddensa, le dà lo slancio per prendere forma. Così, capita di ascoltare brani meditativi e introspettivi sì, ma con quel tono dolceamaro che li rende degli inni interiori capaci di risollevare un animo disorientato. Un balsamo musicale che conforta, perché risuona in noi e ci fa sentire compresi. 

 

C’è molto di tutto questo in una delle sue ballad più recenti intitolata There is no mountain (Non c’è montagna) e costruita quasi come una salita: la voce che si arrampica, gli accordi che si aprono uno dopo l'altro fino a un ritornello che sembra davvero sollevare un po’ più in alto chi ascolta. Il video di questa canzone è stato girato tra Lucca e Ferrara, perché Hansard aveva un legame speciale con l’Italia, dove aveva in programma di tenere alcuni nuovi concerti. 

 

La montagna può essere uno specchio dell'esperienza umana? Nel brano, il valore simbolico di un’ascesa si intreccia con la trama complicata dell'esistenza, offrendo un parallelismo con le tempeste personali e collettive che ciascuno si trova ad affrontare.

L'incipit stabilisce una dimensione di intima condivisione: di fronte all'oscurità e all'incertezza, l’isolamento non è ciò che desideriamo. In un'epoca che ci abitua alla ricerca di soluzioni immediate e superficiali, i versi ricordano che davanti a situazioni complicate non dobbiamo aspettarci risposte semplici. La dinamica della salita emerge in tutta la sua severità nella transizione tra l'illusione del controllo e la realtà della condizione umana. Proprio quando si crede di possedere tutte le risposte, un tuono giunge a ridimensionare ogni arroganza: è il monito di cui parlavamo all’inizio - non esiste alcuna montagna degna di questo nome che sia facile da scalare - e la fatica diventa il metro di misura del valore del viaggio.

 

“E proprio quando pensavo di volare alto
Il tuono è piombato ruggendo
E mi ha riportato con i piedi per terra
E proprio quando avevo tutte le risposte
Tu hai detto: ‘No, non c’è montagna che si rispetti che sia facile da scalare’”.

 

La vita, proprio come la montagna, richiede accettazione, pazienza nell’attraversare le difficoltà senza cedere alla fretta e capacità di saper leggere le circostanze attendendo condizioni favorevoli, per riuscire infine a lasciare un’impronta positiva.

 

“E proprio quando pensavo di aver esaurito tutte le risposte
Tu hai detto: ‘No, non c’è montagna, grande o piccola che sia, che tu non possa scalare.
Non c’è montagna che tu non possa spostare o scalare’”.

 

Quando il vento e il tempo soffiano a favore, o quando semplicemente si decide di tentare nonostante l'incertezza, un’eventuale caduta lungo il percorso perde il suo carattere di fallimento per rappresentare una testimonianza di impegno. L'esperienza della salita sembra condensare una lezione di umanità. Ci si incammina a volte impreparati e incerti, portando con sé tutto ciò che ci si lascia alle spalle. Non c'è alcun trionfalismo, ma la constatazione che il senso del cammino risiede nel coraggio di muovere i propri passi. L'obiettivo non è la conquista di una vetta, ma l’intenzione di lasciare una piccola luce lungo il cammino per chi verrà dopo.

 

“Ma l’abbiamo scalata, l’abbiamo conquistata
E quando il vento e il tempo erano dalla nostra parte
Sapevo che non avremmo fallito
E la vediamo, e ce la prendiamo
E se dovessimo cadere lungo il percorso,

almeno sapremo di averci provato
a lasciare un po’ di luce sul nostro cammino”

 

Glen Hansard, di sicuro, è riuscito a lasciare una scia luminosa con il proprio cammino. 

 

Ci sono notizie che arrivano improvvise, inattese, e si conficcano in un punto recondito e bruciante dell'anima, tra cuore e cervello. Notizie definitive, che mettono un punto e raggrumano attorno a sé pensieri ed emozioni. Mentre razionalmente cerchiamo di elaborarle, un tumulto istintivo le arricchisce già di sensazioni. Questa settimana è stato così. Il musicista e cantautore irlandese è morto poco prima dell’alba in un incidente stradale, a 56 anni. È successo mercoledì e da quella mattina la notizia ha suscitato quella burrasca emotiva di cui parlavo prima, acuita poi da un susseguirsi di ricordi e di reazioni condivisi sui media man mano che le persone apprendevano della sua scomparsa. 

 

Quando muore qualcuno, le piattaforme social si riempiono di messaggi per commemorarlo: non apprezzo chi sfrutta l’occasione per vantare un qualche legame più o meno dubbio, ma capisco l’urgenza di condividerne il ricordo, affinché non vada perduto. È grande il senso di smarrimento quando viene improvvisamente a mancare una figura positiva, capace di toccare il cuore di molti. 

 

Di Hansard mi mancheranno diverse cose, che sono quelle che vorrei portare con me.

 

Quella capacità di fondere nostalgia e fiducia nel futuro. Il suo successo più conosciuto, Falling slowly, parla di un riscatto che arriva senza clamore: due persone segnate da qualcosa, che si scelgono non perché tutto sia risolto, ma perché hanno smesso di combattere contro se stesse. Forse è proprio la mancanza di enfasi a rendere questa canzone, a tratti sussurrata, capace di attraversare gli anni senza perdere forza: non promette una salvezza definitiva, ma il coraggio di provare comunque a tornare a riva. 

 

L’umiltà e la profonda umanità di una persona generosa e ricca di talento. Come racconta chiunque l'abbia conosciuto, nonostante il successo internazionale e il premio Oscar alla miglior canzone originale conquistato nel 2008 con Falling slowly insieme a Markéta Irglová, Hansard “era rimasto sostanzialmente un busker come agli esordi nelle strade di Dublino, uno che suonava per il piacere di farlo, con gli amici rockstar (come Bruce Springsteen o Eddie Vedder, per citarne un paio, nda) o con i suoi amici italiani”. Quando arrivava in una nuova città, magari per un concerto, era solito improvvisare un’esibizione in un locale o per strada: era il suo modo per sentirsi parte dei luoghi in cui la sua chitarra lo portava. 

L'impegno sociale. Da oltre quindici anni guidava l'esibizione dei musicisti di strada della vigilia di Natale a Dublino, per raccogliere fondi a favore di diverse realtà tra cui la Simon Community, l'associazione irlandese che si occupa dei senzatetto, portando spesso con sé ospiti come Bono. Non ha mai dimenticato le strade in cui aveva iniziato a suonare da ragazzo, né chi oggi continua a viverci in condizioni di difficoltà: ha portato avanti quell'impegno con naturalezza e convinzione, la stessa di chi quelle condizioni le conosce bene e può comprenderle davvero. E, collegata a questo, una sincera empatia e la capacità di mettersi al servizio di una causa senza trasformarla in un gesto di immagine.

 

In un'intervista rilasciata a Radio Popolare, Hansard condivise un prezioso messaggio sul suo modo di intendere il proprio ruolo pubblico. Il giornalista Niccolò Vecchia lo interroga sul senso di responsabilità di un artista in un periodo storico segnato da forti tensioni sociali e politiche, tra posizioni personali, aspettative del pubblico e polarizzazioni alimentate dai media. Hansard offre una riflessione sulla necessità di superare le divisioni:

 

Credo che il modo migliore per rispettare il proprio pubblico sia essere chiari su ciò in cui si crede, ma allo stesso tempo è diventato così facile attaccare le persone. C'è una tale divisione prodotta dai social media, ovunque guardi le persone vogliono che tu prenda una posizione su qualcosa, e in un'epoca di divisione così profonda io sento che il compito dell'artista sia provare a unire. [...] C'è una bellissima parola in gaelico, Meitheal, che significa in pratica proprio questo: se ti brucia la casa, la comunità arriva e ti aiuta a ricostruirla. L'idea è che siamo delle comunità, delle piccole comunità. E quello da cui voglio allontanarmi è la frattura, quello da cui voglio allontanarmi il più possibile è questa idea di divisione, polarizzazione del tuo pubblico, ma anche nella tua famiglia e nella tua testa. Io penso all'unità, e se in questo momento un artista può offrire qualcosa, quello che deve offrire è empatia, compassione e unità anziché divisione. Questo, a essere sincero, è più o meno il mio focus. E forse suona un po' codardo, come a dire 'non sto prendendo posizione per questa cosa o per quell'altra'. Personalmente io prendo posizione su moltissime cose, ma non sento necessariamente il bisogno di martellare il mio pubblico con le mie opinioni politiche”. 

 

Richiamando il concetto espresso dalla parola in gaelico irlandese Meitheal, legato alla cooperazione e al sostegno reciproco all'interno di una comunità nei momenti di difficoltà, il cantautore sottolinea come l'empatia, la compassione e la costruzione di un senso di appartenenza condiviso rappresentino il contributo più importante che un artista possa offrire oggi. Una convinzione preziosa. 

 

Che cosa ci resta, allora, ora che Glen Hansard non c'è più? Restano le sue canzoni, certo. Restano i messaggi potenti che ci ha lasciato attraversando tutte le montagne, piccole e grandi, della propria vita. E l’idea che l'obiettivo non sia mai stato raggiungere la vetta, ma lasciare un po' di luce lungo il cammino per chi sarebbe venuto dopo: quella luce, ora, tocca un po’ anche a noi custodirla e tenerla accesa.

 

Come cantava anche in There is no mountain, riprendendo un motivo che invita alla positività in tempi complicati:

“Keep your lantern trimmed and burning till the end of the night” / “Mantieni la tua lanterna curata e ardente fino alla fine della notte”.

 

Immagine di apertura: il ritratto di Glen Hansard è tratto da Wikimedia Commons

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