Se le montagne affascinano sempre di più, forse è a causa di una profonda assenza

Nell'immaginario dominante, le terre alte si sono trasformate in uno spazio salvifico e rigenerante: una geografia in cui è possibile riscoprire una dimensione esistenziale perduta. Ecco perché sono diventate un potente magnete per la società contemporanea (ed ecco perché questa dinamica può avere dei rischi)

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
I desideri più intensi spesso nascono da un'assenza; da un vuoto che, nel tempo, è andato allargandosi.
L'odierno fascino espresso dai territori montani sembra proprio essere l'effetto collaterale di un'insufficienza, determinata da stili di vita sempre più distanti dalla natura e dai suoi cicli. La rincorsa al benessere tecnologico ed economico, infatti, se da un lato ha innegabilmente offerto alla nostra società maggiori benefici e maggiori sicurezze, dall'altro ha aperto in molte esistenze una falla che, con crescente convinzione, siamo convinti di riuscire in parte a riempire salendo in montagna, dove le espressioni naturali (o quelle che interpretiamo come tali) si possono ancora manifestare in modo chiaro ed evidente.
Per tale ragione le terre alte si sono trasformate in uno spazio salvifico e rigenerante: una geografia in cui è possibile riscoprire una dimensione esistenziale perduta.
Non è infatti un caso, come evidenziano Marco Aime e Davide Papotti nel libro L'Altro e l'altrove, che "i destinatari primi di un repertorio iconografico turistico basato sul fascino della natura – a maggior ragione se connotato in direzione di una certa dimensione selvaggia – sono gli abitanti delle città".
Spesso il sovraffollamento turistico di alcuni territori è provocato dal desiderio di collezionare e condividere sui social network paesaggi diventati iconici (quasi fossero figurine da aggiungere alla raccolta): è ormai cosa nota. In altre occasioni, però, l'esperienza è motivata da un comprensibile bisogno.
Tuttavia questa necessità deve iniziare ad essere in una certa misura guidata, allo scopo di rendere la frequentazione più aderente alle caratteristiche del territorio e di chi lo abita. E per farlo occorre in primo luogo ricalibrare una narrazione che, per tanto tempo, ha alterato le caratteristiche delle terre alte con l'obiettivo idealizzarne la componente naturale; di renderle ancora più appetibili; di ingolosire più turisti o più acquirenti.
Alpi e Appennini sono catene montuose abitate da secoli e i loro paesaggi – anche quando possono apparire esito di fenomeni naturali – quasi sempre evidenziano una forte interazione tra ambiente e comunità. Proprio come avviene nelle pianure, lungo le coste o in collina, anche nei paesaggi di montagna e negli elementi che li compongono, più o meno antichi, si riflette un particolare sistema interpretativo del mondo: non per questo vengono spesso definiti dai geografi o dagli antropologi "paesaggi culturali".
Torniamo a raccontarli così.












