(VIDEO) Centinaia di turisti attendono l'autobus che porta al rifugio Auronzo: vale la pena fare la fila per scattare "quella specifica foto alle Tre Cime di Lavaredo"?

Nelle ultime ore ha trovato ampia diffusione su Instagram un video girato da una fotografa specializzata in servizi per coppie ambientati in alcuni tra i luoghi di maggiore richiamo turistico in Italia. Proviamo ad analizzare la spirale ascendente di scatti, condivisioni e post che alimenta la carica magnetica di un territorio

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nelle ultime ore ha trovato ampia diffusione su Instagram un video girato da Silvia Sala, fotografa specializzata in servizi per coppie ambientati in alcuni tra i luoghi di maggiore richiamo turistico in Italia: Venezia, Dolomiti, Firenze, lago di Como e costiera amalfitana.
Il video ritrae una lunga fila di turisti in attesa di prendere l’autobus che, dal parcheggio di Misurina, porta al rifugio Auronzo. Centinaia di persone desiderose di raggiungere il noto punto di partenza per il giro delle Tre Cime di Lavaredo.
Alcune considerazioni della fotografa accompagnano le immagini:
"Una domanda provocatoria", scrive Sala nel post, "vale davvero la pena fare la fila per l'autobus solo per scattare quella specifica foto alle Tre Cime di Lavaredo o ai Cadini di Misurina?"
Poi prosegue: "Non voglio giudicare - so bene che non tutti sono lì per Instagram - ma è innegabile che i social media abbiano giocato un ruolo enorme in questo fenomeno di sovraffollamento turistico. Luoghi che fino a 10-15 anni fa erano conosciuti solo dai veri appassionati di viaggi sono ormai diventati mete imprescindibili per tutti, e l'esperienza ne è cambiata radicalmente".
"Da fotografa", conclude, "mi chiedo sinceramente: ha ancora senso portare le coppie in posti del genere? O esistono alternative altrettanto spettacolari, ma prive di folla?"
Queste domande offrono ulteriori spunti di riflessione su un fenomeno - il sovraffollamento turistico - oggi innegabilmente connesso ai social media. Tuttavia, le tendenze social e le conseguenti le infatuazioni collettive per determinate località o per specifici punti panoramici, spesso vengono innescate proprio da fotografi "pionieri", capaci di cogliere la poesia di un determinato scorcio, e, in seconda battuta, da altri fotografi che, nel solco dei "pionieri", replicano quella poesia provando a offrirle un'interpretazione personale/inedita.
Iniziano così a crearsi delle vere e proprie icone paesaggistiche, con alcune specifiche vedute dotate di una potente carica attrattiva: quando si trovano in una posizione facilmente accessibile - cosa sempre più frequente dopo l'infrastrutturazione che ha coinvolto anche i territori montani, soprattutto dal secondo dopoguerra in avanti - richiamano i primi turisti che, con le loro fotografie, con i loro post e con le loro storie, oltre a dimostrare che quel luogo può essere alla portata di tutti, consolidano l'entità del nascente simbolo.
Una spirale ascendente di scatti, condivisioni e post alimenta quindi la forza magnetica di un territorio. Vale dunque la pena - come si chiede la fotografa - "fare la fila per l'autobus solo per scattare quella specifica foto alle Tre Cime di Lavaredo o ai Cadini di Misurina?" Probabilmente in molti, inghiottiti dalla spirale fotografica/mediatica, risponderebbero con convinzione:
"Sì, ne vale la pena!"
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Un post condiviso da Silvia | Venice Photographer (@silvia.sala.photography)












