Di zecche non si parla solo in montagna, ma anche a New York: un problema ormai globale rilanciato dalla satira

Le popolazioni di zecche sono in forte aumento negli Stati Uniti, dove si registra un'espansione anche nelle aree urbane. Una recente vignetta pubblicata sul The New Yorker offre una lettura ironica e brillante su un tema molto discusso

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
I cartoon del New Yorker sono una componente essenziale dell'identità del periodico statunitense, da oltre un secolo un riferimento a livello internazionale, apprezzato per la cura editoriale, la verifica delle notizie e lo sguardo attento sul mondo contemporaneo. Nata nel 1925, la storica testata pubblica reportage e saggi, commenti in ambito sociale e politico, critica e satira, recensioni e narrativa, vignette e poesia; nonostante i contenuti riguardino spesso sulla vita culturale di New York, raggiunge un vasto pubblico al di fuori della metropoli americana.
Legati all'attualità politica e culturale, i cartoon che puntualmente appaiono sul The New Yorker offrono da sempre una lettura ironica e brillante dei temi più discussi del momento. Un disegno in bianco e nero e poche parole dense di humor condensano il messaggio. Non a caso, una delle vignette giornaliere più recenti (pubblicata sul sito e sui social), firmata dall'illustratrice Lynn Hsu, ha come protagonisti una zanzara, una zecca e una mosca appostate ai margini di un bosco, intente a pianificare un lauto pasto (di sangue) spartendosi le parti del corpo di una ignara escursionista, in arrivo all'orizzonte. "D'accordo, io prendo il collo, voi prendetevi le caviglie", recita la battuta. A parlare è la zanzara.

Una scenetta che provoca un sorriso amaro (quel risolino che si mescola a una sottile preoccupazione e alla consapevolezza di chi ci è già passato) e che possiamo comprendere bene anche noi, che negli ultimi anni abbiamo assistito a un allarmante proliferazione delle zecche anche in ambienti un tempo considerati meno soggetti alla loro presenza.
In alcune zone del Bellunese - dove vivo - questi parassiti sono noti da alcuni decenni e ben prima che fossero chiarite le conseguenze del loro morso (come faceva notare l'esperto naturalista Cesare Lasen in questo articolo). Siamo ormai abituati a sentirne parlare ed è diventato quasi automatico adottare le misure di prevenzione consigliate e gli accorgimenti necessari in caso di morso. La situazione è simile in altre aree interne e montuose, come racconta spesso una collaboratrice de L'Altramontagna, la dottoressa forestale Paola Barducci, particolarmente esposta al contatto con le zecche durante la sua attività professionale.
Nonostante una certa familiarità con l’argomento, fa comunque specie la scelta editoriale del New Yorker, noto per il suo ruolo di osservatore e commentatore sulla cultura popolare e su situazioni e bizzarrie tipiche degli Stati Uniti. È come se il cartoon avesse il potere di farci aprire gli occhi: questa semplice vignetta ci mostra come il problema dei parassiti - anche se le specie attenzionate sono diverse - vada ben oltre i confini della discussione locale; è evidente insomma che non si tratta affatto di un tema che appartiene a un luogo specifico, di cui si discute tra le valli alpine, ma la zecca è ormai entrata a pieno titolo come argomento di conversazione condiviso nel dibattito pubblico.
Questo interesse della cultura pop oltreoceano poggia su trasformazioni ecologiche concrete. Come riportato da numerosi studi scientifici e testate giornalistiche, anche di carattere divulgativo come il National Geographic, le popolazioni di zecche sono in forte aumento negli Stati Uniti, dove si registra un'espansione anche nelle aree urbane. Tra i fattori che hanno contribuito al loro incremento ci sono la presenza degli animali selvatici che, spostandosi tra i parchi cittadini e i quartieri residenziali, trasportano questi parassiti nei giardini pubblici e privati. A questo fenomeno si aggiunge l'impatto dei cambiamenti climatici e delle temperature sempre più elevate, che prolungano la stagione attiva degli aracnidi e aumentano di conseguenza il rischio di contrarre patologie come la malattia di Lyme nel caso di contatto con zecche infette.
L'ironia del New Yorker registra così una preoccupazione collettiva legata ai nuovi equilibri (o meglio, squilibri) ambientali e ai cambiamenti climatici che, in quanto globali, interessano tutti. La satira documenta come la vulnerabilità umana di fronte ai mutamenti degli ecosistemi non sia un concetto astratto o distante, ma una realtà con cui fare i conti, tanto in un bosco di media montagna quanto nei grandi centri urbani.












