Gli strani segni nei boschi (trentini). Imparando a leggere questo "codice segreto" si può intuire la storia, il presente e il futuro delle foreste gestite

Vi è mai capitato di notare bande o pallini di vernice blu sulle piante ma anche quadrati con numeri o ancora croci su rocce? Non sono graffiti casuali: scopriamoli e impariamo a interpretarli

Camminando per i boschi trentini potrebbe succedere di incontrare strani segni sulle piante, che non sono i tipici segnali dei sentieri, bianchi e rossi, e nemmeno indicazioni di malghe, rifugi o punti di particolare interesse.
Sono in realtà una sorta di linguaggio segreto dei forestali, un vero e proprio codice che racconta la storia, il presente e il futuro di quel bosco. Ma come tutti i codici segreti la curiosità aguzza l’ingegno e quindi vieni con me che ti svelo l’arcano forestale!

Partiamo dal colore. Quelle strisce colorate di blu indicano che stai entrando (o uscendo) da un bosco in cui si attua la pianificazione forestale, in cui cioè si decide dove e come tagliare al fine di mantenere e migliorare il patrimonio forestale; principalmente si tratta di superfici di proprietà pubblica, ma non è sempre detto, visto che chi possiede più di 50 ettari di bosco anche in forma privata è tenuto a redigere un piano dei tagli. Ciò significa che l’80% delle superfici boscate trentine avranno questi segni; è quindi praticamente impossibile non trovare questi segni!
Di fatto questi segni rappresentano il ponte tra la pianificazione teorica e l’intervento pratico sul territorio: vengono rinfrescati o creati nuovamente per rendere il lavoro dei forestali, custodi, dottori, agenti e boscaioli, il più facile possibile.
Una doppia linea indica che sei al confine fra due proprietà pubbliche, ad esempio fra due comuni o due A.S.U.C (amministrazioni separate usi civici) ma anche due Vicinìe o Comunità. Guardando bene ti potresti accorgere che da ogni segno se ne vede uno successivo, questo sempre per rendere il nostro lavoro più agevole: immagina di essere un dottore forestale che deve segnare quali alberi abbattere, sarà ben fondamentale capire se stai cambiando proprietà no?

Se ti venisse voglia di seguire questi doppi segni, e io non te lo consiglio, potresti trovare anche alcuni sassi sempre con due bande azzurre ma anche con croci incise, talvolta pure con date (ad indicare la prima incisione) o numeri (a denotare quanti sassi incisi potresti trovare andando al catasto, dove nelle vecchie carte sono segnati tutti), ma anche lettere dell’alfabeto (che evidenziano la prima lettera del Comune proprietario). I sassi sono di fatto dei cippi catastali, determinano quindi con sicurezza dove passa la proprietà nel tempo, visto che un albero potrebbe essere tagliato.
Ma perché ti consiglio di non seguire questi segni? Perché come dico sempre "portano a morte certa", poiché queste proprietà risalendo lungo i versanti e arrivando sui crinali, molto spesso si assestano su crinali rocciosi o impluvi molto scoscesi: insomma sono dei luoghi davvero pericolosi dove non osano neanche le aquile, ma i forestali sì!

Se invece troverai un segno singolo orizzontale con un pallino, sopra o sotto, si tratta di un confine fra proprietà pubblica (Comune, ASUC, Vicinìa ecc) e un privato: se il pallino è sopra la riga allora stai per entrare nel bosco privato, se si trova sotto stai camminando verso una proprietà pubblica.

Infine, in ultima ipotesi potresti scorgere un solo segno orizzontale: questo perché la proprietà da gestire è spesso molto ampia, ettari e ettari di bosco, pascoli, prati che potrebbero creare confusione nella gestione; quindi negli anni del secondo dopoguerra si è preferito dividere fisicamente la proprietà in tante zone (chiamate particelle) e dare a ognuna un numero, cosicché diventa più facile individuare una zona di pregio (si trova nella particella ad esempio 32) oppure indicare ad una ditta boschiva dove andare a tagliare, piuttosto che stare ad indicare ad ogni bivio di strada forestale dove procedere.

Ecco quindi che entrano in campo, anzi in bosco, i numeri scritti in nero su fondo blu: non si tratta di piante da abbattere e neanche di sentieri da seguire, ma di zone dove si toccano più particelle forestali.

Vorrei precisare che quando si fanno questi segni non servono affatto a designare l’abbattimento delle piante, sarebbe un lavoro troppo lungo! Si usa invece uno strumento apposito chiamato martello forestale che presenta da un lato un’accetta, che toglierà una piccola porzione di corteccia della pianta, e dall’altra un timbro, a evidenziare chi ha deciso l’abbattimento.

Attenzione che questi segni blu esistono in Trentino, ma ad esempio nella Provincia Autonoma di Bolzano i colori e la decodificazione sono differenti (giallo e nero) così come nelle proprietà demaniali in cui si usano i colori bianco e nero.
Insomma, i boschi sono pieni di storie da raccontare, e i segni sui tronchi sono le parole di un linguaggio antico e affascinante. La prossima volta che ne vedrai uno, fermati un attimo. Osserva, cerca di capire, immagina. Dietro ogni banda di vernice, ogni numero, ogni tacca, c’è un mondo di scienza, passione e rispetto per la natura. E chissà, magari anche tu riuscirai a leggere quel codice segreto e a scoprire i misteri nascosti tra gli alberi.

Mi chiamo Paola Barducci, ma tutti mi chiamano Forestpaola. Sono una dottoressa forestale e Imparare a guardare il bosco è l'invito che rivolgo a chiunque desideri trasformare una semplice escursione in un'esperienza di scoperta profonda. Spesso, infatti, attraversiamo i paesaggi alpini percependo i boschi come uno sfondo statico, sempre uguale. Ma la montagna in cui si inseriscono è in realtà un organismo vivo, un insieme di dinamiche invisibili e storie scritte nel tempo.
In questo blog vi invito idealmente a camminare al mio fianco, lungo i versanti e tra i boschi di abete, larice o rovere, per decifrare insieme i segni della natura e l'evoluzione del paesaggio montano: dalla semplice definizione di bosco al riconoscimento degli alberi quando non hanno le foglie, faremo divulgazione scientifica "con gli scarponi ai piedi", imparando a leggere la complessità della foresta con occhi nuovi e consapevolezza tecnica, ma senza mai perdere lo stupore di chi sa ancora ascoltare il respiro della montagna.














