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Ambiente | 06 maggio 2026 | 18:00

L'ape più grande al mondo, scomparsa per oltre un secolo e poi ritrovata in vendita su eBay a 10mila dollari. Creduta estinta, una spedizione oggi ne attesta la sopravvivenza

Siamo nell'arcipelago nord delle isole Molucche, in Indonesia. Qui, tra le foreste tropicali dei racconti di Salgari, fu scoperta nel 1859 la cosiddetta "ape gigante di Wallace". L'entomologo Enzo Moretto è riuscito finalmente a filmarne la presenza e a disegnarla dal vivo. Una storia che unisce le esplorazioni ottocentesche alla contemporaneità, tra fantasie letterarie, evoluzionismo e deforestazione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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L’ape gigante di Wallace (Megachilide pluto) è un apoideo megachilide, una delle tante famiglie di Apoidei che vive in alcune isole dell’Indonesia. Questa specie, però, ha dei tratti eccezionali, tra cui l’evanescenza: è stata avvistata soltanto quattro volte dall’Ottocento a questa parte, al punto da essere creduta estinta per molto tempo.

Ce ne parla in questo articolo uno dei protagonisti dell’ultimo di questi ritrovamenti, avvenuta in una remota isola dell’arcipelago delle Molucche: l’entomologo e direttore del museo degli insetti Esapolis, Enzo Moretto.

 

 

Si chiama "gigante" non a caso: l’ape di Wallace è considerata l’ape più grande al mondo. Gli esemplari femmina sono capaci di raggiungere i 5 centimetri di lunghezza e 6 centimetri di apertura alare. Oltre alle loro dimensioni impressionanti, queste api – e nello specifico gli esemplari di sesso femminile – possiedono una struttura del capo molto particolare, con mandibole enormi, che usano per tagliare le foglie e manipolare la resina.

 

L’ape di Wallace, per vivere, ha infatti bisogno di grandi quantità di resina. Ecco l’utilità delle mandibole: costruite come una tenaglia, queste tagliano le foglie, dalle quali l’ape estrae la resina utile a creare i compartimenti del proprio nido. Queste api costruiscono i loro nidi all'interno di termitai attivi, e la resina serve sia come barriera fisica contro le termiti sia come difesa chimica: ha proprietà antibatteriche e antifungine, un po’ come la propoli nelle api comuni.

Proprio la loro abitudine a fare i nidi all’interno dei termitai, e – per quanto ne sappiamo – soltanto in alcune isole di un arcipelago indonesiano, determina l’altro elemento saliente di questi esseri: la rarità. Tanto rare da essere credute estinte per moltissimi anni. Nemmeno gli abitanti delle stesse isole erano a conoscenza della loro esistenza. Eppure la loro scoperta si intreccia a momenti capitali nella storia delle scienze naturali e della teoria evoluzionistica.

 

A scoprire per primo la loro esistenza, nell’arcipelago delle isole Molucche in Indonesia, fu infatti Alfred Russel Wallace, coautore - insieme a Darwin - della teoria dell’evoluzione delle specie. La storia di questa collaborazione è decisamente poco nota, e – se la nostra ape volesse concederci una digressione – vale la pena di essere brevemente accennata.

 

Le scoperte a cui Darwin lavorava dai tempi del viaggio sulla nave Beagle, ovvero la teoria della selezione naturale, portava con sé derive pericolosissime per i principi religiosi del tempo: se infatti quel meccanismo per prove ed errori che consegna la vita all’esemplare più "adatto" fosse traslato all’uomo, ciò avrebbe annullato l’argomento induttivo del disegno di Dio, secondo cui l’uomo è l’essere creato ha immagine e somiglianza del suo creatore.

 

Ebbene, Darwin era ben cosciente della prorompenza di queste teorie, tant’è che aspettò tantissimo a rendere nota la sua idea. Se si decise a farlo, fu anche merito di un giovane scienziato, il quale, riconoscendo la sua autorità, gli scrisse una lettera per chiedere un parere su una teoria. Quello scienziato era Alfred Russel Wallace, e la teoria era quella della selezione naturale. Per altre strade, il giovane era giunto alle stesse conclusioni del maestro.

Trattandosi fortunatamente di gentlemen britannici, tutto si risolse con un accordo. La lettera fu sottoposta all’Accademia delle Scienze, e si concordò di pubblicare insieme due lavori indipendenti sull’evoluzione, che arrivavano alle stesse conclusioni. Se non avessero fatto così, Darwin avrebbe rischiato di essere accusato di aver sviluppato le stesse idee dopo Wallace. L’anno dopo Darwin pubblicò il suo libro "L’origine delle specie".

 

In quell’opera nomina appena l’uomo, ma la crisi che il discorso sottende è chiara, e verrà esplicitata nel 1871 con "L’origine dell’Uomo": Noi esseri umani siamo il frutto di contingenze, non il frutto di un progetto.

 

"La storia è molto bella e molto poco conosciuta", commenta Enzo Moretto. "Era il 1859, Wallace si trovava nell’isola di Ternate, capitale locale del nord delle Molucche. Quella famosa lettera di a Darwin partì a febbraio dall’isola di Ternate nel nord delle Molucche, e arrivò in Inghilterra a giugno. Proprio durante il suo viaggio nell’arcipelago malese, Wallace incontrò quest’ape. L’esemplare fu poi inviato e classificato a Oxford, dove si trova tuttora conservato in un museo".

"Wallace scelse di esplorare, scelse l’avventura e di vivere di quello che raccoglieva per inviare in Europa a musei, studiosi e collezionisti. Erano animali che provenivano da mondi molto diversi da oggi. Quando ho letto il suo libro, L’Arcipelago Malese, l’ho sentito molto vicino ad alcuni momenti che avevo vissuto, più di un secolo dopo, negli stessi luoghi toccati nel suo viaggio. Probabilmente, per Wallace, l’incontro con un incredibile diversità biologica, in particolare gli insetti, gli avrebbe dato quella lucidità e coraggio di enunciare la sua intuizione della teoria condivisa con Darwin". 

 

Dopo la scoperta di Wallace, l’ape non fu più ritrovata per moltissimi anni. Bisognerà aspettare il 1981, oltre un secolo dopo, quando una spedizione americana ne trovò alcune piccole popolazioni in diverse isole del nord delle Molucche. Fu studiata per un certo periodo, e poi scomparve di nuovo.

 

La si credette estinta per molto tempo, almeno fino a quando, nel 2018, qualcuno trovò un esemplare morto da poco e in buono stato di conservazione. Questa volta non servì raggiungere l’Indonesia per rintracciarla. Era in vendita su eBay, battuto all’asta per quasi 10mila dollari. "Evidentemente qualcuno si era mosso per cercarla intuendone il valore, probabilmente cercatori locali".

 

Finalmente nel 2019 fu effettuata una spedizione scientifica dove fu fotografata una femmina per la prima volta. Leggendo le cronache della sua riscoperta, come quelle di Clay Bolt del 2019, trovare quest’ape e scattare le prime foto al mondo era stato molto difficile. Il gruppo di Bolt aveva organizzato la spedizione dopo che il GWC (Global Wildlife Conservation ha cambiato il suo nome in Re:wild nel 2021) stava chiedendo candidature per il loro programma di specie delle quali si erano perse le tracce "Search for Lost Species", Avevano convinto l’organizzazione a includere l'ape gigante di Wallace nella loro lista delle 25 specie "più ricercate al mondo"

 

Con le prove che l’ape gigante di Wallace esisteva ancora, nel 2019 il professor Moretto - insieme a Davide Apolloni, curatore scientifico del museo Esapolis, e Fabrizio D’Aloia, un amico con grande esperienza di spedizioni - partì alla volta delle Molucche.

"Avevamo contatti con entomologi dello zoo di Mosca e con l’Accademia delle Scienze, oltre ad altri colleghi nel mondo, così abbiamo cercato di rintracciare chi aveva accompagnato la spedizione precedente. Decidemmo di partire a gennaio, come avevano fatto i precedenti tentativi riusciti di trovare l’esemplare. Ci basavamo su segnalazioni locali, soprattutto cercatori di farfalle, che dicevano di aver visto nidi con caratteristiche compatibili".

 

La spedizione, durata due settimane, ebbe successo. Trovarono tracce dell’ape di Wallce sia nell’isola di Halmahera (la più grande del nord delle Molucche), sia nell’isola di Morotai.

 

"Abbiamo trovato nidi abbandonati, un esemplare morto, bozzoli e altri resti raccolti anche da cercatori locali (purtroppo, la voce si era già diffusa). Siamo però riusciti anche a filmare esemplari vivi. Ci volle un’intera giornata di cammino, nella stagione delle piogge, per raggiungere questi alberi. Lì, siamo riusciti a filmarle mentre lavoravano: si aggregavano per raccogliere resina e costruire il nido".

 

Una scoperta epocale, che ha avvicinato per un attimo i tre cercatori alla grande storia della teoria evoluzionistica e del naturalismo contemporaneo. Probabilmente spinto da queste suggestioni, il professor Moretto ha anche realizzato il primo ritratto dal vivo della specie, cosa che non era mai stata fatta: proprio come i grandi esploratori dell’Ottocento.

"Disegnare sul posto - ci raccontava - anche in condizioni difficilissime e illuminato soltanto da una pila a led, è stato un momento molto intenso, quasi un collegamento diretto con la tradizione dei naturalisti del passato".

 

La scoperta dell’attuale esistenza di queste api non può che essere colto come un forte segnale di speranza, sappiamo bene l’importanza degli apidi per gli ecosistemi che abitano, soprattutto lo sanno tutti coloro che ne conoscevano l’esistenza e la credevano estinta. Tuttavia, è presto per i sospiri di sollievo.

Come si diceva, questi esseri costruiscono il nido nel termitaio e rivestono le gallerie e le celle con uno spesso strato di resina, raccolta da particolari alberi della foresta. Più si deforesta, più queste piante scompaiono, e con esse sta scomparendo l’ape gigante di Wallace.

 

"Possiamo dire che la specie non è ancora estinta, ma manca poco. Se continua così, rischia di sparire davvero: miniere, deforestazione e urbanizzazione stanno distruggendo l’habitat. Non sappiamo per quanto tempo esisterà ancora. Per questo stiamo lavorando anche su altre specie, cercando di fare studi genetici e di suggerire misure di conservazione. È biodiversità unica, un pezzo di storia naturale del pianeta".

Di recente, Enzo Moretto ha pubblicato il "Diario del naturalista", dove racconta altre storie simili – soprattutto italiane - con scoperte fatte insieme a giovani naturalisti. Questa sera, mercoledì 6 maggio, alle ore 18 l’entomologo sarà ospite alla trasmissione Geo, su Rai 3, per la presentazione del volume. Il libro è già acquistabile su esapolis.it o butterflyarc.it, oltre che dall'editore WBA. 

Domenica 14 giugno, inoltre, Enzo Moretto presenterà il libro al Giardino Botanico Alpino "Giangio Lorenzioni", a Pian del Cansiglio.

 

Per dare un’idea di quanto il confine tra realtà e fantasia sia talvolta assai sottile, e soprattutto delicato, al professor Moretto piace ricordare una storia.

"Si pensi che Alfred Russell Wallace, quando era lì in Indonesia a metà Ottocento, era ospite del rajah Brooke, il "rajah bianco" del Borneo. Questa figura ispirò anche i racconti di Salgari su Sandokan. È una storia reale, legata alla colonizzazione delle isole delle Spezie, contese tra portoghesi, inglesi e olandesi. Erano territori di enorme valore economico, un po’ come i giacimenti petroliferi di oggi".

 

Tutti questi equilibri storici hanno influenzato il mondo moderno. E queste api, questi animali, diventano immagini figurali di una narrazione più ampia: Darwin e Wallace hanno cambiato completamente non solo le scienze naturali, ma la nostra visione del mondo in maniera radicale.

 

"Fare parte di queste storie è emozionante, e riuscire a documentare una specie così rara è stato un risultato enorme".

 

 

Foto in apertura: Enzo Moretto

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