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Storie | 07 maggio 2026 | 19:00

Nata in Scozia, oggi vive in Molise e gestisce i terreni di un ex-feudo, il primo Dominio collettivo del Molise. Un caso unico, capace di ricostruire il legame tra persone e territorio

In un'epoca in cui molti paesi rischiano di scomparire nella memoria umana, esperienze come questa mostrano come la ricostruzione del legame con la terra passi anche attraverso la ricostruzione del legame tra le persone: fiducia, trasparenza, partecipazione. La storia di Cerasuolo aiuta a immaginare un futuro per tanti territori montani

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L’importanza della cura e del presidio del territorio emerge sempre di più quando accadono disastri relazionati ad eventi estremi come quelli delle scorse settimane nelle regioni del Sud Italia, ed in particolare in Molise. Cura e presidio che sono alla base dell’esistenza dei domini collettivi.

 

Nel mio viaggio tra le proprietà collettive nell’Appennino centro-meridionale ho incontrato una storia che si intreccia con la Scozia e le emigrazioni, con le radici sia personali che della comunità, ed è legata alla montagna molisana. Siamo a Cerasuolo, frazione di Filignano a 678 metri sul livello del mare, in Molise, ai confini con il Lazio e Abruzzo, nel cuore delle Mainarde e con un passo nel Parco Nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise. Un paese di cinquanta abitanti scarsi e una radicata storia collettiva.

 

Qui questa comunità di poche decine di abitanti custodisce circa 700 ettari tra boschi e pascoli (seppur quest’ultimi siano oggi circa 150 ettari), un patrimonio collettivo che negli ultimi anni, è tornato a essere gestito direttamente dalla popolazione attraverso il Dominio collettivo ex-feudo Marotta di Cerasuolo.


Il territorio del Dominio Collettivo di Cerasuolo

A raccontare questa esperienza è Rosanna Maria Rossi, presidente del Dominio collettivo dal 2020, oggi al secondo mandato. Scozzese di nascita, figlia di emigrati molisani "arrivati da giovanissimi che però parlavano ancora il dialetto del paese", è tornata a vivere stabilmente in Italia trent’anni fa. Dopo i primi anni tra Roma e Venafro, dal 2012 ha scelto di stabilirsi definitivamente a Cerasuolo, il paese dove da bambina trascorreva le estati. Oggi lavora alla Sapienza di Roma come collaboratrice linguistica, ma continua a vivere qui con la sua famiglia e i tre figli gemelli, dividendo il tempo tra il lavoro in città e l’impegno per la comunità.

 

Mi racconta che la storia di queste terre parte da lontano.

 

Nel 1844 il duca Pasquale Marotta, appartenente alla nobiltà del Regno di Napoli, decise di lasciare gran parte dei suoi possedimenti "ai naturali di Cerasuolo". Nel testamento chiedeva che fosse costruita una chiesa dedicata a San Pasquale Baylon e che le terre restanti fossero destinate ai poveri del paese.

Da quel lascito nacque una forma di gestione collettiva del territorio, espressa attraverso gli usi civici: legna, pascolo, raccolta dei frutti del bosco, per assicurarsi che nessuno rimanesse senza il minimo per vivere.

 

Col tempo, però, questo sistema si è indebolito. L’emigrazione, lo spopolamento e l’assenza di controlli hanno reso la gestione sempre più opaca. Per anni il territorio è rimasto formalmente collettivo, ma di fatto senza un vero governo: contributi agricoli percepiti da pochi, boschi venduti senza rendicontazione, una partecipazione comunitaria quasi assente.


Rosanna Maria Rossi racconta del Dominio Collettivo nell’evento internazionale Wonder Commonlands a Teramo, il 15 settembre 2025

La svolta è arrivata con la legge 168 del 2017 in materia di domini collettivi come soggetti autonomi di autogoverno delle comunità. A Cerasuolo un gruppo di cittadini ha deciso di ripartire proprio da lì. Dal 2018 iniziano incontri pubblici e un percorso dal basso che porta, nel 2020, alla costituzione ufficiale del Dominio collettivo, in piena chiusura Covid. Nasce così l’idea di fare la votazione online.

 

Non è stato un processo semplice. La ricostruzione dell’ente ha attraversato conflitti istituzionali, denunce e divisioni interne alla comunità. "Per anni – racconta Rosanna – il Dominio era rimasto fermo, senza elezioni e senza trasparenza. Ripartire ha significato ricostruire documenti, bilanci e perfino la storia delle terre, ma soprattutto la fiducia". È stato necessario ripartire anche dalla conoscenza: della proprietà collettiva tra gli abitanti, online tramite sito e social, e verso l’estero, in un paese segnato dall’emigrazione. "Bisogna fare animazione del territorio: parlare di uso civico era un tabù, c’era omertà".


La celebrazione dei 180 anni del lascito Marotta alla comunità di Cerasuolo

La prima rivoluzione è stata la cultura della proprietà collettiva, anche grazie a un finanziamento ministeriale di circa cento mila euro (Bando ex-POA del MIPAAF sull’associazionismo forestale). Grazie al finanziamento, il Dominio Collettivo ha avviato alcune azioni fondamentali: la ricostruzione storica del lascito dell’ex feudo Marotta, la voltura catastale dei terreni, la realizzazione di un piano di assestamento forestale.

 

Tra le prime attività concrete c’è stato il ritorno dell’uso civico del legnatico, innanzitutto mostrando le tecniche corrette di taglio per fare anche formazione rispetto alla gestione forestale. Nel primo anno sono state sette le famiglie che hanno fatto richiesta del legnatico. Accanto alla gestione del bosco, il Dominio Collettivo ha investito anche sulla dimensione comunitaria: una sede aperta al pubblico, un hotspot per la connessione internet, incontri pubblici e iniziative culturali per raccontare la storia del territorio. È stata realizzata anche una mappa turistica e un piccolo volume dedicato alla storia del lascito Marotta.


La giornata formativa sul taglio forestale sostenibile, 13 agosto 2025

Questa esperienza rompe il silenzio di una montagna del Sud spesso lasciata ai margini. Mostra che anche in un piccolo paese di frontiera, ai margini del Parco, la cura del territorio può diventare una forma di resistenza civile, e che l’ecologia, qui, è inseparabile dalla giustizia sociale e dalla memoria collettiva.

 

Il Dominio collettivo di Cerasuolo è uno dei primi esempi di applicazione della legge 168/2017 nell’Appennino centro-meridionale, un caso unico in Molise dove la maggior parte dei demani civici è gestita direttamente dai comuni.

 

Una parte significativa della comunità ha scelto di riprendere in mano il proprio territorio, provando a trasformare un’eredità storica in un progetto contemporaneo, integrando elementi innovativi con la memoria storica. Innovativo anche nell’avere una donna come presidente e neoabitante con forti radici sul territorio, creando una connessione tra quel che si era e quel che si potrà essere.

 

Come si legge nella ricostruzione storica del Dominio: "Il lascito Marotta rappresenta la volontà di lasciare le terre ai poveri di Cerasuolo e la capacità della comunità di trasformare un’eredità in un progetto. Non è solo memoria: è azione".

 

In un’epoca in cui molti paesi rischiano di scomparire nella memoria umana, esperienze come questa mostrano come la ricostruzione del legame con la terra passi anche attraverso la ricostruzione del legame tra le persone: fiducia, trasparenza, partecipazione.

 

Ma la sfida più grande resta quella demografica. Il paese continua a perdere abitanti e i giovani, anche quelli cresciuti qui, faticano a immaginare un futuro in un luogo che offre poche opportunità lavorative e servizi minimi. Eppure, le risorse non mancano: un patrimonio naturale straordinario, un’identità forte, una rete di italo-scozzesi, belgi e francesi che può diventare un ponte culturale e turistico, una comunità che ha dimostrato di saper reagire. La domanda è come trasformare questa consapevolezza in un progetto di vita per abitare. Nelle parole scritte dai rappresentanti del Domino Collettivo, si legge: "Il nostro orizzonte è, e resterà, il benessere delle prossime generazioni. E la nostra promessa è semplice: mentre il vento passa, noi, come le nostre montagne, restiamo. E continuiamo a costruire"

il blog
Racconti dagli Appennini in mutazione

Gli Appennini sono da sempre abitati, vissuti e lavorati. La loro geografia lo testimonia: piccoli paesi incastrati tra le alture, collegati da strade e sentieri che raccontano storie di mobilità. Luoghi che storicamente sono stati centrali nelle relazioni politiche, economiche e culturali del Mediterraneo in cui si estraevano risorse, producevano beni preziosi, sperimentavano innovazioni e mestieri. 

Partendo dall’Appennino centrale, contesto delle nostre ricerche e attività politiche e sociali, il blog racconta storie ed economie montane contemporanee, intendendo economia come cura e gestione del bene comune, inserita in trame ecologiche multi-specie. Raccontiamo pratiche collaborative di gestione e cura del rurale con radici secolari, così come di esperienze recenti e soggettività impreviste che immaginano nuovi modi di abitare e produrre in montagna. Raccontiamo queste storie con uno sguardo che cerchi di parlare al futuro e di stare - senza scioglierle - nelle contraddizioni del presente

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