Sta attraversando l'Italia a piedi per riscoprire il valore umano delle montagne: "Questo viaggio non è solo mio: le persone che incontro ne stanno diventando parte"

Prosegue il cammino di Giacomo Longo, 24enne cadorino, lungo il sentiero Cai Italia. Da Fiera di Primiero ci racconta ciò che più lo ha colpito: il calore e la disponibilità delle persone incontrate, nella cornice di montagne che sanno sorprendere anche chi ci è cresciuto dentro. "Ogni giorno osservo il paesaggio che si trasforma e gli animali che iniziano a uscire: dettagli cui, nella vita di tutti i giorni, non ho forse dato il giusto peso"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Sto iniziando a capire che questo viaggio non è solo mio, ma di tutte le persone che, in un modo o nell’altro, ne stanno facendo parte anche solo con un’offerta di ospitalità, un pezzo di pane, un messaggio di conforto o venendo a trovarmi". Così Giacomo Longo, 24enne cadorino, racconta a L’Altramontagna la sua esperienza lungo il sentiero Cai Italia.
Partito il 16 febbraio da Muggia, a fine aprile si trovava a Fiera di Primiero e stava procedendo verso il Lagorai. Tra un paio di settimane, meteo permettendo, conta di entrare in Lombardia per dirigersi in Valtellina. Abbiamo già avuto modo di capire con lui com’è nata l’idea di vivere per oltre un anno tra le montagne italiane (qui l’articolo) e ora Giacomo ci aggiorna, facendo il punto sul lato umano della sua esperienza.
In questi mesi, infatti, ad averlo colpito di più sono le persone. "Ho deciso di portare questo viaggio sui social - afferma - anche per crearmi un futuro per quando dovrò, di fatto, ripartire da zero. Tuttavia, credo di poter dire, con tutta l’umiltà possibile, che a prescindere dai contenuti online questo viaggio non sia più solo mio. Ad esempio, mentre ero ad Arabba mi ha scritto una mia ex docente di chimica per darmi la possibilità di stare da loro una notte: è stata una bellissima riscoperta e un tassello in più nella consapevolezza che le persone che sto incontrando diventano un pezzo del viaggio stesso".
Da qui un messaggio, e una consapevolezza acquisita: "Il mio obiettivo - ammette - è far sì che più persone possibile vivano questo sentiero, o qualsiasi avventura desiderano, sapendo che nel nostro Paese la gente è disposta ad aiutare il prossimo. Siamo un popolo caloroso e accogliente e penso sia importante farlo sapere sia ai ragazzi della mia generazione sia ai meno giovani: tutti possiamo dare una mano agli altri anche con gesti che, apparentemente piccolissimi, in situazioni come la mia sono grandi".
La montagna, quella genuina, è infatti anche questo. Alcuni giorni fa, ad esempio, Giacomo ha ricevuto la visita di Roberto, 40enne di Ferrara, che con il suo cane Pulce è salito al passo Valles per passare una giornata con lui tra le Dolomiti. "Ha iniziato a seguirmi su Instagram - racconta - e gli è piaciuto il mio modo di fare, così mi ha chiesto se poteva venire a trovarmi. Si è fatto oltre 300 chilometri solo per una passeggiata e mangiare un boccone insieme, e per me è stato molto arricchente: parlare con persone più grandi, condividere le esperienze faccia a faccia, ha un valore in più rispetto al farlo sui social. E qualche giorno dopo, un amico mi ha raggiunto per dormire al passo Rolle: abbiamo messo la tenda nei pressi di una caserma e la mattina un ragazzo che lavora lì ci ha offerto il caffè. Un valore inestimabile".

Non ci sono però solo gli umani in questa avventura. Mentre consumava "i miei tortellini in brodo con vista Marmolada", è arrivata una splendida volpe e, con essa, il dibattito che gli animali selvatici tendono a sollevare online. Giacomo, però, ha le idee chiare. "Sono stato anche insultato - sottolinea - per non averle dato da mangiare. Io non sono un biologo, un animalista né un esperto di volpi, ma ho buon senso e so che un selvatico non va toccato, perché potrebbe essere malato o, se cucciolo, la madre potrebbe non sentirne l'odore, né nutrito, perché indebolirebbe l’animale e poi, va detto, non te la scrolli più di dosso. Era bellissima, magretta, ma sembrava stesse bene, perciò non ho ritenuto necessario chiamare la guardia forestale, cosa che avrei fatto se fosse stata in difficoltà".
Giacomo prosegue ora il suo viaggio, tra albe e tramonti che ogni volta sembrano la prima. "La tappa più bella finora - conclude - è stata da Arabba al lago Fedaia, passando per le piste. Non ero mai stato lì e a un certo punto vedevo Civetta, Pelmo, Antelao, tutti i tremila delle nostre montagne insieme, e mi ha profondamente emozionato. Ogni giorno osservo il paesaggio che si trasforma, soprattutto ora che la neve se ne sta andando, e gli animali che iniziano a uscire: tutti dettagli cui, nella vita di tutti i giorni, pur essendo cresciuto in montagna non ho forse dato il giusto peso".













