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Attualità | 09 maggio 2026 | 06:00

"Può anche capitare che cani di piccola taglia mettano in fuga i lupi". Attraverso le parole di un esperto analizziamo l’articolato rapporto tra lupi e cani in Italia

"Tra cani e lupi può capitare di tutto. Ci sono anche situazioni in cui lupo e cani si piacciano, tanto da accoppiarsi e dare alla luce cuccioli ibridi". Duccio Berzi, consulente della Regione Toscana e tra i maggiori esperti di lupo, interpellato da L’Altramontagna, ci aiuta a fare chiarezza sul dibattito scoppiato attorno al caso del cane di Michele Serra

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Da un articolo firmato da Michele Serra per la newsletter del Post, "Ok Boomer!" del 5 maggio, è esploso un dibattito che ha coinvolto il mondo degli animalisti e di tutti coloro che, più o meno direttamente, si interessano di fauna selvatica; suscitando aspre polemiche.

 

Il casus belli è la triste vicenda del cane Osso, fedele compagno di vita di Michele Serra, che da anni vive in Val Tidone, nell’Appennino piacentino. Proprio nei pressi dell’abitazione, qualche giorno fa, il cagnolino è stato sbranato probabilmente da un branco di lupi, provocando un profondo sconforto nel padrone, in parte riportato nell’articolo.

 

Ciononostante i toni del giornalista non hanno mancato di lucidità e correttezza, facendo luce sul fatto che "il lupo fa il suo mestiere, che è perpetuare la specie", e che il cane si era allontanato dal padrone. Tuttavia, Serra sollevava la presenza problematica di un eccessivo numero di lupi nella zona e l’immobilità delle istituzioni nel favorire questa difficile convivenza, invitando ad una maggiore attenzione al tema.

 

Da questa premessa è esplosa la polemica. In molti hanno accusato Serra di non saper badare al proprio animale domestico, sfociando anche nel bollare il problema delle predazioni come qualcosa di irrilevante o, comunque, insufficiente per determinare una regolazione attiva della specie.  

 

In un editoriale del 6 maggio, sottolineavamo le premesse atte a creare un dibattito costruttivo: "Serve dialogo quindi; serve ascoltare le esigenze e le difficoltà di chi abita il territorio, ma anche accogliere i suggerimenti di chi studia i grandi carnivori".

 

In quest’ottica, in un articolo del 7 maggio, raccoglievamo il parere della zoologa e divulgatrice Mia Canestrini sulla questione. Con la stessa intenzione, oggi pubblichiamo il punto di vista di Duccio Berzi, consulente della Regione Toscana per l’attività faunistica e uno tra i maggiori esperti di lupo nell’Appennino e in Italia.

 

 

Quali dinamiche regolano il rapporto tra lupo e cane domestico? In che misura queste sono prevedibili?

 

La dinamica tra lupo e cane è molto varia. Può coinvolgere cani di diversa razza, di diverso sesso, in fasi diverse della fase sessuale; e anche dalla parte del lupo può essere un maschio, una femmina, un branco, un animale dominante, eccetera. Quindi la reazione che si determina può essere estremamente variabile.

Noi abbiamo documentazione di cani che vengono uccisi, ma anche lì l’attacco può essere per ragione alimentare o per un discorso di territorialità. Ci sono anche situazioni in cui lupo e cani vanno d'amore e d'accordo, tanto da accoppiarsi e dare alla luce cuccioli ibridi: questo può avvenire sia con cani randagi che domestici, e può coinvolgere la femmina di cane che poi partorisce in casa, o, molto più frequentemente, succede che è un cane maschio che copre una lupa fertile e quindi gli ibridi nascono in natura.

Infine ci sono tante situazioni in cui non soltanto cani da guardiania scacciano lupi, ma capita anche che cani di piccola taglia, di dimensioni e prestazioni nettamente inferiori a un lupo, ma carattere molto determinato, riescano ugualmente a mettere in fuga il carnivoro. Insomma, il comportamento è dei più variabili.

Quando si legge che il lupo è un pericolo è vero, ma a volte gli incontri si concludono con un conflitto, nella maggioranza dei casi invece non succede assolutamente niente. Dipende molto dalla storia ed esperienza dell'animale, o meglio,di entrambi gli animali.

Non è giusto generare la paura che non si possa più andare in giro con un cane perché arriva il lupo e lo mangia come se fosse un cioccolatino. Quello che è successo a Michele Serra, per fortuna, è relativamente infrequente. Tuttavia, essendoci tanti lupi, ma soprattutto tantissimi cani, ogni tanto accade, e questo può diventare poi un’abitudine. È quello che è successo nel piacentino e nel parmense, ma anche in altri contesti in cui ci sarebbe da lavorare.

 

 

In questi casi l’abbattimento degli esemplari problematici può essere un’opzione per evitare che si tramandi questa attitudine?

 

Da un punto di vista teorico, sì. Intervenire su animali portatori di caratteri in qualche modo problematici aiuta la conservazione della specie, nel senso che elimino i cosiddetti "cattivi ambasciatori", quelli che mettono in difficoltà la conservazione della specie.

Chiaramente questo è corretto farlo nel momento in cui la persona attua una serie di misure volte ad evitare conflitti: se una persona lascia il cane fuori tutte le notti, a quel punto la responsabilità non è tanto del lupo, ma di chi lascia incustodito il cane.

In altre situazioni, però, abbiamo avuto tante segnalazioni di lupi che sono entrati dentro i giardini saltando le reti, e hanno predato, magari cibandosi anche del cane. In questi casi ad esempio dal punto di vista teorico è giusto intervenire.

Dal punto di vista pratico, però, è un'operazione complessa, perché noi quando andiamo a intervenire dobbiamo avere una ragionevole certezza che andiamo a investire sull'animale giusto, cioè quello che ha un comportamento critico. Per fare questo l'operatore autorizzato deve investire moltissimo tempo, ed è comunque difficile isolare l’esemplare, e soprattutto è difficile essere certi che quest’attitudine non si sia già diffusa nel branco. Quindi ecco: passare dalla teoria alla pratica è come sempre piuttosto complesso.

C'è poi il discorso della sensibilità culturale: come abbiamo visto dai post social relativi a questo caso, spesso e volentieri si è contrari a qualunque forma di intervento, e la stessa magistratura, in situazioni di questo tipo, tende ad avviare casi giudiziari piuttosto complessi. Insomma, il quadro non è affatto semplice.

 

 

Ciò che possiamo dire è che va fatto quanto in nostro potere per evitare il contatto tra animali domestici e i selvatici. Quali sono le buone norme da seguire in questo senso?

 

Anche qui c'è una grossa differenza da fare: il singolo cittadino che magari ha il cane in condominio ed esce, normalmente gira con il cane al guinzaglio.

Chi vive in campagna, invece, spesso e volentieri non è nelle condizioni di portare sempre il cane in guinzaglio (anche se è un obbligo normativo) e succede che il cane stia talvolta libero a breve distanza dalle abitazioni o in un giardino recintato. Si tenga presenta che per proteggere il cane dal lupo bisognerebbe avere una recinzione davvero importante, non basta una staccionata alta un metro. Quindi magari una persona ha il cane recintato e, non esce, e quindi lo tiene in sicurezza, ma il lupo salta tranquillamente la recinzione.

Chi vive in campagna o in montagna è comunque soggetto ai rischi, perché una recinzione normale non basta, e una antilupo spesso non viene nemmeno autorizzata dai comuni, per vincoli paesaggistici, urbanistici, eccetera.

Poi c’è anche il caso di chi il cane lo porta fuori per altri motivi, vedi i pastori, vedi i cacciatori, vedi i tartufai: in quel caso non è pensabile portare il cane al guinzaglio. Qui la situazione diventa molto più critica, perché il cane si allontana e chiaramente sfugge dal controllo e può essere quindi soggetto a predazione. Ad oggi, noi come gruppo di ricerca, stiamo facendo delle esperimentazioni su dei dispositivi di protezione del cane, una evoluzione più efficace dii quelli usati per i cani per la caccia al cinghiale, ma per il momento rimane una parte di rischio inevitabile.

 

 

Che idea si è fatto della polemica montata attorno al caso di Michele Serra e del suo cane Osso?

 

È un tema complesso e come tutti i temi complessi non sono risolvibili con soluzioni semplici. C’è un detto che recita: "Per tutti i problemi complessi, non esiste una soluzione semplice". Se esiste una soluzione semplice, è bene diffidarne: in genere è sbagliata.

Il caso di Serra pone un problema complesso; ma, visti i contesti in cui si è diffuso, purtroppo ognuno si esprime senza in realtà conoscere la complessità della materia.

Finché si tratta di animali da reddito, c'è un approccio più di carattere economico, anche di carattere emotivo, ma prevalentemente di carattere economico. Mentre quando si tratta di animali di affezione, l'aspetto economico viene meno ed è tutto sbilanciato sull'aspetto affettivo. Quindi le reazioni sono necessariamente più forti, bisogna necessariamente considerare anche questo aspetto.

 

 

Serra, nell'articolo, alludeva ad un'immobilità delle istituzioni per quanto riguarda la possibilità di abbattimenti puntuali. Crede che vi sia un indugio a prendere posizione?

 

Siamo in un momento in cui le amministrazioni regionali e il Ministero si stanno un po' rimbalzando la decisione. Le istituzioni stanno ancora cercando di capire come muoversi, ad oggi nessuna regione ha presentato un piano di gestione del lupo nonostante sia possibile., Siamo in un momento di stallo.

In ogni caso, il problema è prima di tutto di carattere politico, manca qualcuno che si assuma la responsabilità di fare un intervento di questo tipo. Sappiamo del resto, anche dai sondaggi, che la gran parte della popolazione italiana è a favore del lupo, a favore dei grandi carnivori, quindi è una decisione che rischia di essere impopolare.

Intervenire su questo animale significa trovare delle professionalità da dedicare per questi interventi, e spesso e volentieri non abbiamo la certezza di intervenire sull'animale giusto. Se poi un comportamento viene acquisito da un branco, anche rimuovere un animale può essere ininfluente.

Insomma, tutto contribuisce a rendere difficile calare a terra un intervento in questo senso, soprattutto in ambienti antropizzati. Tutta questa complessità va valutata, le soluzioni semplici in questo caso purtroppo non esistono. Sicuramente la soluzione più immediata è quella di fare molta attenzione ai cani a seconda del contesto e delle condizioni in cui si vive, con tutte le premesse che abbiamo fatto prima.

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