Due rifugi distrutti dalle valanghe sul Gran Sasso, ma il paragone con la tragedia di Rigopiano è improprio. Ecco perché

Il Rifugio del Monte è stato abbattuto da una valanga, così come il Rifugio delle Solagne, sempre sul Gran Sasso. Quante altre strutture in quota, in caso di eventi di simile portata, potrebbero trovarsi in una condizione analoga di rischio?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il ciclone Erminio continua a tenere banco. A oltre un mese di distanza dalle nevicate abbondantissime di inizio aprile, documentate sul campo e poi verificate in prima persona da noi de L’Altramontagna prima sulla Maiella e poi sul Gran Sasso, la montagna abruzzese non ha ancora finito di rivelare la portata reale di quanto accaduto.
Con il disgelo che avanza, emergono danni che la coltre bianca aveva sino ad ora tenuto nascosti. Non si tratta solo degli effetti diretti della neve: sono le valanghe, in certi casi capaci di ridisegnare fisicamente il profilo delle montagne, ad aver lasciato i segni più profondi e duraturi.
Il caso emblematico è quello del versante della Rava della Giumenta Bianca, sulla Maiella, totalmente ridimensionato dall'azione delle slavine. Nella Val Maone, sul Gran Sasso, il paesaggio appare ancora oggi segnato in modo evidente da detriti di alberi e rocce precipitati a valle. Scenari che chi frequenta queste montagne fatica a riconoscere.

Nella fotografia di Niccolo Forcina, gli effetti di una valanga in Val Maone, Gran Sasso.
Nelle ultime ore la notizia che ha colpito di più il web e le comunità di appassionati di montagna riguarda il Rifugio del Monte, situato a Prato Selva nel comune di Fano Adriano, in provincia di Teramo. Un video circolato sui social ha mostrato la struttura completamente distrutta: travolta da una valanga di grandi dimensioni che non ha lasciato scampo all'edificio.
Il rifugio aveva già subito in passato l'impatto di slavine, ma quanto accaduto questa volta non ha alcun termine di paragone con gli episodi degli anni recenti. Se ne era già parlato in passato della possibilità di spostarlo in una posizione più sicura; tuttavia, va precisato che la struttura era già chiusa da diverso tempo, con ogni probabilità a causa di un contenzioso in corso tra il Comune di Fano Adriano e il precedente gestore. L'area è di accesso complesso e scarsamente frequentata: il rifugio svolgeva principalmente una funzione di emergenza.
Una precisazione necessaria. Nelle ultime ore si sono moltiplicati i paragoni tra la distruzione del Rifugio del Monte e la tragedia di Rigopiano. Si tratta di un accostamento del tutto improprio e, soprattutto, irrispettoso verso le vittime e i loro familiari. Rigopiano era un hotel con stanze e ospiti; il Rifugio del Monte era una piccola struttura in muratura ad uso prevalentemente estivo e di emergenza. Le due situazioni non sono paragonabili.
Quello del Rifugio del Monte non è purtroppo un caso isolato: anche il Rifugio delle Solagne ha subito lo stesso destino. Due strutture abbattute non in pieno inverno, ma all'inizio della stagione primaverile. Un dettaglio che sottolinea meglio di qualunque altro dato l'eccezionalità dell'evento meteorologico legato al ciclone Erminio.
Questi episodi pongono una domanda scomoda ma necessaria: quante strutture in quota, in caso di eventi di simile portata, potrebbero trovarsi in una condizione analoga di rischio? La risposta non è semplice, ma ignorare la domanda sarebbe un errore. La stagione delle valanghe non è ancora chiusa, e la neve che si ritira continuerà probabilmente a svelare altri danni nei prossimi giorni.













