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Attualità | 03 maggio 2026 | 13:00

"Il giornalismo locale ha alcune lezioni da insegnare ai media nel loro complesso". I drammi e l'importanza di un settore della divulgazione sempre più fragile

L'Altramontagna è un quotidiano che si occupa di temi montani, ma ogni tanto troviamo rilevante riflettere e indagare sullo stato del mondo della divulgazione. Così, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa (3 maggio), ci siamo confrontati con Laure Chauvel, Responsabile dell'Ufficio Francia-Italia di Reporter Senza Frontiere

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Nella Giornata mondiale della libertà di stampa, alla luce della recente pubblicazione del  World Press Freedom Index 2026 che vede l’Italia perdere diverse posizioni, si impone una riflessione sulla condizione del giornalismo nel nostro Paese. Soprattutto del giornalismo locale, che deve affrontare spesso problemi ulteriori rispetto a quello nazionale.

 

I problemi sono noti. Da decenni ormai la fiducia nel mondo dell’informazione è in calo a livello globale, con il Digital News Report 2025 prodotto dal ‘Reuters Institute’ che indica che solo il 36% degli italiani si fida delle notizie. La situazione economica è drammatica: il consumo di notizie si sta spostando sempre di più verso l’online, che generalmente non garantisce gli stessi introiti pubblicitari di altri formati, mentre una minima percentuale della popolazione (sempre secondo il già citato report) paga per le notizie digitali. Ancora più preoccupante è lo spostamento dei più giovani verso un’informazione incentrata sulle piattaforme social, caratterizzate da dinamiche opache e orientate al profitto. A sommarsi alla condizione finanziaria difficile delle redazioni, c’è il precariato rampante del mondo del giornalismo, formato in larga parte da un esercito di collaboratori e freelance spesso pagati a pezzo e con cifre misere, mentre il ricambio generazionale stenta a realizzarsi (sia per le scarse assunzioni, sia per lo scetticismo di molti giovani a dedicarsi a un mestiere sempre più complicato).

 

Una recente indagine pubblicata da Irpi Media e curata da Alice Facchini (Come ti senti? Indagine sulla salute mentale dei giornalisti, 2024) mostra chiaramente le difficoltà affrontate da molti giornalisti italiani, soprattutto giovani, stremati dallo stress e dall’ansia generati da una professione precaria, sempre più marcata dalla velocità, e messa a rischio da crescenti minacce, discriminazioni, molestie e azioni legali temerarie. L’Italia ha una ventina di giornalisti sotto scorta permanente (un dato considerato molto alto), la maggior parte a causa di minacce ricevute dalla criminalità organizzata (l’eccezione forse più nota è Paolo Berizzi, sotto scorta dal 2019 per le minacce ricevute da gruppi di estrema destra). Non solo. ‘Ossigeno per l’Informazione’, un’organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di monitorare intimidazioni e minacce ai giornalisti, nel suo Rapporto 2025 ha contato 759 giornalisti minacciati (tra avvertimenti, danneggiamenti, abuso di denunce e azioni legali, aggressioni e ostacoli all’accesso alle informazioni); ha inoltre documentato 57 azioni legali a scopo intimidatorio (per un totale di 117 giornalisti colpiti), potenzialmente la punta dell’iceberg di un fenomeno più ampio ma difficile da quantificare.

Ed è bene sottolineare che tutti questi problemi tendono a essere più seri e pressanti per il giornalismo locale. La scomparsa delle edicole, il calo drastico delle vendite di copie cartacee, le chiusure di redazioni locali mettono a rischio una forma di giornalismo che, per la sua prossimità al pubblico, svolge un ruolo fondamentale nel panorama del diritto all’informazione. E sono proprio i giornalisti e le redazioni locali, in molti casi con limitatissime risorse economiche, a essere spesso vittime di minacce, intimidazioni e azioni legali temerarie. Il rischio dell’autocensura, in questi casi, aumenta, mettendo in pericolo la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere informati. Al contempo, il giornalismo locale gode di meno visibilità, rendendo i drammi che si consumano in questo settore spesso invisibili.

E proprio del giornalismo locale abbiamo parlato con Laure Chauvel, Responsabile dell’Ufficio Francia-Italia di Reporter Senza Frontiere.

 

 

Il giornalismo locale è particolarmente colpito dalla crisi globale del settore. In molte parti del mondo stanno aumentando i cosiddetti "deserti informativi". Eppure il giornalismo locale svolge un ruolo fondamentale nel garantire il pluralismo e il diritto all’informazione. Come possiamo uscire da questa crisi? L’Italia in che situazione si trova?

 

Le testate locali sono essenziali per mantenere una democrazia sana, ma sono davvero sotto forte pressione poiché i loro giornalisti sono minacciati, aggrediti e presi di mira da cause legali vessatorie, per non parlare dell’elevata pressione economica che costringe i media locali a innovarsi. A questo proposito, la situazione negli Stati Uniti funge da monito globale: quasi il 40% dei media di comunità è scomparso, lasciando 50 milioni di cittadini con un accesso limitato o nullo a notizie locali affidabili. E nelle 206 contee in cui i media locali hanno chiuso, Donald Trump ha vinto nel 91% dei casi.

Ma il giornalismo locale ha alcune lezioni da insegnare ai media nel loro complesso. I sondaggi mostrano l’attaccamento e la fiducia del pubblico nei confronti dei media radicati nelle loro comunità locali. Contropotere senza pari nel panorama mediatico, il giornalismo locale contribuisce ai procedimenti legali e a chiari cambiamenti politici, e svolge un ruolo fondamentale nel rappresentare le realtà della gente.

L'Italia non fa eccezione quando si tratta della crisi economica e strutturale che sta investendo il giornalismo locale: i modelli di business tradizionali stanno crollando e il passaggio al digitale è avvenuto più tardi rispetto a quanto accaduto per i media nazionali. L'elevato livello di politicizzazione del panorama mediatico e la concentrazione della proprietà dei media nelle mani di pochi attori [una questione che, per quanto riguarda il Trentino-Alto Adige, è stata sottolineata sia in un'indagine Agcom che nel più recente Monitoraggio del pluralismo dell'informazione nell'unione europea relativo all’Italia nel 2025, NdR] gravano ancora di più sui media locali, che sono più vulnerabili alle pressioni a causa della mancanza di risorse tecniche e finanziarie sufficienti.

È necessaria una spinta politica per preservare il valore sociale del giornalismo locale. Al 56° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa 2026 di ‘Reporter Senza Frontiere’ – in calo di sette posizioni – l’Italia deve impostare una rotta volta a preservare un giornalismo indipendente e pluralistico, in particolare a livello locale.

 

 

Il giornalismo locale, che sta attraversando una fase di crisi, finisce talvolta per subire la concentrazione del mercato dei media. Quanto è diffuso il problema a livello globale, in Europa e in Italia? E cosa si può fare al riguardo?

 

La crisi del giornalismo locale si inserisce in una più ampia crisi strutturale del settore dell’informazione, in cui la fragilità economica e la concentrazione dei media rivestono un ruolo centrale. Secondo ‘Reporter Senza Frontiere’, la situazione economica dei media ha raggiunto nel 2025 un livello critico senza precedenti, al punto che la libertà di stampa è ora considerata in una situazione "difficile" su scala globale. Sebbene tale concentrazione possa talvolta essere giustificata dalla necessità di sinergie economiche, diventa problematica quando porta a interferenze con l’indipendenza editoriale e il pluralismo dei media. In questo contesto, l’Italia si trova ad affrontare diversi fattori critici: concentrazione dei media – una manciata di grandi conglomerati, legati a importanti famiglie industriali o figure politiche, controlla la maggior parte dei media del Paese –, pressioni politiche e crisi economica la rendono uno dei casi più preoccupanti in Europa a questo riguardo. L’Italia presenta una situazione unica in questo senso: una confusione dei confini tra politica e media, in gran parte legata alla figura di Silvio Berlusconi. In questo campo sono urgentemente necessarie misure di salvaguardia relative all’indipendenza e alla regolamentazione della concentrazione dei media.

Per affrontare la questione, è urgente che l’Italia – e, più in generale, gli Stati membri dell’Unione europea – si conformino al diritto europeo, in particolare allo European Media Freedom Act (EMFA), la cui attuazione era prevista a partire dall’8 agosto 2025, una misura positiva per preservare e promuovere l’indipendenza e il pluralismo dei media all’interno dell’Unione europea. L'articolo 22 dell'EMFA impone agli Stati membri di regolamentare la concentrazione dei media nel rispetto del pluralismo e dell'indipendenza editoriale.

 

 

Il giornalismo italiano oggi si avvale di un'ampia forza lavoro composta da giornalisti sottopagati, con contratti precari o da freelance retribuiti con pochi euro ad articolo. Quali rischi comporta questa situazione per il giornalismo e la libertà di stampa? Quanto è grave la situazione?

 

La crescente precarietà delle condizioni di lavoro dei giornalisti in Italia comporta gravi rischi per la qualità del giornalismo e la libertà di stampa. Ma non si tratta solo di una questione sociale: ciò incide direttamente sul funzionamento della democrazia.

La crescente precarietà della professione giornalistica rende i giornalisti più vulnerabili alle pressioni (sia interne che esterne) e può portare alla necessità di produrre contenuti in fretta, anche a costo di trascurare il giornalismo d’inchiesta e le tematiche delicate. Questa concentrazione e il rischio di omogeneizzazione dell'informazione possono anche portare alla graduale scomparsa del giornalismo locale e/o specializzato.

La libertà di stampa non dipende solo dall'assenza di interferenze, pressioni politiche o mancanza di regolamentazione. Richiede anche le condizioni materiali che consentano ai giornalisti di lavorare liberamente e in buone condizioni. Se gran parte della professione è economicamente vulnerabile, questa libertà diventa "formale" ma non reale.

 

 

I giornalisti locali sono spesso quelli più esposti alle minacce. Ciò è particolarmente vero in Italia, dove la maggior parte delle minacce proviene dalla criminalità organizzata. Quali sono le implicazioni per il giornalismo derivanti dalla combinazione di minacce crescenti e crescente instabilità economica? Quali sono i rischi per la libertà di stampa, il diritto all’informazione e, in ultima analisi, la democrazia? E che cosa si può fare?

 

Essere un giornalista locale significa poter raccontare e indagare sui propri vicini, e questo comporta inevitabilmente mettersi in prima linea. Le fonti e i produttori delle notizie sono tutti essenzialmente basati nella stessa zona. Il giornalismo locale, per sua stessa natura, è un giornalismo messo alla prova.

Questa combinazione ostacola innanzitutto i giornalisti nello svolgimento della loro professione: intimidazioni e minacce portano molto spesso all'autocensura. In alcune regioni, come la Calabria e la Campania, i giornalisti hanno smesso di seguire le attività della ’Ndrangheta dopo aver ricevuto minacce dirette contro se stessi o le loro famiglie. E le redazioni, già in difficoltà finanziarie, non possono più permettersi di sostenere i costi per la sicurezza o le spese legali. Allo stesso tempo, potenti figure locali non esitano a ricorrere a cause legali pretestuose per mettere a tacere i media, logorandoli sia psicologicamente che finanziariamente.

In definitiva, il declino del giornalismo locale ha un impatto diretto sul funzionamento delle nostre democrazie. Senza informazioni affidabili e indipendenti e senza pluralismo dei media, i cittadini non sono in grado di formarsi un’opinione propria, cosa essenziale per partecipare pienamente al dibattito democratico. 

Esistono diversi punti su cui intervenire. Il primo è quello di rafforzare la sicurezza dei giornalisti, dato che circa una dozzina di giornalisti italiani vivono già sotto protezione permanente della polizia. Il governo italiano deve inoltre cambiare rotta: in primo luogo, ponendo fine a qualsiasi tentativo di limitare la libertà di stampa e, in secondo luogo, adeguandosi con urgenza alle normative europee. Innanzitutto, l’EMFA (riguardante la concentrazione e la tutela dei media di servizio pubblico). In secondo luogo, la direttiva europea anti-SLAPP, che deve essere recepita nel diritto nazionale di ciascuno Stato membro entro il 7 maggio 2026. Da un punto di vista economico, il governo italiano potrebbe impegnarsi a stanziare fondi pubblici specificamente destinati ai media locali più vulnerabili e lanciare un fondo di sostegno per il giornalismo d’inchiesta.

 

 

Quanto è importante oggi difendere la libertà di stampa? Che cosa possiamo fare – a livello di organizzazioni come RSF, della politica nazionale o sovranazionale e come singoli cittadini? Come possiamo salvare il giornalismo da questa crisi multilivello?

 

La libertà di stampa è uno dei principi fondamentali di tutte le democrazie: senza la sua garanzia e protezione, l’informazione indipendente e pluralistica scompare. Senza un’informazione indipendente e pluralistica, i cittadini non possono essere pienamente informati e partecipare al dibattito democratico quotidiano.

In un momento in cui la criminalizzazione del giornalismo rappresenta una delle minacce più gravi per le democrazie di tutto il mondo e l’uso strumentale delle azioni penali e dei procedimenti giudiziari sta riducendo lo spazio per la libertà di stampa, la soluzione è chiara: gli Stati, in particolare le democrazie, devono rendere la protezione dei giornalisti una priorità nelle politiche pubbliche e in quelle dell’azione giudiziaria, sia a livello nazionale che internazionale. Inoltre, alcuni Stati membri dell’Unione europea devono adeguare le loro leggi nazionali al diritto europeo in materia di libertà di stampa e diritto dei cittadini all’informazione.

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