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Itinerari | 02 maggio 2026 | 19:00

Uno scrigno nascosto del Parco del Gran Paradiso: un itinerario classico tra storia, devozione e paesaggi severi

Un'uscita nel cuore piemontese del Parco nazionale del Gran Paradiso: da Campiglia Soana al santuario di San Besso, dove si intrecciano ambienti alpini solitari, architetture di fede e memorie di montagna, nel silenzio del Vallone di Campiglia

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Piemonte
E (escursionistico)
700 m
2 h
Campiglia Soana (1350 m)
santuario di San Besso (2019 m)

da Ivrea, Chivasso o Torino, si deve raggiungere prima Courgnè, per poi entrare in Valle Orco fino a Pont Canavese, dove si svolta a destra per risalire la Valle Soana, superando Ronco Canavese e deviando a sinistra a Valprato Soana, per immettersi nel Vallone di Campiglia

Il Vallone di Campiglia si apre laterale e appartato rispetto alla Valle Soana, nel Canavese, quasi una piega nascosta tra le pieghe delle Alpi piemontesi. Ai piedi della poderosa Rosa dei Banchi, una successione di pendii erbosi, balze rocciose e conche glaciali raccontano una storia geologica antica e una frequentazione umana discreta ma tenace. In questa valle, il piccolo nucleo di Campiglia Soana, adagiato a 1350 metri di quota, rappresenta uno degli accessi più suggestivi al Parco nazionale del Gran Paradiso, lontano dai grandi flussi turistici, in un’atmosfera raccolta, fatta di pietra, legno e silenzi. Le montagne che circondano il vallone – dal profilo severo della Rosa dei Banchi fino alle dorsali meno note ma altrettanto selvagge – segnano un confine naturale e culturale. La presenza umana si è adattata nei secoli a condizioni difficili, lasciando tracce evidenti nei terrazzamenti, negli alpeggi e nei sentieri che ancora oggi guidano l’escursionista. Il Parco, istituito per proteggere ambienti e fauna alpina, custodisce anche questo patrimonio immateriale, coltivando un antico rapporto tra uomo e montagna. Ed è proprio lungo uno di questi itinerari storici che si sviluppa l’anello verso il santuario di San Besso, meta che unisce natura e spiritualità in modo quasi indissolubile. La partenza avviene proprio da Campiglia Soana, poche case, una manciata di borgate, e subito la sensazione di trovarsi sul margine di qualcosa di più vasto. La frequentazione storica è legata soprattutto alla pastorizia e alla transumanza, ma anche a una devozione radicata che ha trovato nel santuario uno dei suoi centri più significativi. Non si tratta di un luogo isolato solo geograficamente, ma anche uno spazio culturale, dove tradizioni e pratiche si sono conservate con una continuità sorprendente.


Il Vallone di Campiglia visto dalla Testa dell’Arietta. © Franco56

Natura, storia e spiritualità

La partenza dell’itinerario avviene dal parcheggio di Campiglia, da dove si segue la sterrata che penetra nel Vallone di Campiglia in direzione dell’Alpe d’Azaria. Superato il torrente Campiglia, si prosegue quasi in piano fino a poco prima delle Grange Cugnonà, svoltando a destra (chiare indicazioni) sul sentiero verso San Besso, il n° 625. Si inizia a salire subito in un rado lariceto, passando dai ruderi della Grangia Ca’ Nuova (1819 m), e oltre un tratto nel bosco si sale un valloncello che conduce alla Grangia Ciavanis (1876 m), proprio ai piedi dell’evidente rupe sotto la quale sorge il santuario. Ormai fuori dalla vegetazione, con un’ultima ripida salita, e continue e strette svolte con tratti lastricati, si vince l’ultimo strappo, con la vista che si apre sul Vallone di Campiglia, e si giunge, da ovest, a San Besso. L’arrivo è improvviso e scenografico, con l’edificio incastonato sotto la parete rocciosa, quasi protetto da una grande volta naturale. Il santuario, nella sua forma attuale, risale a epoche relativamente recenti, ma affonda le radici in una devozione molto più antica. La figura di san Besso – venerato come martire e protettore delle genti di montagna – è legata a una tradizione che si estende tra diverse vallate alpine, ma trova qui uno dei suoi luoghi simbolo più intensi. All’interno l’ambiente è semplice, quasi austero, ma carico di segni lasciati dai pellegrini: ex voto, immagini, piccoli oggetti che raccontano storie personali e collettive. Ancora oggi il santuario è meta di pellegrinaggi, in particolare durante la festa che si tiene il 10 agosto, quando le comunità della Valle Soana e della Valle di Cogne si ritrovano qui dopo lunghe salite, mantenendo viva una tradizione che ha attraversato secoli. Adiacente all’edificio religioso si trova il rifugio Giovanni Bausano, costruito nel 1951 dal Club alpinistico pontese, dopo aver ottenuto dal vescovo di Ivrea l’autorizzazione a trasformare in rifugio una stanza del fabbricato annesso al santuario. Inaugurato il 3 agosto 1952, dispone di soli 8 posti letto ed è chiuso e non gestito, va prenotato in anticipo.


Il santuario di San Besso protetto dalla rupe del Monte Fautenio. © LauroM

Tornando verso il basso

Per chi avesse ancora energie, la salita all’adiacente Monte Fautenio (o Fantono, 2072 m), lungo il versante settentrionale, rappresenta un’interessante variante. Non è una vetta particolarmente elevata, ma regala una prospettiva ampia e grandiosa sul vallone e sulle cime circostanti, in particolare sulla Rosa dei Banchi. Il percorso richiede attenzione a causa dei ripidi pendii erbosi e detritici, soprattutto negli ultimi tratti, ma non presenta difficoltà tecniche particolari. La sensazione, una volta in cima, è quella di trovarsi in un luogo sospeso, lontano da tutto, dove il silenzio diventa parte integrante dell’esperienza.
Per il rientro, invece, si può compiere un piacevole anello, scendendo a sinistra del santuario, verso est lungo un primo pendio di erba e massi, prendendo subito a destra (sudest) il sentiero n° 628 che scende in un solitario vallone. Si perde ripidamente quota seguendo il corso del rio Fantono, spesso asciutto in estate, superandolo e continuando a scendere su ripidi pendii erbosi, su traccia non sempre evidente. Ignorato il sentiero a sinistra che conduce alle Grange Fantono, si arriva ai primi alberi, tornando sul versante opposto del vallone per compiere un traverso discendente. Si supera una piccola area detritica, si giunge sui bei ripiani di Pugnon (1600 m circa), dove si prosegue sulla traccia principale (ancora n° 628) che continua a scendere per ripidi prati. Oltre una modesta fascia boscosa, presso una radura con un alpeggio nei pressi del rio Fanton, si può seguire una traccia sulla destra (ovest), non segnalata ma evidente, che in breve conduce al piccolo ponte poco sopra il parcheggio, sulla via dell’andata. In alternativa, si può continuare sul sentiero n° 628 che conduce direttamente alle case di Campiglia, poco a valle del parcheggio.
Camminare verso San Besso significa attraversare un territorio che conserva ancora una forte identità, dove ogni elemento – dal sentiero al santuario, alla croce di vetta – racconta una parte di una storia più grande. Riguardando verso l’alto, non si può non ripensare all’equilibrio tra gli elementi vissuto durante il cammino, tra natura, storia e spiritualità. Un’esperienza completa, che lascia spazio alla riflessione senza mai diventare introspezione. Ed è forse il valore più importante di questo anello sopra Campiglia: non tanto la meta, ma il percorso stesso, fatto di passi, di pause e di sguardi che lentamente costruiscono un legame con la montagna.

 

IL PERCORSO
Regione: Piemonte
Partenza: Campiglia Soana (1350 m)
Arrivo: santuario di San Besso (2019 m)
Accesso: da Ivrea, Chivasso o Torino, si deve raggiungere prima Courgnè, per poi entrare in Valle Orco fino a Pont Canavese, dove si svolta a destra per risalire la Valle Soana, superando Ronco Canavese e deviando a sinistra a Valprato Soana, per immettersi nel Vallone di Campiglia
Dislivello: 700 m
Durata: 2 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: percorrendo il Vallone di Campiglia. © Alberto Peracchio

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