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Itinerari | 19 aprile 2026 | 19:00

Dove il respiro del mare incontra la profondità dei boschi e la memoria di una cultura montana antica: tra castagneti secolari e paesi antichi nell'entroterra tra Imperia e Sanremo

Un itinerario ad anello che conduce alla scoperta di un paesaggio sorprendente. Da Ceriana fino alla Cima Furchè, poi verso il Monte Merlo, chiudendo un percorso vario e ricco di suggestioni

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Liguria
E (escursionistico)
750 m
2 h e 30 min/3 h
Ceriana (369 m)
Cima Furchè (1033 m)

dall’uscita di Arma di Taggia, sull’autostrada A10, si raggiunge la Statale 1bis (Aurelia bis), che si segue verso Sanremo, deviando poi a destra verso la Statale 1 e quindi per la Valle Armea, che si risale fino a Ceriana

Nel tratto di entroterra compreso tra Imperia e Sanremo, la Valle Armea si insinua con discrezione tra rilievi che raramente superano quote elevate, ma che custodiscono una sorprendente varietà di ambienti. Qui la montagna ligure assume un carattere peculiare: non la verticalità drammatica delle Alpi, ma una successione di dorsali morbide, segnate da incisioni vallive profonde, dove il mare resta sempre vicino, anche quando scompare alla vista. È in questo contesto che si colloca Ceriana, borgo arroccato e compatto, quasi nascosto tra le pieghe del territorio, punto di partenza di un itinerario che racconta molto più di quanto le altitudini possano suggerire. Il piccolo paese è un esempio emblematico di questo rapporto tra uomo e ambiente: noto per la sua struttura urbana intricata e per le tradizioni musicali legate alle confraternite, conserva un’identità forte, radicata nella storia rurale e religiosa della Liguria interna. Le sue strade coperte, i passaggi voltati, le piazzette improvvise, raccontano di una comunità che ha saputo adattarsi a uno spazio limitato, sfruttando ogni metro disponibile. Intorno al paese, castagneti secolari testimoniano un’economia basata sulla raccolta e trasformazione delle castagne, alimento base fino a tempi relativamente recenti. Ancora oggi si possono osservare i resti dei "seccatoi", piccoli edifici in pietra dove i frutti venivano essiccati lentamente, e i terrazzamenti che modellano i versanti. È da questo intreccio di natura e cultura che prende avvio l’anello verso la Cima Furchè e il Monte Merlo, un percorso che non è soltanto escursionistico, ma anche profondamente narrativo, capace di restituire il senso di un territorio vissuto e trasformato nel tempo.


Il borgo storico di Ceriana, in Valle Armea, punto di partenza dell’itinerario di salito alla Cima Furchè. © Uffe Safeldt

Salendo tra antichi boschi

Lasciato il centro di Ceriana, che merita almeno una visita, in direzione di Bajardo, dopo meno di un chilometro, presso la chiesetta di San Domenico, si prende a destra una cementata interpoderale, lunga e con diverse diramazioni, che guadagna quota tra le fasce terrazzate e i primi nuclei di castagni. La salita iniziale è graduale ma costante, accompagnata dal mutare progressivo dell’ambiente: gli olivi lasciano spazio a un bosco più fitto, dove la luce filtra in modo diverso e il suolo si fa più morbido, coperto da foglie e ricci. È un tratto che invita a rallentare, non tanto per la difficoltà, quanto per la ricchezza di dettagli: muretti a secco, canalette, antichi percorsi lastricati che raccontano di un uso quotidiano, ben lontano dalla dimensione escursionistica odierna. Il cemento finisce e la strada spiana, per riprendere a salire dopo una breve discesa, quindi si supera la fontana del Prudente, ultima possibilità di rifornimento di acqua. Si attraversano ampie porzioni di castagneto, dove alcuni esemplari colpiscono per dimensioni e vetustà, veri monumenti vegetali che parlano di secoli di cura e sfruttamento. In autunno, questo tratto deve assumere un carattere ancora più suggestivo, ma anche nelle altre stagioni mantiene un fascino particolare, fatto di silenzi e di una omogeneità cromatica che invita alla contemplazione. Superata una zona più aperta, dove il bosco si dirada, si raggiungono alcune costruzioni isolate, testimonianze di una frequentazione agrosilvopastorale ormai limitata. Qui il panorama comincia ad aprirsi, e lo sguardo può finalmente abbracciare la valle sottostante, con Ceriana che appare come un agglomerato compatto, quasi incastonato tra i rilievi. È uno di quei momenti in cui si percepisce chiaramente la relazione tra il borgo e il suo territorio, fatta di prossimità ma anche di fatica. Proseguendo dritto, la sterrata si stringe e diventa un comodo sentiero, che conduce direttamente, con diversi tornantini, a un quadrivio proprio sul crinale. Poche centinaia di metri, verso destra, e si raggiunge un’altra sterrata, che conduce direttamente alla boscosa Cima Furchè (1033 m), mentre il sentiero che corre a destra porta a un celebre esemplare di castagno secolare, conosciuto castagno di Tumajin. La vetta, pur non essendo particolarmente elevata ed evidente, offre una visione ampia, nonostante la vegetazione che la ricopre, che spazia verso il mare e verso l’interno, in direzione delle valli più profonde. Qui si coglie pienamente la peculiarità dell’entroterra ligure: un territorio che, pur senza grandi altitudini, riesce a offrire sensazioni di apertura e di distanza.


Il castagno secolare che s’incontra nei pressi del crinale tra Cima Furchè e Monte Merlo. © TureNat

Sul crinale

Dalla Cima Furchè, l’itinerario continua in direzione del Monte Merlo, seguendo un crinale che rappresenta uno dei tratti più interessanti dell’intero anello. Qui il paesaggio cambia ancora: il bosco lascia spazio a brevi tratti più aperti, con vegetazione bassa e scorci panoramici che si alternano agli alberi. Il sentiero segue con logica la linea di cresta, senza difficoltà tecniche, ma con qualche saliscendi che richiede un minimo di attenzione e di gestione delle energie. Raggiunto un bivio, si prosegue dritto fino al Monte Merlo (1014 m), meno evidente della Cima Furchè ma altrettanto significativo nel contesto del percorso, offre una prospettiva diversa, più orientata verso l’interno. Da qui si possono intuire le connessioni tra le diverse valli e i percorsi che, un tempo, rappresentavano vere e proprie vie di comunicazione tra comunità. È facile immaginare come questi crinali fossero attraversati non per piacere, ma per necessità, in un sistema di relazioni che oggi appare lontano, ma che ha lasciato tracce evidenti nel territorio. 
Per la discesa verso Ceriana, si torna al bivio e si prende a sinistra, perdendo ripidamente quota nel bosco. Anche in questo tratto i castagneti tornano protagonisti, ma con una luce diversa, spesso più radente, che mette in risalto le forme dei tronchi e la struttura del sottobosco. Si incontrano nuovamente segni della presenza umana, ruderi, muretti, piccoli pianori che suggeriscono antiche attività agricole o pastorali. È un tratto che invita a chiudere l’anello con calma, lasciando sedimentare le impressioni accumulate lungo il percorso.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Liguria
Partenza: Ceriana (369 m)
Arrivo: Cima Furchè (1033 m)
Accesso: dall’uscita di Arma di Taggia, sull’autostrada A10, si raggiunge la Statale 1bis (Aurelia bis), che si segue verso Sanremo, deviando poi a destra verso la Statale 1 e quindi per la Valle Armea, che si risale fino a Ceriana
Dislivello: 750 m
Durata: 4/5 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: vista verso il mare dai pendii che salgono alla Cima Furchè. © Uffe Safeldt

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